La gravidanza è un caratterizzata da profondi cambiamenti fisiologici che interessano tutti gli apparati del corpo (1). È dunque essenziale gestire con attenzione l’esposizione ambientale per garantire la sicurezza materna e fetale (2). L’impatto della gravidanza è evidente anche a livello cutaneo.
Questa fase spesso scatena o esacerba, infatti, dermatosi con melasma, acne, rosacea e problemi cutanei autoimmuni che tendono a comparire o peggiorare. Le alterazioni ormonali, specie gli elevati livelli di estrogeni e progesterone, contribuiscono ad aumentare la sensibilità e la reattività della pelle, con conseguenti iperpigmentazione e lesioni infiammatorie che possono persistere perfino dopo il parto.
Fotoprotezione: quale ruolo
I cambiamenti fisiologici connessi alla gravidanza favoriscono la sensibilità della pelle e modificano la risposta del corpo a radiazioni ultraviolette (UV) e luce visibile (VL) (400-700 nm). Data la maggiore sensibilità cutanea e la probabilità di sviluppare o intensificare condizioni dermatologiche, la fotoprotezione è un passaggio critico della skincare routine in gravidanza. Le caratteristiche principali delle modificazioni cutanee che evidenziano la necessità della fotoprotezione sono tre. L’incremento dei livelli ormonali, che accresce la produzione e la distribuzione di melanina nella pelle, in particolare nell’area del viso.
Vi è poi l’iperpigmentazione, spesso aggravata dall’esposizione al sole: basti pensare alla linea nigra e al melasma. Da ultimo, lo stress ossidativo dovuto all’esposizione ai raggi UV e alla luce visibile (VL), che rende la cute più suscettibile a danni e variazioni di pigmentazione.
Diverse dermatosi correlate alla gravidanza (tra cui pemfigoide gestazionale, eruzione polimorfica della gravidanza, colestasi intraepatica e dermatite atopica), potrebbero non essere influenzate dall’esposizione al sole. Poiché il calore può intensificare il prurito e sulla pelle non protetta possono comparire iperpigmentazioni post-infiammatorie, la fotoprotezione resta parte cruciale della gestione di queste situazioni.
Le raccomandazioni includono l’uso di barriere fisiche (cappelli a tesa larga, indumenti protettivi, occhiali da sole e ombrelloni) e filtri solari ad ampio spettro con fattore di protezione solare (SPF) 30 o superiore, formulati apposta per pelli sensibili e pensati per ridurre al minimo l’esposizione a sostanze chimiche potenzialmente dannose, soprattutto durante il primo trimestre e l’allattamento.
Prodotti solari su misura
L’aumentata sensibilità alle radiazioni solari a maggior lunghezza d’onda in gravidanza richiede una fotoprotezione proattiva e personalizzata. Sono raccomandati prodotti solari ad ampio spettro con un elevato fattore di protezione solare (SPF) e capaci di assicurare anche un’efficace protezione contro gli UVA1 e la luce visibile ad alta energia (HEVL) (da 400 a 500 nm).
Le creme solari colorate, che danno una protezione aggiuntiva con pigmenti di ossido di ferro, proteggono dall’HEVL ma offrono anche la possibilità di camouflage cosmetico, adattandosi ad una vasta gamma di incarnati.
Nel consiglio, dunque, è bene prediligere filtri inorganici o minerali quali il biossido di titanio (TiO2) e l’ossido di zinco (ZnO) come prima scelta, vista la sicurezza e il minimo assorbimento sistemico post applicazione topica.Entrambi offrono una protezione ad ampio spettro con un basso rischio di alterazioni endocrine o bioaccumulo.
La combinazione di filtri inorganici con specifici filtri organici migliora le proprietà cosmetiche delle creme solari rendendole più appetibili per l’uso quotidiano, preservando al contempo sicurezza ed efficacia. Filtri organici come etilesil triazone, bis-etilesilossifenol metossifenil triazina, butil metossidibenzoilmetano, acido fenilbenzimidazol solfonico, dietilammino idrossibenzoil esil benzoato, metilene bis-benzotriazolil-tetrametilbutilfenolo e tris-bifenil triazina sono preziosi nel fornire fotoprotezione UV con basso assorbimento sistemico.
La personalizzazione dei prodotti solari include, poi, l’inserimento in formula di materie prime non filtranti dalle proprietà anti-age, quali acido ialuronico e peptidi. Per le donne a rischio di iperpigmentazione, ingredienti sicuri sono la niacinamide e la vitamina E. L’acido azelaico con glicina e l’esperidina-calcone potrebbero essere validi in caso di rossori sul viso.
Il valore della sensorialità
Le qualità sensoriali della protezione solare sono essenziali per garantirne l’applicazione regolare. Gli aspetti chiave includono texture non appiccicosa, assenza di residui e finish vellutato e opaco, per ottenere un incarnato uniforme con meno pori e imperfezioni visibili. Il raggiungimento delle peculiarità citate comporta ricerca e sviluppo oculati, inclusa l’ottimizzazione delle miscele di filtri chimici (organici) e fisici (inorganici), talvolta sfruttando la nanotecnologia per prevenire la scia bianca, tipica dei filtri inorganici non in forma nano.
Valutazioni del Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori della Commissione europea (SCCS) e dell’Australian Therapeutic Goods Administration (TGA) confermano che le nanoparticelle usate nelle creme solari non raggiungano la circolazione sistemica in quantità significative, riducendo al minimo il rischio di effetti avversi.
Le formulazioni spray contenenti filtri inorganici durante la gravidanza dovrebbero essere evitate, per scongiurare l’eventualità di inalazione e assorbimento attraverso le vie respiratorie.
Acido folico e vitamina D in gravidanza e fotoprotezione
L’acido folico, essenziale per una gravidanza sana e la prevenzione dei difetti del tubo neurale, viene degradato dalle radiazioni UV. L’esposizione ai raggi UV, però, può ridurre l’efficacia dell’integrazione di acido folico nelle donne in età fertile.
D’altro canto, la vitamina D, sintetizzata nella pelle dopo l’esposizione alle radiazioni UVB, è vitale in gravidanza e l’allattamento per lo sviluppo del sistema scheletrico nella prima infanzia. I suoi livelli sono modulati da molti fattori intrinseci ed estrinseci, tra cui polimorfismi genetici, tipo di pelle (pigmentazione), età, stato di salute, comportamento di esposizione al sole, stagione, latitudine, abbigliamento e alimentazione.
Bilanciarli senza un’eccessiva esposizione solare rimane complesso. Un’ampia revisione della letteratura suggerisce che un’esposizione minima al sole nelle attività quotidiane, come brevi commissioni all’aperto, possa essere sufficiente per raggiungere livelli adeguati di vitamina D.
Interferenti endocrini
L’OMS definisce interferente endocrino “una sostanza o una miscela esogena che altera le funzioni del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo integro, della sua progenie o delle (sotto) popolazioni” (3).
Poiché la gravidanza è sensibile ai disturbi ormonali, gli interferenti endocrini sono pericolosi in questa fase. Filtri come l’ossibenzone, l’etilesil metossicinnamato (octinoxato) e il 4-metilbenzilidene canfora sono sospettati di effetti endocrini e oggi sono ancora sotto osservazione. Su omosalato e octocrilene, le attuali prove non bastano per classificarli come interferenti endocrini.
Bibliografia
https://static.tecnichenuove.it/farmacianews/2026/05/11163230/Fonti_pascucci_6_26-1.pdf
Tratto dal numero di giugno 2026 di Tema Farmacia News


