I farmacisti e la gestione dei pazienti cronici

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Il crescente invecchiamento della popolazione dei paesi sviluppati pone ogni giorno governi e autorità sanitarie davanti a nuove sfide per individuare gli interventi migliori per la gestione dei pazienti cronici, spesso individuati negli anziani e nei soggetti più deboli.

farmacista e anziana paziente

Le politiche sanitarie che mettono “il paziente al centro” sono tradizionalmente centrate sulla figura del medico, e sempre più si vanno diffondendo modelli di gestione della cronicità che prevedono presidi sanitari diffusi sul territorio, che agevolino l’accesso alle cure H24 e riducano il ricorso al pronto soccorso come riferimento primario in caso di necessità. Un imprescindibile presidio sul territorio in tema di salute dei cittadini è però da sempre anche la farmacia e il ruolo di aggregazione sociale spesso svolto dal farmacista.

Un recente articolo pubblicato sugli Annals of Internal Medicine getta una nuova luce sul ruolo che anche i farmacisti potrebbero giocare nel supportare modalità più sostenibili di gestione dei pazienti cronici.

Il team di ricercatori, coordinato dal docente di Medicina interna della Minnesota Medical School, Timothy Wilt, ha condotto una review su 63 studi di letteratura riferiti al territorio degli Stati Uniti, per un totale di oltre 33 persone appartenenti a 65 diverse tipologie di pazienti che richiedono un monitoraggio periodico di parametri importanti per valutare il decorso della malattia. La review non ha incluso gli studi riferiti alle farmacie al dettaglio, ma solo quelli riferiti a persone che risiedono in comunità.

Secondo i risultati della review, che si proponeva di determinare i pro e i contro di un ruolo attivo dei farmacisti nella gestione dei pazienti cronici abitanti in comunità, il coordinamento degli interventi da parte del farmacista potrebbe andare soprattutto nel senso di una migliore compliance ai controlli periodici dei valori di glucosio, colesterolo e pressione sanguigna.

Lo studio non ha evidenziato differenze significative rispetto a modalità d’intervento più tradizionali: il numero di visite ambulatoriali o al pronto soccorso, di ricoveri o di aderenza alla terapia si sono dimostrati simili. La ricerca ha anche rilevato il ricorso a un maggior dosaggio o a un maggior numero di farmaci somministrati ai pazienti sotto il controllo dei farmacisti, un dato che secondo i ricercatori merita un futuro e più dettagliato approfondimento. La review fornisce un punto di vista ancora limitato sul possibile ruolo che potrebbero svolgere i farmacisti, in quanto gli studi esaminati erano tra loro eterogenei, di breve periodo e mirati a identificare esiti fisiologici intermedi piuttosto che endpoint clinici veri e propri.

Secondo gli autori, la nuova legislazione sanitaria americana in discussione al Congresso potrebbe in futuro dare maggior risalto alla figura del farmacista, soprattutto nelle comunità di adulti prive di un numero di medici sufficiente. In quest’ottica, suggersice l’articolo, il farmacista potrebbe diventare un provider sanitario e partecipare alle politiche di rimborso previste dal sistema Medicare; i nuovi compiti potrebbero includere la valutazione della salute e il consiglio su come gestire al meglio le patologie croniche, fino al limite teorico di prescrivere farmaci o esami.

Greer, J. Bolduc, E. Geurkink, T. Rector; K. Olson, E.Koeller, R. MacDonald, T. J. Wilt, Pharmacist-led chronic disease management: A systematic review of effectiveness and harms compared with usual care, Annals of Internal Medicine. published online 26 April 2016 doi:10.7326/M15-3058

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