Si è concluso con successo il convegno formativo “La dimensione bio-psicosociale del dolore: strumenti per il farmacista nella lettura e gestione del paziente con dolore” che la Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS ha scelto di proporre ai farmacisti all’interno del ricco programma di Cosmofarma Exhibition 2026.
Quest’anno la Fondazione ha deciso di parlare ai farmacisti di dolore perché chiunque lo provi sta vivendo un disagio, sia esso di natura fisica o emotiva, che il farmacista può intercettare e contribuire a risolvere. Con questo chiarimento aprono i lavori di aggiornamento ECM Emanuela Ambreck, responsabile dei progetti sanitari della Fondazione Francesca Rava ed Elena Vecchioni, presidente di Federfarma Verona e da anni volontaria della Fondazione.
Mario Vitale, primario di Neurochirurgia, Ospedale Santa Maria di Rimini, e Andrea Panìco, psicoanalista e psicoterapeuta, fondatore di Telemaco Jonas Milano, hanno affrontato il tema sotto aspetti diversi, offrendo ai farmacisti strumenti concreti per riconoscere i bisogni della persona e orientarla nel percorso terapeutico superando anche gli eventuali ostacoli, inerzie o carenze che possa incontrare all’interno del complesso percorso di cure all’interno del sistema sanitario.
È importante capire se le terapie proposte non stanno risolvendo il problema e sono inappropriate e, in casi simili, aiutare a cercare nuove strade, nuovi punti di accesso che offrano maggiore competenza, senza mai abbandonarsi all’accettazione di un dolore che compromette la speranza e spegne la vita.
«In particolare non bisogna rinunciare a ottenere risultati efficaci contro il dolore per il solo fatto che il paziente è anziano. Lasciarlo in preda al dolore, magari a letto, corrisponde a una condanna a morte – afferma Vitale -. Un altro obbligo morale e professionale del farmacista è quello di vigilare su una giusta aderenza alla terapia farmacologica poiché terapie sotto dosate risultano inefficaci».
Il dolore ha diversa natura e svariate cause. Può essere acuto o cronico, lieve o intenso, continuo o intermittente, a volte insopportabile. È sempre un cattivo compagno di vita. I relatori hanno proposto una lettura integrata del dolore che coniuga aspetti clinici, emotivi e relazionali, evidenziando la necessità di un approccio multidisciplinare all’interno del quale la farmacia è presidio di prossimità cruciale e il primo punto di ascolto del paziente.
Per combattere in modo efficace il dolore fisico occorre selezionare l’antidolorifico con la giusta indicazione, dosarlo in modo corretto, prevedere l’intervento dello specialista, del centro di terapia del dolore quando il dolore diventa ingestibile o del neurochirurgo, se utile.
Molto diverso l’approccio al dolore psichico ed emotivo che spesso deriva da una incapacità di fermarsi all’interno di un mondo sempre più veloce pieno di persone che hanno perso il senso della vita, spiega Panìco. «Questa impossibilità di fermarsi si è trasformata nel suo rovescio: ha bloccato la vita, ha immobilizzato l’esistenza. Il ricorso alla farmacoterapia nel dolore dell’anima (con ansiolitici, antidepressivi o antipsicotici) può risultare utile ma è un facilitatore di un percorso di guarigione che deve essere di altra natura. È come un paio di scarpe più comode per affrontare il cammino. Il rischio è quello di confondere il paio di scarpe con il cammino, di confondere il farmaco in quanto tale con la guarigione» aggiunge.
Al netto del fatto che ci sono dei casi clinici che necessitano di prendere dei farmaci tanto quanto un diabetico necessita di prendere l’insulina, continua, «occorre affiancare un percorso di terapia psicologica che eviti il rischio di sviluppare un altro problema: quello della dipendenza dal farmaco stesso». Panìco raccomanda ai farmacisti di vigilare sul possibile abuso di psicofarmaci che rischia di silenziare il desiderio individuale e la sofferenza dell’anima.
La farmacia moderna è un presidio fondamentale per l’ascolto e l’accoglienza delle fragilità umane che va ben oltre al ruolo originario di centro di distribuzione del farmaco. È un presidio fondamentale per l’ascolto e l’accoglienza delle fragilità umane in cui la competenza sul farmaco si unisce alla sensibilità verso il disagio profondo che una persona può manifestare, specialmente nelle nuove generazioni, e si attiva per aiutare in ogni modo ad alleviare le sofferenze, siano essere di natura fisica o emotiva.


