Farmaci generici e biosimilari 2020: +0,3% i primi, + 10,4% i secondi

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Lo scorso anno, stando al rapporto Egualia, i farmaci generici hanno sperimentato una timida crescita: +0,3% in farmacia, +0,2% in ospedale. Boom per il consumo di biosimilari che segnano un +10,4%: 5 molecole hanno superato i corrispettivi originator

Lo scorso anno nel nostro Paese è stata registrata una timida crescita del mercato dei farmaci generici equivalenti: + 0,3% in farmacia e +0,2% a livello ospedaliero rispetto al 2019. Boom dei biosimilari, che hanno segnato un +10,4%. Sono questi i principali dati emersi dal Rapporto Egualia 2020.

La vendita dei farmaci generici in farmacia

Rispetto ad un totale di 1,7 miliardi di confezioni di farmaci venduti nel canale farmacia, i generici-equivalenti rappresentano: il 19,9% delle vendite di farmaci di classe A; il 2,3% delle vendite di farmaci di classe C; lo 0,3% di vendite di prodotti appartenenti all’area dell’automedicazione. Per quanto attiene al valore, l’82% del giro d’affari del comparto si è concentrato sui farmaci di classe A (16% di classe C; 2% dell’area dell’automedicazione); del resto, ben l’89% delle confezioni di farmaci generici equivalenti vendute è classificato come farmaco di classe A, cioè interamente rimborsabile dal sistema sanitario nazionale.

Farmaci generici e quota di mercato

Nel corso del 2020, i farmaci generici-equivalenti hanno rappresentato il 22,46% del mercato, collocandosi allo stesso livello dei farmaci a brevetto scaduto, al 24,38%. Il restante 53,16% è stato coperto dai farmaci esclusivi, protetti da brevetto o senza un corrispondente generico.
Rispetto al segmento dei farmaci fuori brevetto, generici e a brevetto scaduto, i generici-equivalenti hanno assorbito il 30% del mercato, rispetto al 70% detenuto dai brand a brevetto scaduto. Il 2020 ha confermato una grande variabilità territoriale nel consumo di questa tipologia di farmaci con il Nord al primo posto sia come percentuale di consumi che di valore (39,7% di unità, 29,7% di valori), seguito dal Centro (27,5% unità, 22,6% valori) e dal Sud (22,7% unità, 18,7% valori).

Il mercato 2020 dei biosimilari

Lo scorso anno i biosimilari hanno sperimentato un’autentica impennata, con un + 10,4% e una quota di mercato che ha raggiunto il 35% (era al 30% nel 2019). Gli originator detengono ancora il 65% del mercato, concentrata essenzialmente su 15 molecole: Adalimumab, Bevacizumab, Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina Alfa, Infliximab, Insulina glargine, Insulina Lispro, Pegfilgrastim, Rituximab, Somatropina, Teriparatide e Trastuzumab. In calo netto gli altri biologici: -13,9%.
Nel corso del 2020 inoltre, cinque molecole hanno mostrato il sorpasso dei biosimilari sugli originator: Filgrastim, Rituximab, Infliximab, Epoetine e Adalimumab.
Per quanto attiene ai consumi dei biosimilari, anche qui il consumo maggiore è stato riscontrato nelle regioni del Nord, in primis Valle D’Aosta e Piemonte. A seguire, Marche, Emilia Romagna, Basilicata e Toscana. Tutte le Regioni hanno adottato delibere prescrittive per il biologico a minor costo, ad eccezione dell’Abruzzo, dell’Umbria, dell’Emilia e della Liguria.

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