Lo spazzolino
Lo spazzolino è lo strumento di salute orale per eccellenza ma oggi paga un’informazione ancora troppo poco approfondita, interpretazioni sbagliate ed errori. Basti pensare a quello che dovrebbe essere il suo effettivo scopo. «Molti sono convinti che rimuova la placca: in realtà, si tratta di una disgregazione meccanica di placca e tartaro. Solo insieme all’effetto della chimica, quindi del dentifricio, riesce a raggiungere il suo obiettivo». Ancora: meccanica e chimica, in sinergia.
Lo stesso discorso, sfortunatamente, oggi vale anche per la sua sostituzione. C’è chi lo cambia con regolarità e metodicità e chi invece tende a dimenticarsene, sottovalutando i rischi connessi all’uso eccessivo e all’incuria di uno strumento che finisce direttamente nel cavo orale.
La statistica ricordata a questo proposito dal dottor Marcelletti non rassicura: a livello nazionale, il numero di spazzolini venduti corrisponderebbe a circa un prodotto per ogni soggetto l’anno. «È chiaro che c’è un problema di fondo. Oggi lo spazzolino è uno strumento fondamentale per una buona salute orale ma non viene cambiato con la giusta costanza: sappiamo, infatti, che una volta ogni mese, o al massimo due, andrebbe sostituito».

In casi come questi, soggetti che soffrono di infiammazioni gengivali o afte, che non cambiano lo spazzolino e non lo proteggono dall’ambiente esterno, rischiano seriamente di avere tra le mani – e in bocca – un efficacissimo veicolo di sovrainfezioni.
Identikit dello strumento corretto
Al di là di cosa non fare con lo spazzolino, è bene anche sapere come riconoscere il presidio corretto e quali sono le sue caratteristiche imprescindibili. Tra queste, la morbidezza e una testina ricca di setole. «Ogni testina dovrebbe essere composta da 4-5000 setole, o anche di più, tutte compatte – prosegue Marcelletti -. Questo permette di pulire in maniera efficace i denti senza però risultare aggressiva sulla superficie del dente e sulla gengiva».
Lo spazzolino duro agisce in maniera traumatica, aumentando il rischio di sanguinamento e di gengivite che, in molti casi, è l’anticamera di una ben più grave parodontite. Una testina rigida rischia di provocare danni anche al dente stesso, innescando un processo di demineralizzazione o di abrasione della forma superficiale: circostanze che spianano la strada a placca, tartaro o carie.
Altra peculiarità è la dimensione, che non deve essere eccessiva. Per una buona salute orale, infatti, la testina deve essere corta: «Permette di indirizzare meglio la pulizia e di andare bene in tutti gli spazi. Se è lunga, la pulizia tende ad essere un po’ più grossolana».
Meccanica d’utilizzo
Parlando di meccanica, si aprono diverse questioni. Una, per esempio, riguarda il tempo che è bene dedicare al lavaggio dei denti e la modalità più efficace per eseguire tale azione. Secondo il dottor Marcelletti, il tempo di lavaggio solitamente consigliato è di due minuti, pari a circa 30 secondi per ciascuna metà delle due arcate.

I denti devono essere poi passati uno per uno, sia la parte anteriore che la parte posteriore. C’è però un rischio. «Oggi ci convinciamo di dover essere sempre occupati e di non avere tempo da perdere, e quindi può capitare che ci si lavi i denti mentre con una mano si regge lo smartphone. Si tratta di un’abitudine profondamente sbagliata: al di là del fatto che la meccanica della pulizia ne risente perché non si è concentrati da eseguire perfettamente la pulizia, va detto che distrarsi mentre ci si lava i denti rende più facile creare delle lesioni a livello della mucosa. Anche se si utilizza uno spazzolino morbido e adeguato».
A proposito di meccanica, è interessante poi anche il confronto tra uno spazzolino manuale, uno elettrico rotoscillante o sonico. Al netto della propria esperienza, Marcelletti è ormai convinto che non sia una questione di meglio o peggio quanto, piuttosto, di preferenza.
Lo spazzolino elettrico, di fatto, è un dispositivo più evoluto di quello manuale ma va sempre lasciata l’opportunità di scelta all’utente finale. «C’è chi preferisce affidarsi a uno strumento come lo spazzolino elettrico che tende a fare parte del lavoro e chi preferisce la meccanica tradizionale, che lo fa sentire più tutelato e sicuro, perché può decidere come imprimere la forza nella pulizia del dente. Resta il fatto che bisogna saper effettuare uno spazzolamento corretto. Io ritengo che sia giusto lasciare a ognuno la meccanica che preferisce, coerentemente con le indicazioni di dentisti o igienisti dentali».
Parliamo di scovolini
Lo scovolino è uno strumento funzionale alla pulizia degli spazi interprossimali tra un dente e l’altro, ovvero la zona in cui è maggiore la probabilità che si accumulino placca e tartaro, e rappresenta uno strumento aggiuntivo rispetto alla famosa triade di valore fatta da collutorio, dentifricio e spazzolino.
Proprio perché rappresenta una pratica apparente supplementare e non complementare, ha spiegato Marcelletti, oggi lo scovolino sconta qualche difficoltà in più in termini di diffusione. «Ciò che sta aiutando a rompere un po’ questo muro sono i picks, ovvero strumenti intermedi tra uno scovolino e l’impiego del nulla, che possono rappresentare una soluzione comoda, atraumatica e igienica».
Comunicazione
Molte volte, la conoscenza da sola non è sufficiente se non viene accompagnata dalle parole giuste: se non viene, cioè, veicolata nel modo più efficace per il proprio target. Ecco perché, secondo il dottor Marcelletti, ogni farmacista che apra le porte del proprio presidio alla salute orale dovrebbe fornire un tipo di consiglio scalabile: di fatto, ha spiegato, più strumenti si utilizzano, più si ha la competenza nell’utilizzo degli stessi e maggiori saranno i risultati per entrambi gli attori in gioco.
«Il primo aspetto per poter fare una consulenza di qualità e aumentare le vendite dei prodotti è la formazione – sottolinea, nuovamente, Marcelletti -. Ovvero, avere coscienza di quello che si ha e di come veicolarlo. Il rischio dell’opposto è fare peggio e subire un effetto boomerang: dare il prodotto sbagliato e perdere credibilità da parte del cliente».

Il segreto poi non così tanto segreto per rendere la comunicazione dell’Oral Health efficace, si nasconde in bella vista sugli scaffali. «L’esposizione è decisiva. Lo scaffale deve essere sempre molto ordinato e organizzato, per due motivi. Sicuramente rende libera la presa e quindi agevola la scelta dell’utente finale. Siccome sappiamo che la salute orale in farmacia è come un ballo a due che coinvolge tanto il paziente quanto, appunto, il professionista, l’esposizione è un’alleata anche per il farmacista che, se accanto al collutorio trova anche il dentifricio adeguato, ha possibilità di consigliare un prodotto in più. E il paziente di acquistare un prodotto in più per la propria salute».
Altre strategie comunicative utili sono, per esempio, la disposizione della gamma di scovolini, che andrebbero ordinati per dimensioni dal più piccolo al più grande così da veicolare bene il consiglio attraverso l’ampiezza della gamma. Senza dimenticare altri piccoli strumenti come le fidelity card, i reminder di prevenzione o le azioni di rottamazione degli spazzolini.
In un contesto come quello della salute orale in farmacia, in cui prevenzione, formazione e consulenza assumono un valore sempre più centrale, spazzolini e scovolini acquistano una forma nuova: non rappresentano più semplici prodotti da scaffale ma strumenti imprescindibili attraverso cui la farmacia può costruire relazione, educazione (sanitaria e non solo) e salute a 360°.

