Durante la cerimonia dei Cosmofarma Awards, il riconoscimento come Giovane Farmacista dell’Anno è stato assegnato a Roberta Giordano, premiata per aver trasformato la farmacia di famiglia in un vero centro di prevenzione metabolica territoriale. Un progetto innovativo che valorizza il ruolo del farmacista come professionista sanitario vicino ai cittadini, capace di accompagnare il paziente nel tempo con strumenti di monitoraggio e percorsi personalizzati.
Dott.ssa Giordano, come nasce l’idea di trasformare la farmacia in un centro di prevenzione metabolica?
«Dall’osservazione quotidiana dei pazienti e dal rapporto di fiducia costruito negli anni al banco. Tutto è iniziato con semplici giornate di prevenzione, in cui sono emersi numerosi casi di fattori di rischio metabolico non monitorati: sovrappeso, obesità, ipertensione e alterazioni lipidiche. Da lì ho capito che non bastava offrire un consiglio occasionale: serviva un percorso strutturato e continuativo. Le persone cercano un punto di riferimento accessibile, qualcuno che sappia leggere i dati e trasformarli in azioni concrete. Determinante, in questo percorso, è stata la collaborazione con Dietalab, laboratorio della farmacia: con la consulenza del farmacista, è possibile proporre piani nutrizionali personalizzati elaborati dalle nutrizioniste Dietalab. Questo ha permesso di trasformare la prevenzione in un percorso strutturato, concreto e continuativo, mantenendo centrale il ruolo della farmacia nel monitoraggio e nel supporto al paziente».
In cosa consiste il progetto?
«Abbiamo costruito un percorso di presa in carico del paziente basato su valutazioni oggettive e follow-upregolari. Il programma prevede analisi della composizione corporea con bioimpedenziometria multifrequenza segmentale, monitoraggio del grasso viscerale, controlli quindicinali e supporto motivazionale costante. Quando necessario, vengono integrati anche esami clinici come colesterolo ed elettrocardiogramma».
Che risultati avete ottenuto?
«I risultati osservati sono stati concreti e misurabili, sia dal punto di vista clinico sia comportamentale. In media è stata registrata una riduzione della massa grassa del 27% e del grasso viscerale del 33%, con sostanziale mantenimento della massa magra scheletrica. Ma il dato più importante riguarda il cambiamento comportamentale: i pazienti sono diventati più consapevoli, costanti e motivati nel seguire corretti stili di vita. Questo ha rafforzato anche la percezione della farmacia come presidio sanitario attivo nella prevenzione».
Quanto conta oggi il rapporto di fiducia tra farmacista e cittadino nel promuovere prevenzione, aderenza terapeutica e corretti stili di vita?
«È centrale e determinante. È proprio questa relazione che consente al farmacista di andare oltre il consiglio occasionale e di incidere realmente sui comportamenti di salute del paziente. Quando si crea fiducia, il cittadino è più disposto ad ascoltare, condividere informazioni personali e ad aderire ai percorsi di prevenzione e alle terapie. Ciò si traduce in una migliore aderenza terapeutica e in una maggiore propensione ad adottare stili di vita corretti. La farmacia ha un vantaggio unico: la prossimità e la frequenza del contatto che permettono di costruire nel tempo una relazione solida, la base per qualsiasi intervento efficace di educazione sanitaria e prevenzione.»
Questo modello può essere replicato anche in altre farmacie italiane?
«Sì, perché risponde a un bisogno reale e trasversale di prevenzione e presa in carico continuativa del paziente. Nel mio caso mi sono avvalsa della collaborazione di professionisti esterni nell’ambito nutrizionale, con un’anamnesi strutturata svolta in farmacia e l’elaborazione di piani alimentari personalizzati. Il ruolo del farmacista resta centrale nella fase iniziale e nel follow-up, garantendo continuità, monitoraggio e aderenza nel tempo. Oggi questo tipo di percorso è implementabile grazie a strumenti sempre più accessibili in farmacia, come bilance impedenziometriche, dispositivi per l’analisi del profilo lipidico e soluzioni di telemedicina. Farlo diventare sistema? Servono formazione, organizzazione interna e una visione condivisa della farmacia come presidio sanitario evoluto, capace di affiancare il cittadino con servizi concreti di prevenzione e monitoraggio costante».
Quali competenze sono fondamentali per il farmacista del futuro?
«Oggi per il farmacista è sempre più necessario sviluppare competenze specialistiche. In un contesto complesso, con carenza di collaboratori e una professione in forte evoluzione, credo sia fondamentale investire nella formazione continua e in un ambito di approfondimento preciso. Da titolare, ho ritenuto importante essere la prima a dare questo indirizzo, proseguendo il mio percorso formativo dopo l’università con due master e diversi corsi di specializzazione, specie in nutrizione e integrazione dietetica e fitoterapica. Accanto alle competenze tecniche, restano centrali anche quelle trasversali: la capacità di comunicare in modo efficace, interpretare i bisogni del paziente e costruire un rapporto di fiducia duraturo. Oggi poi il cliente entra in farmacia sempre più informato e “preparato” grazie a internet, all’IA e altre fonti digitali. Ciò rende l’aggiornamento imprescindibile: non è più un valore aggiunto, ma la base stessa della professione. Il farmacista del futuro sarà quindi un professionista sempre più specializzato, aggiornato e capace di integrare competenze scientifiche e relazionali».
Una vittoria che racconta l’evoluzione della farmacia italiana
Il premio assegnato a Roberta Giordano ai Cosmofarma Awards rappresenta un segnale chiaro: la farmacia italiana sta cambiando volto. Sempre più vicina al cittadino, orientata alla prevenzione e protagonista nella gestione della salute quotidiana. Un’evoluzione concreta, fatta di competenze, dati e relazione umana.
Tratto dal numero di giugno 2026 di Tema Farmacia News


