Italia tra i maggiori Paesi produttori di farmaci equivalenti. I dati dell’Osservatorio Nomisma

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Il 75% dei farmaci equivalenti utilizzati a livello globale è prodotto in Europa. Il volume d’affari nel 2019 ha superato i 14,7 miliardi di euro, segnando un + 14% rispetto a due anni prima. L’Italia è tra i principali produttori, secondo quanto emerge dal rapporto realizzato da Nomisma per conto di Egualia

I farmaci equivalenti consumati a livello globale sono per tre quarti di provenienza europea: il 75% è made in Europe, con un volume d’affari di 14,7 miliardi di Euro nel 2019 (riferito a 158 aziende di 19 Paesi), segnando una crescita del 14% sul biennio precedente. L’Italia, insieme alla Germania, è tra i principali produttori, secondo quanto emerge dall’Osservatorio sul sistema di farmaci generici realizzato da Nomisma per Egualia.

La ricerca evidenzia, per l’Italia, una crescita strutturale del volume d’affari delle imprese produttrici di farmaci equivalenti, in particolare negli ultimi 6 anni (2014-2019). La crescita è stata dell’8% annuo, attestandosi a 4,3 miliardi di Euro nel 2019. Meno significativa la crescita dei farmaci brand, che hanno riscontrato una crescita media del 4,5% su base annua.

Luci e ombre

A far da contraltare, la scarsità di principi attivi e materie prime farmaceutiche, unitamente ai colli di bottiglia dei cicli produttivi e alla necessità di una stima precisa dei fabbisogni per le gare pubbliche ospedaliere. La carenza di materie prime e i colli di bottiglia sulla catena del valore, che si riverberano su tutti i comparti produttivi, pesano anche sulle prospettive di crescita del farmaceutico.

Secondo lo studio, per ridurre i colli di bottiglia in tema di principi attivi e materie prime farmaceutiche esistono due strade: moltiplicare le fonti di approvvigionamento oppure internalizzare alcune fasi della catena, in base al cosiddetto reshoring.

Lucio Poma, chief economist di Nomisma, ha ricordato che i prezzi dei principi attivi hanno forti variazioni. «Se il principio attivo ha un valore molto elevato si può produrlo in regime di completa concorrenza anche in Italia». Diverso il discorso per i principi attivi di scarso valore. «Le dimensioni minime efficienti sono enormi come importante è l’asimmetria tra Asia e Ue sui costi del lavoro. Senza aiuti di stato all’impresa o meccanismi di controllo della domanda, assieme a politiche di acquisto più sostenibili nel tempo, difficilmente potrà nascere una impresa di dimensioni tali da poter competere contro i colossi asiatici».

Per incentivare il reshoring servono invece aiuti diretti alle imprese, anche sotto forma di sovvenzioni. Sarebbe inoltre utile estendere il temporary framework degli aiuti di Stato concesso per la lotta al Covid-19 per consentire l’implementazione di azioni strutturali di medio termine.

Per quanto riguarda, infine, le gare pubbliche ospedaliere e la stima dei fabbisogni (quest’ultima effettuata sulla base dello storico degli anni precedenti), secondo il rapporto sarebbe opportuno prevedere una maggiore uniformità nei procedimenti, una minore discrezionalità delle stazioni appaltanti e una diminuzione degli oneri per le imprese.

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