Ibisco e antibiotici si alleano contro Helicobacter pylori

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Le sue origini risiedono tra l’Asia e l’Africa, ma ormai si è diffuso anche alle nostre latitudini, per merito soprattutto dei suoi petali di colore rosso brillante da cui si ricava una bevanda nota da secoli, da gustare sia calda sia fredda, il karkadè. L’ibisco (Hibiscus sabdariffa), al di là dell’uso alimentare (per le proprietà dissetanti e digestive) e ornamentale, rimane una pianta molto apprezzata anche per la sua ricchezza in Vitamina C, flavonoidi e sostanze antiossidanti.

 

Hibiscus

Un rinnovato interesse si è acceso nei suoi confronti dopo che numerosi studi hanno messo in luce un’attività antibatterica esercitata dall’ibisco e dai suoi fitocomposti, contro i batteri Gram-negativi e Gram-positivi.

In parallelo, nel corso degli ultimi anni, il crescente problema di ceppi farmaco-resistenti ha portato al fallimento dei tradizionali trattamenti farmacologici contro Helicobacter pylori (HP), tra le più comuni cause di svariate malattie del tratto gastrointestinale (tra cui dispepsia non ulcerosa, ulcera peptica, gastrite e cancro allo stomaco). Le strategie terapeutiche in genere condotte associando gli inibitori di pompa protonica (IPP) ad antibiotici quali claritromicina (CLA), amoxicillina (AMX), metronidazolo (MTZ) o tetracicline (TET) hanno in effetti iniziato a mostrare i propri limiti, specie per l’uso crescente e spesso non appropriato di tali farmaci.

Abbinando un estratto acquoso di Hibiscus sabdariffa (AEHS, ricavato da 35 gr. dei suoi calici lasciati in infusione per 30 minuti in 250 ml di acqua portata a bollore) a una terapia antibiotica standardizzata (CLA; AMX; MTZ) si è osservato in vitro un effetto sinergico tra l’AEHS e ciascun antibiotico contro alcuni ceppi selezionati di HP. Di certo occorrono ampi studi clinici di verifica, ma si può dire che l’AEHS si candida come un potente strumento terapeutico, in combinazione o da solo, offrendo un diverso approccio rispetto allo sviluppo di nuovi farmaci. Una direzione alternativa che si basa sulla riformulazione di farmaci già esistenti e nuove combinazioni, con evidenti vantaggi anche dal punto di vista economico.

Fonte: Pharmaceutical biology – Published online 5 January 2016

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