Farmaci online, i consumatori sanno cosa acquistano?

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Solo lo 0,6% dei farmaci venduti online è legale, ma la percezione del rischio tra chi li acquista è molto bassa. È necessaria una forte comunicazione sul tema.

A poco meno di un anno dal regolamento per la vendita online da parte delle farmacie di SOP e OTC e a circa quattro mesi dal reale inizio del processo, tiriamo le somme.

internet

Secondo i dati raccolti dal Ministero attualmente hanno fatto la richiesta e ottenuto l’autorizzazione per la vendita online 166 farmacie e 24 parafarmacie, ovvero meno dell’1% degli esercizi totali italiani. Sul podio il Piemonte con 44 farmacie e 7 parafarmacie che hanno attivato il servizio, seguito da Campania (23 farmacie e 2 parafarmacie) e Lombardia (20 ed 1, rispettivamente).

In alcune regioni non è stata ancora rilasciata alcuna autorizzazione alla vendita di farmaci online: si tratta di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Sicilia e della provincia autonoma di Trento. In questi casi, si potrebbe non trattare di uno scarso interesse degli esercizi a iniziare questo cammino, ma di una difficoltà oggettiva a richiedere l’autorizzazione alla regione di appartenenza: «Purtroppo devo dire che si tratta di una notizia attesa – spiega Pasquale Marzano, Ceo di Farmacia.it – perché il governo ha consentito a ogni regione di organizzarsi in modo diverso per il rilascio delle autorizzazioni».

Il mercato illegale

Nel nostro Paese solo il 0,6% dell’offerta internet è legale. Questo è uno dei dati che sono stati presentati durante la conferenza stampa dell’AIFA sui progetti Fakeshare I e II lunedì scorso, due campagne d’informazione e sensibilizzazione sui rischi legati all’acquisto dei farmaci attraverso canali illegali.

L’evento è stato anche l’occasione per presentare i dati di una recente survey condotta da AIFA e La Sapienza di Roma, in cui sono state indagate le variabili psicologiche che inducono all’acquisto online.

Chi si rivolge a internet acquista prevalentemente sostanze che si rivolgono alla sfera sessuale, dimagranti e steroidi. Ma oltre alle categorie per cui l’utente potrebbe trovare imbarazzo a chiedere al proprio medico e al proprio farmacista, secondo l’indagine, anche i farmaci per l’influenza sono acquistati frequentemente su internet. «Che il percorso di acquisto attraverso certi canali sia illegale i consumatori lo sanno, ma quello che assolutamente sottostimano è il rischio legato all’assunzione di tali composti, che, se si è fortunati, non contengono nulla, ma in alcuni casi possono anche essere mortali» ha spiegato Luca Pani, direttore dell’AIFA.

«Dalla ricerca, ha affermato Il Direttore dell’Ufficio Qualità dei Prodotti e Contraffazione AIFA, Domenico Di Giorgio – è emerso che la percentuale di persone che si dichiarano favorevoli all’acquisto di farmaci attraverso canali Internet è elevata (40,74%)

La percentuale di acquirenti di farmaci tra gli internauti intervistati è estremamente alta: il 25%. «Sono numeri molto elevati e non proporzionati alla storia legata agli acquisti online in genere del nostro Paese» ha commentato Di Giorgio. Secondo Pani: «Siamo di fronte a numeri allucinanti per un Paese con un accesso ai farmaci come il nostro.» Per questo è nata la campagna di comunicazione realizzata nell’ambito di Fakeshare, un progetto europeo di cooperazione e intelligence per il contrasto alla vendita online di medicinali illegali o contraffatti attraverso farmacie Web o rivenditori non autorizzati.

I messaggi sono stati sviluppati partendo da casi reali, secondo un approccio “science based”, e sono confluiti in un video.

Il ministero definisce i ruoli

Una circolare del Ministero diramata un paio di settimane fa mira a fare chiarezza sui ruoli nella vendita online dei farmaci SOP e OTC. Il punto centrale su cui il dicastero vuole calcare la mano è che la farmacia può vendere solo farmaci già in suo possesso, con codice univoco del distributore e stoccati nel suo magazzino. I venditori all’ingrosso, di conseguenza, non possono effettuare vendita online.

Solo il sito registrato sul portale del Ministero e autorizzato dalla regione può vendere: non si possono usare siti Web intermediari, piattaforme per l’e-commerce (marketplace) oppure applicazioni “mobile” per smartphone o tablet.

Infine, non sono ammessi sconti sui soli prodotti venduti online: i prezzi devono essere gli stessi di quelli praticati nella sede fisica.

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