Mastite: come prevenirla e curarla

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La mastite è un processo infiammatorio che interessa la ghiandola mammaria. Può essere, prima di tutto, prevenuta ma anche curata senza necessità di sospendere l’allattamento che, in realtà, è una pratica che ne favorisce la guarigione

Cosa si intende per mastite?

La mastite è un processo infiammatorio che interessa la ghiandola mammaria. La più nota e comune è la mastite acuta puerperale che insorge durante l’allattamento al seno. Tuttavia, sono diverse le tipologie di mastite riconosciute in ambito medico:

  • mastiti acute puerperali e non puerperali;

• mastiti croniche di tipo specifico e aspecifico;

• mastiti da eccesso transitorio di estrogeni del neonato e della pubertà.

Quali caratteristiche ha la mastite puerperale?

La mastite puerperale è un’infiammazione dolorosa del seno, solitamente accompagnata da infezione batterica, che si sviluppa durante l’allattamento. È una condizione abbastanza frequente, interessa circa il 10% delle donne che allattano, soprattutto le primipare. Nella maggior parte dei casi si verifica durante le prime sei settimane anche se può insorgere in qualsiasi momento durante il periodo dell’allattamento e tende a interessare solo una mammella per volta. L’infezione batterica è causata quasi sempre da stafilococco aureus penicillino-resistente, meno comunemente da streptococco o escherichia coli, e si sviluppa all’interno dei dotti galattofori, i condotti da cui defluisce il latte fino al capezzolo. La mastite non deve essere sottovalutata: se non curata o sottostimata può degenerare in complicanze quali la formazione di ascessi.

Come si manifestano i sintomi?

La mastite di solito colpisce solo un seno per volta e i sintomi compaiono in modo repentino. Segni caratteristici sono gonfiore e rossore con tensione e indurimento del seno interessato. La mammella appare turgida e leggermente nodulare alla palpazione, si manifestano dolore e sensazione di calore al tatto e durante l’allattamento.

A questi sintomi si associa una sensazione di malessere simile a quello di una sindrome influenzale con febbre intorno a 38 °C o anche più alta, brividi, perdita di appetito, debolezza e dolori muscolari. Di rado le infezioni provocano ascessi, ma quando accade la zona circostante l’ascesso appare gonfia e il pus può fuoriuscire dal capezzolo.

Quali sono i fattori che predispongono alla mastite puerperale?

Le principali cause che favoriscono e portano all’insorgenza della mastite sono:

  • la presenza di ragadi e lesioni sul capezzolo che facilitano l’ingresso nella ghiandola mammaria dei batteri presenti sulla superficie della pelle e nella bocca del bambino;
  • una scarsa igiene del seno, delle mani e dell’attrezzatura del tiralatte favorisce l’insorgenza dell’infezione poiché lo stafilococco aureus è un organismo commensale molto diffuso;
  • la formazione di un ingorgo mammario, dovuta all’ostruzione di un dotto galattoforo, determina un ristagno di latte che rappresenta un terreno di crescita per gli agenti patogeni;
  • una rimozione inefficace del latte dovuta a poppate poco frequenti, ad attacco scorretto o a suzione debole del neonato così come un’abbondante produzione di latte, uno svezzamento repentino e non graduale o la pressione e costrizione del seno, per esempio per un reggiseno stretto, sono fattori che possono portare a un ingorgo mammario che può trasformarsi in mastite.

Come eseguire una rimozione efficace del latte?

Dal momento che spesso il fattore scatenante della mastite è il ristagno del latte, l’intervento più importante per il trattamento della mastite è una sua frequente ed efficace rimozione. Per questo è necessario che la madre venga incoraggiata ad allattare di frequente, cominciando con il seno affetto da mastite; se però il dolore interferisce con il riflesso di emissione del latte, la poppata può iniziare dal seno sano e poi proseguire al seno con mastite appena il latte inizia a defluire. Anche massaggiare la mammella durante la poppata e posizionare il neonato con il mento o il naso rivolti verso l’ostruzione aiutano a drenare l’area interessata.

L’applicazione di calore sul seno, per esempio una doccia o un impacco caldo, subito prima della poppata può aiutare il riflesso di emissione del latte mentre, dopo la poppata o dopo la spremitura del latte, possono essere applicati impacchi freddi sul seno per ridurre il dolore e l’edema. Infine, dopo la poppata, è consigliabile spremere il latte manualmente o con un tiralatte per facilitare il drenaggio del latte residuo e favorire così la guarigione.

Quali farmaci sono indicati?

Sebbene le madri siano spesso riluttanti ad assumere farmaci durante il periodo dell’allattamento, devono essere rassicurate e incoraggiate a seguire una terapia appropriata per risolvere la mastite. Il trattamento prevede farmaci analgesici che possono aiutare il riflesso di emissione del latte, come, per esempio, l’ibuprofene, più efficace del paracetamolo nel ridurre l’infiammazione. Se i sintomi della mastite sono poco intensi e sono presenti da meno di 24 ore, la rimozione del latte e le altre misure di supporto possono essere sufficienti ma, se la sintomatologia non migliora entro 12-24 ore o se la donna ha sintomi acuti, il medico prescriverà una terapia antibiotica, naturalmente evitando i principi attivi che vengono secreti nel latte. Riposo, idratazione adeguata e alimentazione regolare sono misure fondamentali che devono accompagnare la terapia.

Perché è importante non smettere di allattare?

La mastite può produrre sintomi molto intensi e dolorosi che inducono la mamma a prendere in considerazione l’interruzione dell’allattamento. Ma un’interruzione improvvisa può in realtà esacerbare la mastite e aumentare il rischio di un serio aggravamento. Però, se la donna non è in grado di proseguire l’allattamento, dovrebbe estrarre il latte manualmente o per mezzo di un tiralatte in quanto, come già sottolineato, smettere improvvisamente di allattare comporta il rischio che la mastite provochi lo sviluppo di un ascesso.

Inoltre, non c’è evidenza di rischio per il bambino nel continuare a poppare dalla madre affetta da mastite, anche quando questa sta assumendo la terapia farmacologica consigliata.

Quali sono i tipi di mastite acuta non legati all’allattamento?

Nelle donne che non allattano la mastite è spesso causata da un’infezione batterica che può essere innescata a causa di una ragade sul capezzolo o, per esempio, attraverso il foro di un piercing: in questo caso si parla di mastite periduttale che colpisce più frequentemente le donne tra i venti e i trenta anni. Invece, nelle donne prossime alla menopausa o già in menopausa, probabilmente in presenza di una infezione generale, si può manifestare una ectasia duttale, una patologia non tumorale del seno caratterizzata dalla dilatazione di uno o più dotti galattofori nella regione sotto-areolare.

Quali sono le mastiti croniche?

Le mastiti di tipo cronico sono patologie mammarie a lungo decorso suddivise in mastiti specifiche e aspecifiche.

Le mastiti croniche specifiche, rarissime nei paesi occidentali, sono la mastite luetica, causata dal batterio della sifilide, e la mastite tubercolare.

Le mastiti croniche aspecifiche sono in genere dovute all’evoluzione di processi di tipo acuto non del tutto guariti probabilmente perché, pur essendosi formati degli ascessi, questi non sono stati trattati per via chirurgica.

La mastite plasmacellulare è una infiammazione cronica di cui attualmente non si conoscono le cause, caratterizzata dalla presenza di numerose plasmacellule con la tendenza a formare noduli di una certa consistenza.

Invece, la liponecrosi è una forma di mastite aspecifica che si verifica il più delle volte nelle donne affette da obesità: la causa di questa forma di mastite è da ricercarsi in un trauma che abbia causato la necrosi in una zona di tessuto adiposo. La terapia delle mastiti croniche è generalmente di tipo chirurgico.

Da cosa sono causate le mastiti del neonato e della pubertà?

Sia nei maschi che nelle femmine, tra il quarto e il sesto giorno dalla nascita, può verificarsi una tumefazione mammaria a causa di un eccesso di estrogeni materni passati attraverso la placenta. Questo fenomeno in genere regredisce in modo spontaneo nel giro di qualche settimana o di qualche mese anche se, di rado, può persistere anche oltre il primo anno di vita. Se in questa tumefazione si sviluppa una infiammazione della ghiandola mammaria si parla di mastite neonatale.

Allo stesso modo, durante il periodo della pubertà, sia nei maschi che nelle femmine, sotto la spinta ormonale è possibile che si sviluppi una congestione e una infiammazione della ghiandola mammaria che può dar luogo a una mastite.

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