Oggi, 24 luglio, si celebra la Giornata internazionale della cura di sé (International Self-Care Day), un’iniziativa riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che richiama l’attenzione sull’importanza dei comportamenti quotidiani che contribuiscono a mantenere e promuovere la salute.

La giornata è promossa a livello internazionale dalla International Self-Care Foundation (ISF), un’organizzazione indipendente che collabora con governi, industrie del settore sanitario, professionisti della salute e cittadini per favorire l’integrazione della cura di sé nei sistemi sanitari nazionali. Il messaggio è chiaro: un individuo informato e responsabile della propria salute è una risorsa preziosa per l’intera società.

Gran parte di ciò che mantiene le persone in salute avviene ben prima dell’accesso ai servizi sanitari, attraverso le scelte e i comportamenti adottati ogni giorno. Nel 2026, la campagna pone al centro questo concetto, riconoscendo la cura di sé come un pilastro della prevenzione: concorre a prevenire l’insorgenza delle malattie, ne agevola la diagnosi precoce, migliora la qualità della vita e riduce il ricorso a interventi sanitari non necessari.

Modelli di cura di sé: una panoramica

Esistono diversi modelli di cura di sé. I Sette Pilastri della Cura di Sé (Seven Pillars of Self-Care) dell’International Self-Care Foundation (ISF) rientrano tra i più citati (1). Questo modello descrive sette elementi della cura di sé a livello individuale:

  • conoscenza e alfabetizzazione sanitaria
  • benessere mentale
  • attività fisica
  • alimentazione sana
  • prevenzione dei rischi
  • buona igiene
  • uso razionale di prodotti e servizi.

L’approccio si basa sul presupposto che esistano diverse tipologie di attività e modalità di accesso alla cura di sé, e che un comportamento salutare possa influenzarne altri. I Sette Pilastri della Cura di Sé sono inclusi in un quadro più ampio, denominato Matrice della Cura di Sé (Self-Care Matrix). Tale quadro identifica quattro dimensioni (attività, comportamenti, contesto e ambiente) articolate su tre livelli: micro (centrato sulla persona, comprendente i Sette Pilastri della Cura di Sé), meso (centrato sull’individuo, sulla rete sociale e sul paziente) e macro (centrato sul sistema). La matrice include, inoltre, tutti gli stakeholder coinvolti nella cura di sé e nella sua erogazione.

Gli interventi di cura di sé costituiscono strumenti in grado di responsabilizzare gli individui (a livello micro) e le comunità (a livello meso) nel loro percorso di cura di sé. Esistono diverse tipologie di interventi di cura di sé, tra cui farmaci, servizi di consulenza o tecnologie digitali. Questi possono essere utilizzati, integralmente o parzialmente, al di fuori dei servizi sanitari formali e applicati con o senza la supervisione diretta di operatori sanitari.

Un’efficacia a 360°

Il rapporto Global Social and Economic Value of Self-Care 2.0 dimostra che la cura di sé è efficace in tutte le fasi del percorso di salute.

A livello individuale, semplici azioni possono generare effetti positivi a lungo termine. I prodotti per la cura personale di uso quotidiano, se utilizzati con costanza, prevengono le malattie, riducono i costi e migliorano la qualità della vita per l’intera collettività. Un’abitudine quotidiana, come lavarsi i denti con un dentifricio al fluoro, può ridurre la carie e aiutare a prevenire altre condizioni evitabili.

A livello comunitario, la cura di sé estende la prevenzione a comunità che i sistemi sanitari formali non sempre raggiungono. Favorisce il riconoscimento precoce delle malattie e il conseguente trattamento tempestivo, creando nuovi percorsi verso l’assistenza professionale. Dai sali per la reidratazione orale all’accesso alle farmacie, la cura di sé può raggiungere le persone in modo tempestivo e colmare il divario tra bisogno e assistenza.

A livello di sistema, la cura di sé riduce le consultazioni non necessarie e contribuisce a preservare la limitata capacità dei servizi sanitari, consentendo agli operatori di concentrare le risorse sui casi che richiedono assistenza clinica.

Farmacia: porta d’accesso alla cura di sé

L’OMS fornisce un’ampia definizione di cura di sé, secondo la quale “la cura di sé è la capacità di individui, famiglie e comunità di promuovere la salute, prevenire le malattie, mantenere la salute e affrontare malattie e disabilità con o senza il supporto di un operatore sanitario”.

L’OMS e la Federazione Internazionale Farmaceutica (FIP) hanno riconosciuto la crescente importanza della cura di sé e degli interventi di cura di sé nel contesto della pratica farmaceutica.

Una dichiarazione programmatica della FIP pubblicata nel 2017 intitolata “La farmacia come porta d’accesso alla cura: aiutare le persone verso una salute migliore”, ha incoraggiato i governi, le organizzazioni farmaceutiche e i farmacisti a promuovere l’adozione degli interventi di cura di sé.

Un altro rapporto della FIP del 2022 ha suggerito che “la cura di sé comprende un’ampia gamma di aree in cui gli individui possono essere proattivi nel sostenere, migliorare e gestire la propria salute e il proprio benessere, che vanno dalla promozione della salute, alla prevenzione e gestione delle malattie, fino all’automedicazione. È fondamentale che gli individui siano dotati delle conoscenze e delle capacità per comprendere appieno e prendersi cura della propria salute in modo autonomo”.

Rispetto ad altri professionisti sanitari, i farmacisti di comunità si trovano in una posizione privilegiata per fornire supporto e consulenza al pubblico. La combinazione di capillarità sul territorio e accessibilità consente alla maggior parte dei cittadini di accedere facilmente a una farmacia, dove è possibile ricevere consulenza professionale su richiesta.

I farmacisti di comunità godono di un elevato livello di fiducia da parte del pubblico nella loro capacità di fornire consigli sui farmaci da banco. I farmacisti sono quindi in grado di facilitare la cura di sé e l’automedicazione dei cittadini, un aspetto che merita di essere ulteriormente valorizzato. Identificare chiaramente questa componente all’interno dei servizi può contribuire ad accrescere la consapevolezza tra i pazienti, i decisori politici e gli enti regolatori del settore sanitario.

Note

1. Noelia Amador-Fernandez, Shane Desselle, Victoria García-Cárdenas, Sarah Dineen-Griffin, Shalom I. Benrimoj, Community pharmacy and selfcare provision: An international perspective, Exploratory Research in Clinical and Social Pharmacy, Volume 16, 2024, 100466, ISSN 2667-2766, https://doi.org/10.1016/j.rcsop.2024.100466.

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