La prevenzione vaccinale dell’adulto e del paziente fragile si trova oggi a fare i conti con un’eredità pesante: l’onda lunga della pandemia di Covid-19, che ha lasciato dietro di sé un preoccupante calo di fiducia e un diffuso scetticismo da parte dei cittadini.
Eppure, in un contesto demografico segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, proteggere i soggetti vulnerabili da infezioni prevenibili è un imperativo non più rimandabile. Per questa fascia di popolazione, infatti, contrarre un virus non significa solo affrontare una malattia, ma rischiare complicanze severe, ricoveri ospedalieri e, nei casi più gravi, la vita.
Per rilanciare la cultura della prevenzione ed elevare le coperture vaccinali, la strategia non può più essere solo centralizzata, ma deve passare da un presidio capillare del territorio. È questo il focus emerso dal recente convegno “Vaccinazione nell’adulto e nel paziente fragile: innovazione, accesso e strategie per il rilancio della prevenzione nel Lazio”, promosso a Roma il 9 giugno scorso, che ha ridefinito il ruolo della farmacia di comunità come alleato cruciale della sanità pubblica.
Il farmacista come educatore contro le fake news
Il primo ostacolo da abbattere per invertire la rotta non è logistico, ma culturale. Come evidenziato da Alfredo Procaccini, vicepresidente nazionale di Federfarma, il cittadino oggi ha un disperato bisogno di informazioni qualificate, trasparenti e, soprattutto, affidabili.
In questo scenario, il farmacista di comunità si spoglia del camice di mero dispensatore di farmaci per indossare quello di educatore sanitario. Essendo il professionista della salute più accessibile sul territorio – quello a cui ci si rivolge senza appuntamento e con cui esiste un canale di fiducia consolidato – il farmacista diventa il primo baluardo contro le fake news e l’esitazione vaccinale, capace di orientare il cittadino sull’importanza della prevenzione primaria direttamente al banco.
L’accesso semplificato: abbattere le barriere logistiche
Ma l’informazione da sola non basta se non è seguita da un accesso semplificato all’atto pratico della somministrazione. Coinvolgere la rete delle farmacie nella campagna vaccinale significa applicare i principi cardine della sanità del futuro: prossimità e continuità assistenziale.
Poter ricevere il vaccino sotto casa, in un ambiente protetto ma de-burocratizzato rispetto agli hub ospedalieri o ai centri vaccinali delle ASL, azzera le barriere all’accesso per i pazienti anziani o con ridotta mobilità. La farmacia non si sostituisce agli altri attori della sanità, ma integra l’offerta pubblica inserendosi in un percorso di rete che unisce l’ospedale al territorio.
Il modello Lazio e le nuove frontiere della prevenzione
Il futuro di questa sinergia sta già muovendo i primi passi concreti. Proprio la Regione Lazio ha siglato di recente un accordo che traccia una strada ben precisa per l’ampliamento dei servizi vaccinali in farmacia.
L’obiettivo a breve termine, fortemente auspicato dai vertici di Federfarma, è quello di andare oltre la classica profilassi antinfluenzale, partendo tempestivamente con la somministrazione in farmacia dei vaccini anti-pneumococco e anti-herpes zoster (il cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio), due patologie che colpiscono duramente la popolazione anziana e i pazienti affetti da patologie croniche.
L’orizzonte finale è chiaro: strutturare un modello flessibile e permanente che permetta di estendere progressivamente le tipologie di vaccini somministrabili alla popolazione adulta, trasformando la farmacia dei servizi nel motore della resilienza sanitaria territoriale.


