Malattie della cute e disbiosi intestinale: quale rapporto?

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Quale legame sussiste tra lo sviluppo di patologie della cute e la salute dell’intestino? Recenti ricerche sottolineano un collegamento diretto

Molti studi recenti hanno evidenziato l’esistenza di un legame importante fra le disbiosi e lo sviluppo di malattie dermatologiche quali acne, rosacea e dermatite seborroica. Quello che sta emergendo è l’esistenza di un asse cervello-intestino-pelle dove le caratteristiche del microbiota intestinale sono in grado di influenzare l’espressione del microbiota cutaneo. Per ogni centimetro di cute, infatti, si stima siano presenti circa 10 milioni di microrganismi. Questi variano a seconda che siano presenti a livello di una zona secca, umida, seborroica. Il benessere e le caratteristiche della popolazione residente dipendono anche dalla gestione cosmetica della cute: in particolare la scelta di avvalersi di una detersione aggressiva e non dermocompatibile possono influenzare la vitalità e la qualità del microbiota.

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Alla base di condizioni patologiche come acne, rosacea, dermatite seborroica sembra che si possa sempre riconoscere una disbiosi intestinale

Le malattie della cute

Acne

Secondo le stime disponibili l’acne è una delle dieci malattie più diffuse al mondo ed è un problema che riguarda quasi l’80% degli adolescenti. Di solito l’acne tende a scomparire dopo i 20 anni, anche se la condizione permane in una percentuale variabile fra il 20% e il 40% degli adulti. Molto probabilmente durante l’adolescenza, a causa dell’aumento dei livelli degli androgeni, si assiste a un aumento della produzione del sebo sul viso, sul cuoio capelluto e sulla parte superiore della schiena, con modifiche sostanziali nella composizione del microbiota cutaneo. La prevalenza di batteri della specie Cutibacterium acnes, Corynebacterium innescano reazioni infiammatorie alla base della patologia, la quale è favorita anche da fattori neuroendocrini, dalla dieta e dalla predisposizione genetica.

Rosacea

La rosacea è una malattia su base infiammatoria che colpisce l’1-5%, delle donne di età compresa fra i 30 e i 60 anni, ma è frequente anche nel sesso maschile. La sua presenza determina arrossamento del volto, eritema persistente, comparsa di lesioni infiammatorie spesso dolenti e brucianti. Tale malattia risulta essere più probabile nelle persone stressate, che consumano alcol, cibi speziati, che effettuano frequentemente bagni caldi. Le persone con rosacea, infine, tendono ad avere a livello del viso elevati livelli del microrganismo Demodex, poco presente e innocuo nella popolazione generale. Può succedere che accanto alla rosacea compaia anche dermatite seborroica. Chi soffre di rosacea spesso lamenta anche complicanze oculari quali congiuntivite, blefarite e calazi e nelle fasi tardive si riscontrano indurimento e ispessimento cutaneo.

Di solito si ricorre al trattamento topico con brimonidina, farmaco vasocostrittore e antinfiammatorio per lenire il rossore, mentre l’utilizzo di farmaci a base di ivermectina, metronidazolo o acido azelaico consente di affrontare le forme papulo-pustolose. Per curare queste ultime è stata recentemente approvata anche una terapia sistemica per via orale con doxiciclina al dosaggio di 40 mg, formulazione a rilascio modificato appositamente ideata per la rosacea. Da notare, infine, che la rosacea è responsiva anche al trattamento ormonale: i contraccettivi orali migliorano la rosacea papulosa mentre lo spironalattone, alla dose di 50 mg/ die per quattro settimane, può migliorare la rosacea maschile senza produrre variazioni significative dei dosaggi ormonali.

Dermatite seborroica

Le persone che soffrono di acne, rosacea, psoriasi, malattie del sistema nervoso centrale come il Parkinson sono più propense a sviluppare dermatite seborroica, un disturbo che tende ad affliggere volto e cuoio capelluto e a volte anche il tronco. Si tratta di una patologia infiammatoria ad andamento cronico-recidivante. La sua eziologia non è nota e spesso viene confusa con la forfora. Non è chiaro se la forfora costituisca una forma molto lieve di dermatite seborroica o se costituisca un’entità nosologica a sé stante. Secondo gli studi più recenti tra i principali fattori che possono scatenare la dermatite seborroica vi è un’alterazione nella produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee del cuoio capelluto (in questo caso più che un’eccessiva produzione vi è un’errata utilizzazione del sebo prodotto). La suscettibilità dell’ospite, infine, rende ragione del fatto che la dermatite seborroica sia una condizione più diffusa in alcuni pazienti piuttosto che altri (pazienti con Parkinson, con Aids, con sindrome di Down).

Disbiosi intestinale: quale collegamento?

Alla base di condizioni patologiche come quelle sopraccitate, sembra che si possa sempre riconoscere una disbiosi intestinale, vale a dire un’alterata composizione qualitativa e quantitativa dei batteri intestinali. Quando interviene un’alterazione del microbiota si creano i presupposti per una compromissione dell’integrità delle pareti intestinali che permettono, quindi, a derivati alimentari nocivi, a microbi patogeni, a fattori pro-infiammatori e/o potenzialmente tossici, di raggiungere attraverso il torrente circolatorio il tessuto cutaneo, danneggiandolo. Sono lo stress e l’infiammazione intestinale a compromettere l’integrità e la funzione della protezione della cute. A riprova, uno studio condotto su 1300 adolescenti ha evidenziato che i partecipanti allo studio con acne avevano maggiori probabilità di manifestare anche un’importante sintomatologia gastrointestinale come costipazione, alitosi e reflusso gastrico. Soffrire di gonfiore addominale eleva del 37% la probabilità di sviluppare acne e altre malattie seborroiche proprio perché il microbiota intestinale ha influenza sui lipidi e sui profili di acidi grassi del tessuto epidermico, la produzione di sebo e la composizione in acidi grassi del sebo.

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