Il contrasto all’uso inappropriato degli antibiotici non è più solo una questione clinica, ma una priorità di politica sanitaria ed educativa. In Italia, dove i livelli di resistenza restano preoccupantemente elevati, la necessità di intercettare il bisogno di salute prima che sfoci in una prescrizione non necessaria è diventata impellente.

In questo solco si inserisce lo studio sull’antimicrobico-resistenza presentato al Ministero della Salute il 20 gennaio scorso, un progetto che Fenagifar ha fortemente voluto per dimostrare il valore scientifico ed economico della farmacia dei servizi.

Abbiamo approfondito i risultati di questa ricerca con il past president Vladimiro Grieco, analizzando come l’intuizione di trasformare la farmacia in un punto di primo screening possa non solo generare risparmi significativi per le casse dello Stato, ma soprattutto migliorare l’appropriatezza terapeutica e la consapevolezza dei cittadini.

La farmacia come presidio di triage territoriale

Il progetto nasce da una duplice esigenza: rispondere alla situazione critica italiana e allinearsi alle strategie dell’OMS che individuano nell’educazione sanitaria l’arma principale contro l’AMR. Come ha chiarito Grieco, l’iniziativa non ha cercato di replicare pedissequamente modelli esteri, ma ha puntato a valorizzare una caratteristica unica del nostro Paese: la capillarità della rete delle farmacie.

«Abbiamo voluto dimostrare che la farmacia può diventare un punto di educazione sanitaria e di primo screening sul territorio, capace di orientare correttamente il paziente e favorire decisioni più appropriate. L’obiettivo non era sostituire altri professionisti sanitari, ma rafforzare il sistema nel suo complesso, contribuendo a ridurre l’uso inappropriato degli antibiotici e a promuovere una maggiore consapevolezza nella popolazione».

In questo senso il progetto rappresenta anche un cambio di prospettiva: la farmacia non più solo luogo di dispensazione, ma presidio attivo di prevenzione e salute pubblica, pienamente integrato nelle strategie nazionali ed europee di contrasto all’antimicrobico-resistenza.

Superare un ostacolo culturale

Nella promozione di questo progetto, ha spiegato, la difficoltà principale non è stata tecnica, ma culturale. «Per molti anni il farmacista è stato percepito come l’ultimo anello della filiera sanitaria, mentre questo progetto dimostra come possa contribuire anche nella fase che precede la prescrizione, aiutando a orientare in modo più appropriato il percorso di cura».

Nella fase pilota sono stati raccolti 14.500 questionari ed eseguiti oltre duemila test rapidi. Il dato più significativo emerge dai risultati: oltre il 55% dei test eseguiti è risultato negativo. «Questo significa che in più della metà dei casi il sospetto di infezione batterica, e quindi il possibile ricorso all’antibiotico, non trovava conferma. È un risultato rilevante perché evidenzia quanto margine esista ancora per migliorare l’appropriatezza terapeutica e ridurre l’uso non necessario degli antibiotici».

Per Grieco, questo risultato è la prova che la farmacia può agire come un vero e proprio triage: «Grazie alla professionalità del farmacista è possibile supportare decisioni sanitarie più consapevoli, riducendo prescrizioni inappropriate e accessi evitabili al sistema sanitario».

Oltre 200 milioni di risparmio: l’efficienza della farmacia clinica

L’impatto dello studio non si ferma alla clinica, ma tocca anche la sostenibilità economica. L’analisi condotta in collaborazione con Fondazione Collegio Carlo Alberto stima un risparmio potenziale per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 200 milioni di euro. Un dato che, secondo Grieco, cambia radicalmente la prospettiva con cui le istituzioni guardano alla categoria: «La farmacia non è più solo un costo, ma una risorsa capace di generare valore clinico ed economico allo stesso tempo. Oggi, infatti, l’innovazione sanitaria deve dimostrare non solo efficacia, ma anche sostenibilità».

Questa evidenza scientifica apre la strada all’applicazione dello stesso modello ad altre aree terapeutiche critiche. Fenagifar guarda già oltre l’AMR, puntando alla gestione delle cronicità, agli screening cardiovascolari e metabolici (diabete in primis) e alle patologie respiratorie. L’idea di fondo è quella di una “farmacia sempre più clinica”, dove l’intervento precoce e il monitoraggio dell’aderenza terapeutica possano prevenire complicanze gravi e ospedalizzazioni inutili.

Un nuovo patto con la Medicina Generale

Uno dei punti di forza del progetto risiede nella capacità di favorire la collaborazione multidisciplinare. I 14.500 questionari raccolti dimostrano che farmacia e medicina generale possono e devono essere complementari. Per Grieco, l’uso di strumenti oggettivi di screening semplifica il dialogo tra i professionisti: «Il farmacista può diventare un alleato del medico nel migliorare appropriatezza prescrittiva ed educazione sanitaria, alleggerendo la pressione sulla medicina generale e consentendo ai medici di concentrarsi sui casi realmente complessi».

In conclusione, il modello promosso da Fenagifar non è solo una sperimentazione riuscita, ma il manifesto di una sanità territoriale che non funziona più per compartimenti stagni, ma attraverso una rete integrata. «La direzione è chiara -, ha concluso Grieco, – dimostrare con dati scientifici che la farmacia dei servizi è uno strumento concreto di politica sanitaria, capace di spostare risorse dalla gestione della malattia alla prevenzione».

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