Aifa ha fatto il punto sull’uso di antibiotici nel nostro Paese nel rapporto curato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed). L’ultima edizione esamina i trend del 2024, che vedono una lieve riduzione complessiva dei consumi, diminuiti dell’1,5% rispetto al 2023.

I dati relativi all’antibiotico-resistenza (AMR), però, mostrano il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano nazionale di contrasto (PNCAR) 2022‐2025. Osservando le classi di antibiotici più usate, la prima risulta quella delle penicilline associate a inibitori delle beta‐lattamasi (il 40% del totale). Seguono i macrolidi, le cefalosporine di terza generazione e i fluorochinoloni. Rispetto al 2023 si osserva un lieve calo delle ultime tre categorie e una sostanziale stabilità dei consumi di macrolidi.

Consumi e spesa

Circa 4 cittadini su 10 hanno ricevuto nel 2024 almeno una prescrizione di antibiotici, per un totale di 49,1 DDD/1000 abitanti die (di cui: 21,6 antibiotici a uso sistemico e 27,5 a uso non sistemico). I maggiori fruitori sono stati pazienti pediatrici sotto i quattro anni (47,8% maschi e 45,1% femmine) e anziani over 85 (57,7% uomini e 53,9% donne).

Il 78% degli antibiotici a uso sistemico è stato erogato in regime di assistenza convenzionata (di cui: il 70% dispensato da farmacie pubbliche e private; l’8% acquistato dalle strutture sanitarie pubbliche). Il 22% sono invece antibiotici di classe A acquistati privatamente.

Rispetto al 2023, il consumo è calato dell’1,5% per la quota convenzionata e del 9,6% per quella privata, mentre è rimasto quasi stabile per le strutture pubbliche (+0,6%). Per quanto riguarda la spesa, il valore complessivo ha raggiunto 1.501,4 milioni di euro (25,47 euro pro capite), di cui: 561,9 milioni per gli acquisti convenzionati (-2,7% rispetto al 2023); 154,1 milioni per quelli privati (-8%) e 250,3 milioni di euro per le strutture pubbliche (+4,4%).

Per gli antibiotici a uso non sistemico, si registra un consumo totale pari a 27,5 DDD/1000 abitanti die (-2,4%) e una spesa complessiva di 535,2 milioni di euro.

AMR ancora lontani dagli obiettivi

Sul fronte della lotta all’AMR, Aifa sottolinea che l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi raccomandati dal Consiglio dell’Unione Europea, secondo cui nel 2030 dovrebbe ridurre del 18% il consumo totale di antibiotici rispetto al 2019.

I consumi del 2024 sono però ancora sovrapponibili a quelli registrati nel 2019, il che rivela quanto lavoro ci sia ancora da fare. E non solo per diminuire i consumi in generale, ma anche per adeguarsi alle raccomandazioni prescrittive dell’AWaRe Antibiotic Book dell’Oms.

In Italia, in ambito territoriale, i consumi dal 2019 al 2024 sono diminuiti quasi del 10%, ma è aumentato il rapporto tra il consumo di molecole ad ampio spettro rispetto a quello delle molecole a spettro ristretto, oggi tre volte superiore alla media dei Paesi EU/EEA.

Isolando l’area pediatrica, si evidenzia un aumento dei consumi generali e un mancato raggiungimento degli obiettivi di incremento della ratio amoxicillina/amoxicillina+acido clavulanico, nonché della riduzione del rapporto dei consumi delle molecole ad ampio spettro e spettro ristretto.

La situazione peggiore, però, si vede nel setting ospedaliero, dove nessuno degli obiettivi del PNCAR è stato raggiunto, a eccezione della riduzione del consumo dei fluorochinoloni. Il consumo di carbapenemi ha visto addirittura un aumento superiore al 50%. Un altro dato allarmante è la proporzione di uso di antibiotici ad ampio spettro e/o di ultima linea, sul totale del consumo ospedaliero, che risulta superiore alla media UE/SEE di oltre il 10%.

Le prescrizioni AWaRe in Italia

C’è ancora un considerevolegap tra la realtà e il target di portare al 65% l’uso degli antibiotici Access entro il 2030: nel 2024, questa classe di farmaci ha rappresentato in Italia il 54,8% delle dosi totali di antibiotici per uso sistemico, come nel 2023.

Il gruppo Watch ha invece raggiunto una quota del 44,6%, mentre i farmaci Reserve costituiscono lo 0,6% dei consumi totali. Nel gruppo Access, il 72,3% dei consumi riguarda l’associazione amoxicillina/acido clavulanico (39,8% dei consumi totali). L’amoxicillina da sola, invece, rappresenta il 14,3% dei consumi del gruppo Accesse il 7,9% di quelli totali.

All’interno del gruppo Watch l’antibiotico più usato è la claritromicina, con una quota del 22,5% sul totale della categoria e del 10,2% sul totale dei consumi di antibiotici. La daptomicina, infine, è il farmaco più consumato nel gruppo Reserve (35,7%), il quale nel 2024 ha registrato un calo dei consumi dell’11,9%, proprio in virtù della riduzione dell’uso questo farmaco (‐31,2%). I consumi nel gruppo Watch sono invece diminuiti del 3,9%, mentre quelli Access del 2,7%.

Perché il farmacista può fare la differenza?

Il rapporto di fiducia tra cittadini e farmacisti è spesso causa di richieste di farmaci inappropriate, soprattutto quella di antibiotici senza prescrizione. Spesso, infatti, i pazienti pensano di poter riusare un antibiotico prescritto in passato per curare sintomi che, a loro avviso, sono simili a quelli della patologia per la quale il farmaco era stato prescritto.

Qui, l’intervento deciso e competente del farmacista è fondamentale: per sconsigliare l’assunzione senza consulto medico e per approfondire con il paziente la natura del disturbo. Anche quando gli antibiotici vengono venduti con regolare ricetta, il farmacista può fare la differenza nella lotta all’AMR, spiegando l’importanza dell’aderenza terapeutica, del rispetto dei dosaggi e di non interrompere mai la terapia prima che sia conclusa, se non su consiglio medico. Non ultimo, ricordare al paziente di smaltire correttamente eventuali dosi avanzate o scadute.

Gli Antibiotici AWaRe

Il sistema AWaRe divide gli antibiotici nelle tre classi Access, Watch e Reserve (più una quarta classe di antibiotici non raccomandati).

Access: hanno uno spettro di attività ristretto, basso costo, un buon profilo di sicurezza e un potenziale di resistenza generalmente basso. Sono raccomandati come opzioni di trattamento empirico di prima o seconda scelta per le infezioni comuni.

Watch: antibiotici ad ampio spettro, generalmente più costosi, raccomandati solo come opzioni di prima scelta per i pazienti con manifestazioni cliniche più gravi o per infezioni in cui è più probabile che i patogeni siano resistenti agli antibiotici Access, come le infezioni delle alte vie urinarie (IVU).

Reserve: antibiotici di ultima scelta, usati per trattare le infezioni multifarmaco-resistenti.

Le azioni chiave dei farmacisti

  • Spiegare ai cittadini cos’è l’AMR
  • Non dispensare antibiotici senza prescrizione
  • Inviare il paziente dal medico se non in possesso di ricetta
  • Effettuare test diagnostici per capire se c’è un’infezione che richiede terapia antibiotica
  • Consigliare rimedi OTC o SOP per qualche giorno
  • Supportare l’aderenza terapeutica
  • Ricordare ai cittadini come smaltire correttamente gli antibiotici.

Una priorità per la farmacia di tutto il mondo

La consapevolezza che i farmacisti possano fare tanto nel contrasto all’AMR è ribadita in vari documenti. Lo scorso anno un gruppo di ricercatori della Robert Gordon University UK ha pubblicato uno studio in cui ritengono che sia essenziale attivare programmi concreti che permettano ai farmacisti di agire su più fronti per ottimizzare l’uso degli antibiotici da parte dei pazienti.

Nei paesi nei quali questa attività è maggiormente sviluppata, i farmacisti effettuano una sorta di triage per comprendere al meglio le condizioni dei pazienti e si avvalgono di vari test diagnostici. A frenare la diffusione di questo tipo di attività restano però, in vari sistemi sanitari, barriere economiche sulla remunerazione di questi servizi.

La FIP Declaration on Antimicrobial Resistance

Attiva da numerosi anni sul tema dell’AMR, anche l’International Pharmaceutical Federation è intervenuta con iniziative per coinvolgere sempre di più la farmacia territoriale. Durante l’83° FIP World Congress of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, svoltosi nel 2025 a Copenaghen, 82 organizzazioni membri della Federazione hanno siglato la Dichiarazione di Copenaghen sull’AMR, che ha definito chiare priorità globali per contrastarla.

Tra queste, il rafforzamento delle partnership internazionali, la promozione della vaccinazione e dell’uso responsabile degli antibiotici, la salvaguardia delle catene di approvvigionamento dei medicinali e il progresso della ricerca sulla gestione degli antibiotici.

Tratto dal numero di giugno 2026 di Tema Farmacia News

Bibliografia: https://static.tecnichenuove.it/farmacianews/2026/04/22173324/Fonti_Amr_corti_6_26.pdf

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