Cottarelli: per il pareggio di bilancio la sanità ha già dato

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«La sanità ha già dato». Sono queste probabilmente le parole di maggior interesse, almeno per chi segue il mondo del socio-sanitario, che Carlo Cottarelli ha pronunciato domenica scorsa, ospite del programma de La7 “Omnibus”, descrivendo l’attuale situazione dei conti pubblici in Italia sempre alla ricerca di un pareggio di bilancio difficile da raggiungere.

Per Carlo Cottarelli la sanità ha fornito il suo contributo al pareggio di bilancio

Per l’ex commissario alla spending review la presenza negli studi dell’emittente Tv di Urbano Cairo è stata l’occasione per presentare la nascita del suo osservatorio sui conti pubblici presso l’Università Cattolica con l’obiettivo dichiarato di aumentare la trasparenza e cercare di fare maggiore chiarezza nel dibattito sui conti dello Stato perché, per l’Italia, avere un debito pubblico così alto (132% rispetto al Pil) non solo non conviene, ma corre il serio rischio di tarpare le ali alla piccola ripresa economica in atto.

Nel corso dell’intervista, l’economista di casa al Fondo Monetario Internazionale ha trattato diversi temi, ma quello che più da vicino interessa il mondo della sanità riguarda il modo con cui ottenere il pareggio di bilancio nonché l’ormai mitica rivisitazione della spesa.

Obiettivo pareggio di bilancio

Analizzando i dati, Carlo Cottarelli spiega come siamo effettivamente riusciti, più di altri paesi dell’Unione Europea, a frenare la crescita della spesa pubblica negli ultimi anni. Ciò però non è bastato ad abbattere il livello di tassazione che di fatto riduce la competitività delle imprese e del lavoro italiano. Dunque cosa fare?

La ricetta dell’ex commissario è semplice: mantenere nei prossimi 2/3 anni i livelli di spesa attuale e, considerata l’attuale fase di crescita del Pil, automaticamente si dovrebbe raggiungere il pareggio di bilancio. Sulla carta tutto semplice. Il problema è che, al netto degli interessi da pagare per i prestiti, la spesa corrente continua a crescere. Da qui l’esigenza di individuare settori pubblici dove sia possibile fare efficienza tra i quali, appunto, non rientra la sanità che negli ultimi anni – sostiene Cottarelli – ha già dato.

La sanità ha già dato

In effetti che la sanità abbia fornito il suo contributo lo sostiene in qualche modo anche l’ultima relazione sulla finanza pubblica della Corte dei Conti, che riporta come, a causa del contributo aggiuntivo alla finanza pubblica richiesto alle Regioni, la riduzione del finanziamento ha superato negli ultimi anni i 10,5mld di euro. Non solo, osservando i dati della nota di aggiornamento al Def, presentata nel settembre scorso, sembra proprio che la regola di Cottarelli, cioè mantenere invariata la spesa, sia già in atto. Infatti, come dimostrano i numeri del conto della spesa della pubblica amministrazione a legislazione vigente, si stima una contrazione della spesa sanitaria rispetto al Pil che dal 6,6% del 2017 passerebbe al 6,3% del 2020.

Prudenza, una regola di Roberto Perotti per chi si occupa di sanità

Auguriamoci che i tempi dei tagli in sanità siano terminati. Cosa diversa è invece l’efficienza, l’efficacia e l’economicità principi a cui qualsiasi ufficio della Pa deve ispirarsi. In proposito potrebbe essere utile riprendere un passaggio del libro Status Quo – perché in Italia è così difficile cambiare le cose, scritto da un altro ex commissario alla spending review: Roberto Perotti. L’economista della Bocconi, un altro (ex) commissario alla spending review, nello spiegare perché nel testo non sono descritte azioni per ridurre la spesa in sanità sottolinea come: «per parlare di sanità, più di qualsiasi altro argomento, è necessario avere familiarità con i suoi meccanismi e le sue mille problematiche, mediche, amministrative, gestionali, aver vissuto nell’ambiente e conoscere le esperienze straniere».

Difficile non essere d’accordo.

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