Il fenomeno della contraffazione farmaceutica non è più una minaccia confinata ai mercati in via di sviluppo o ai bassifondi del commercio illegale fisico. Oggi, il pericolo è a portata di smartphone, nascosto dietro a promesse di anonimato. Con un giro d’affari globale che sfiora i 200 miliardi di dollari, il commercio illecito di medicinali è una delle attività più redditizie per la criminalità organizzata, superando in termini di margini di profitto e minor rischio penale persino il narcotraffico tradizionale.
Il dato più allarmante riguarda la quotidianità delle scelte dei consumatori: circa il 20% degli europei ammette di aver acquistato almeno un medicinale fuori dai canali legali. In Italia, sebbene il sistema di farmacie fisiche resti un presidio invalicabile e riconosciuto per il suo rigore, l’accesso indiscriminato al web ha creato una “zona grigia” dove la disinformazione regna sovrana.
Spesso il cittadino cade nella rete per pura ingenuità, attratto da prezzi competitivi o dalla possibilità di ottenere farmaci per la disfunzione erettile, anabolizzanti o i popolarissimi “prodotti dimagranti” in totale anonimato. Ma dietro un sito web possono celarsi laboratori clandestini dove i principi attivi sono dosati in modo errato, assenti o, nel peggiore dei casi, sostituiti da sostanze tossiche o contaminanti industriali.
La resistenza della farmacia fisica
Secondo il Presidente Sunifar Gianni Petrosillo, la farmacia italiana oggi vive un paradosso. Da un lato, essa rimane strutturalmente lontana dagli effetti diretti della contraffazione grazie a una filiera blindata da controlli stringenti e codificati; dall’altro, deve fare i conti con un mondo in cui il web ha abbattuto le barriere fisiche tra paziente e mercato illegale.
Per Petrosillo, la velocità della trasformazione digitale ha reso assai semplice l’acquisto di prodotti da piattaforme non autorizzate. Queste realtà, spiega, non si limitano a vendere prodotti “dubbi”, ma compiono un’operazione più sottile: «approfittano sistematicamente della disinformazione del cittadino, presentandosi come alternative comode e sicure quando in realtà sono l’esatto opposto».
Il cuore del problema, per Petrosillo, risiede in una preoccupante e progressiva caduta della percezione del rischio. Il cittadino medio tende ancora a considerare la contraffazione come un problema esotico o lontano, legato a realtà geografiche distanti, per poi paradossalmente «cascarci attraverso gli strumenti quotidiani dell’accesso a internet».
Il presidente sottolinea, poi, come la familiarità con l’e-commerce per beni di consumo generici abbia tragicamente livellato la cautela dell’utente anche quando si parla di salute. «Molti non si rendono conto che dietro queste piattaforme si nascondono spesso siti illegali situati in paradisi normativi, rendendo l’utente finale inconsapevole di esporsi a pericoli che vanno ben oltre la semplice inefficacia terapeutica».
Il pericolo di bypassare il medico
Petrosillo identifica un mix di cause complesse dietro la scelta di questi canali. «Non è solo la ricerca di un risparmio economico, ma della volontà di eludere il controllo professionale. Aggirare il filtro della prescrizione vuol dire ignorare un atto di tutela fondamentale per la propria incolumità. L’obbligo di ricetta non è un orpello burocratico, ma implica un doppio controllo di garanzia: quello del medico in fase di diagnosi e prescrizione, e quello del farmacista che verifica l’appropriatezza nell’uso e l’integrità del farmaco».
Definendo «ingenuo» l’atteggiamento di chi cerca di saltare questi passaggi, Petrosillo mette in guardia sulla fallace percezione dell’anonimato. «Molti acquistano online farmaci per la disfunzione erettile o ormoni per timidezza o per evitare il confronto con il farmacista, senza capire che questo “nascondersi” è l’inizio di un rischio enorme. Il paziente crede di proteggere la propria privacy, ma in realtà si espone a prodotti pericolosi». Questa sottovalutazione del rischio, dice, sfocia nell’acquisto di sostanze che possono provocare danni permanenti o reazioni avverse gravi, oltretutto, ignorando gli obblighi deontologici di rispetto della riservatezza cui il farmacista deve attenersi.
La sfida del Data Matrix Europeo
Un tema centrale per la categoria è l’imminente transizione verso il sistema Data Matrix europeo. Petrosillo ammette che, inizialmente, la novità «è stata accolta con scetticismo», vista come un pesante aggravio per il lavoro quotidiano. Tuttavia, invita a vedere il nuovo sistema come un investimento nella tutela della salute pubblica e come uno strumento di modernizzazione. «Il Data Matrix aumenta ulteriormente il livello di sicurezza, fornendo informazioni vitali sulla vendibilità del prodotto in tempo reale».
Grazie a questa tecnologia bidimensionale, il farmacista avrà una visibilità immediata su eventuali revoche o ritiri di lotti scattati anche pochi minuti prima dell’atto di vendita. Pur non nascondendo le preoccupazioni per le possibili criticità operative – legate alla stabilità delle connessioni e alla complessità dei Sistemi di Accoglienza Regionali (SAR) – Petrosillo assicura che Federfarma è in prima linea per ottenere semplificazioni. L’obiettivo è far sì che «l’operatività della farmacia non risenta negativamente dell’innovazione tecnologica, garantendo che l’atto della dispensazione resti fluido e centrato sul paziente».
Il farmacista come educatore sanitario
In merito alla funzione sociale della farmacia, specie in contesti rurali e di periferia, il presidente sottolinea come la normativa italiana, che limita la vendita online ai soli farmaci SOP e OTC, sia un pilastro della sicurezza nazionale. Aprire la vendita online ai farmaci con obbligo di prescrizione significherebbe «aprire le opportunità a ogni forma di contraffazione su prodotti salvavita o ad alta criticità».
Il dialogo costante tra professionista e cittadino rimane poi «la barriera più efficace contro l’illegalità. L’educazione del paziente è una raccomandazione ma anche un compito quotidiano: spiegare che dietro un farmaco c’è una filiera di qualità, controlli di temperatura e responsabilità professionale. Dobbiamo trasferire quotidianamente questo messaggio: l’acquisto di un farmaco non è qualcosa di superficiale o impulsivo – conclude Petrosillo –. Anche un farmaco autentico, se sottratto alla catena del freddo o gestito fuori dai canali legali, perde la sua funzione e può diventare letale». La farmacia territoriale, con il suo counseling professionale, resta dunque l’unico baluardo certo contro il richiamo, spesso ingannevole, del “mercato dell’ombra”.
Dal bollino al Data Matrix
La transizione tecnologica che coinvolgerà le farmacie italiane non è solo un cambio di “forma” grafica, ma una rivoluzione nella gestione del dato. Il passaggio dal tradizionale bollino ottico al Data Matrix europeo (Regolamento UE 2016/161) introduce la serializzazione univoca per ogni singola scatola.
A differenza del vecchio codice a barre, il Data Matrix è un codice bidimensionale che integra:
- PC (Product Code): Identifica la tipologia di medicinale;
- SN (Serial Number): Un codice alfanumerico unico per quella specifica confezione;
- Batch: Il numero di lotto di produzione;
- EXP: La data di scadenza.
Al momento della vendita, il farmacista effettuerà la verifica della vendibilità del farmaco e il cosiddetto decommissioning: il sistema centrale certificherà che la confezione non proviene da fonti illegittime ed è regolarmente commerciabile e annullerà quel numero di serie, rendendo impossibile che la stessa confezione possa essere venduta altrove. Per le farmacie di prossimità, questo strumento diventerà una garanzia digitale che si affianca alla storica competenza professionale.
Articolo tratto dal numero di settembre 2026 di Tema Farmacia News


