Roberto Messina, presidente FederAnziani: i tagli alla sanità non devono coinvolgere le farmacie

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Roberto Messina Presidente FederAnziani
Roberto Messina Presidente FederAnziani

«La nostra associazione ha sempre espresso grande vicinanza agli amici farmacisti», perché è chiarissimo che tra anziani e farmacisti «esiste un rapporto speciale» che va ben oltre la semplice vendita di un farmaco, spiega Roberto Messina, che esprime a Tema farmacia la sua opinione sul rapporto tra farmacisti e anziani, opinione che corrisponde perfettamente alla posizione “ufficiale” di FederAnziani, la federazione delle associazioni della terza età, di cui è presidente e direttore del Centro Studi SIC, sin dalla sua fondazione. «Un rapporto fatto di ascolto, consulenza, attenzione», che «andrebbe valorizzato». E anche per questo che «saremo sempre accanto a loro. Non permetteremo mai che i farmaci con ricetta escano dalla farmacia. Non permetteremo mai che la grande distribuzione si occupi anche di farmaci: i farmaci non sono caramelle, sono molecole da maneggiare con cura da personale adatto, nei luoghi adatti. E non andrebbe mai incentivata con politiche di marketing». Così, in maniera molto netta, Una vicinanza espressa, soprattutto negli ultimi tempi, non solo a parole, ma con molti fatti, prese di posizioni, iniziative, contro le liberalizzazioni, i tagli al settore o gli sconvolgimenti come la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C ecc. che hanno visto FederAnziani al fianco di Federfarma e delle altre associazioni di categoria, in difesa delle prerogative e della professionalità dei farmacisti italiani.

Presidente, perché siete contrari all’entrata di società di capitali nel mercato farmaceutico e alla liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia “da banco”?
Lo scorso febbraio, quando sono state ventilate queste ipotesi siamo intervenuti con forza (e non siamo stati soli, come noi hanno fatto l’AIFA, la Conferenza Stato Regioni, il presidente del Comitato di settore del comparto Regioni-Sanità, ecc.) perché siamo convinti che se passasse una norma che prevede la possibilità per le società di capitali di aprire farmacie, morirebbe di fatto il fiore all’occhiello della sanità italiana, ovvero proprio il servizio farmaceutico. In sostanza le nuove norme aprirebbero la strada alle multinazionali che avrebbero la possibilità di vendere farmaci di fascia C fuori dalle farmacie. Ma bisogna prima di tutto tutelare la salute del cittadini con la presenza di un farmacista e, solo dopo, pensare agli interessi delle società dei capitali e delle multinazionali che farebbero di questo mercato soltanto marketing. In altre parole, se i farmaci di fascia C usciranno dalle farmacie, gli anziani saranno i primi a pagare le conseguenze della cosiddetta politica delle liberalizzazioni, con rischi gravissimi per la loro salute. Bisogna salvaguardare il ruolo di garanzia delle farmacie e impedire che la salute degli anziani sia affidata alle politiche di marketing di supermercati e discount. Siamo convinti che se si andasse verso la liberalizzazione della vendita dei farmaci il mercato non farebbe che aumentare la pressione di marketing verso i soggetti più fragili, con la conseguenza che “ammaliati dalle offerte”, tutti assumeremmo più farmaci, aumenterebbero le reazioni avverse, e di conseguenza i ricoveri con conseguenti decessi, ovviamente tutto a carico dello Stato. Lo stesso dicasi per provvedimenti, tipo la bozza di “Intesa tra Governo, Regioni e Province autonome per l’individuazione di misure di razionalizzazione ed efficientamento della spesa del Ssn”, che prevede che le aziende farmaceutiche che non abbasseranno il prezzo al livello di cut off, vedranno riclassificati i propri prodotti in fascia C (ovvero interamente a carico del cittadino). Tutti sappiano che noi cittadini ci troviamo nel mezzo di una guerra tra le Regioni che hanno bisogno di risparmiare, e le case farmaceutiche alle quali verrà chiesto di abbassare il prezzo dei farmaci, pena il trasferimento di questi ultimi in fascia C (ovvero a carico di noi cittadini). Chiaramente ci auguriamo che le aziende abbiano la possibilità di ridurre i prezzi, ma se ciò non dovesse accadere (così come preannunciato dall’associazione delle industrie farmaceutiche) noi pazienti saremo costretti a pagare i farmaci di tasca nostra. Così le Regioni risparmieranno e le aziende continueranno a vendere farmaci, sempre che i cittadini, perlopiù pensionati, possano permettersi di acquistarli, se vogliono curarsi. Ma i farmaci devono essere prescritti esclusivamente in base a logiche medico-scientifiche e ai reali bisogni di cura del singolo paziente, non in base a un criterio che mescola confusamente l’esigenza di risparmio e le scelte di prezzo delle aziende farmaceutiche. È inaccettabile che, dopo anni di sacrifici e tasse pagate, gli anziani si trovino a dover usare le loro già esigue pensioni per pagarsi le cure essenziali alla sopravvivenza.

Giusto, però rimane il problema da dove reperire risorse aggiuntive…
E perché non recuperare i fondi necessari riducendo gli 800 milioni di euro che ogni anno i dirigenti pubblici percepiscono come premio di risultato? Abbiamo un esercito di 48mila dirigenti, i più pagati in Europa, le cui performance sono così brillanti da meritare un riconoscimento così oneroso per le casse pubbliche. Sarebbe un segnale importante da parte di chi non sempre brilla per efficienza, accettare un piccolo sacrificio per consentire al popolo italiano di continuare a curarsi. Dal momento che le Regioni hanno chiesto di anticipare al mese di giugno la revisione del prontuario farmaceutico, inizialmente prevista per dicembre 2015, per risparmiare circa 200 milioni di euro, FederAnziani Senior Italia propone per l’anno in corso una riduzione dei premi di produzione dei dirigenti pubblici pari al 30%, per un totale di 240 milioni di euro; eventualmente, se l’anno prossimo ne occorreranno 400 milioni, proponiamo di ridurre i premi del 50% per l’anno 2016, in modo da garantire un’equa redistribuzione dei redditi e da poter sostenere i malati. Inoltre, in ambito specificamente sanitario, FederAnziani Senior Italia, attraverso il suo Centro Studi, ha individuato una serie di possibili interventi di contenimento della spesa sanitaria. In particolare è emerso che nel triennio 2009-2011 il Ssn avrebbe potuto risparmiare il 36,31% delle risorse impiegate nelle cinque macroaree di costo selezionate, per un risparmio totale ipotetico di quasi 1,5 miliardi di euro l’anno. Nello specifico, le risorse impiegate in modo inefficiente sono state: 461 milioni per la voce relativa alla pulizia, lavanderia, materiali di guardaroba e di generale convivenza (25,06%); 240 milioni per i prodotti alimentari e la mensa (27,93%); 110 milioni per le utenze telefoniche (45,53%); 478 milioni per il riscaldamento (96,72%); 205 milioni per i premi assicurativi (30,14%).

Un altro grande tema è quello dell’aderenza alle terapie…
Diagnosi precoce e sviluppo dell’aderenza alla terapia possono portare fino a 19 miliardi di euro di risparmio per il Ssn e a un significativo miglioramento in termini di salute per l’intera popolazione dei malati cronici. Per questo abbiamo stilato un decalogo dell’aderenza alla terapia, frutto del lavoro condotto con le 53 società medico-scientifiche partner, con la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), con Federfarma, e a fianco delle istituzioni. Secondo i dati del nostro Centro Studi SIC Sanità in Cifre, l’applicazione di questo decalogo porterebbe a 3,7 miliardi di euro di risparmi, grazie a una più rapida emersione della patologia, con maggiore prevenzione e un minore costo medio della terapia per paziente. In più 3,8 miliardi sarebbero recuperati sul fronte della riduzione della diagnostica e l’avvio precoce del trattamento, con minori prestazioni diagnostiche, minori tempi di attesa, maggiore efficienza del personale ospedaliero: E poi da 6 a 11,4 miliardi (a regime), infine, verrebbero risparmiati con la maggiore aderenza alla terapia, quindi minori eventi avversi, inferiore accesso a pronto soccorso e ospedalizzazione, minore spesa farmaceutica. Proprio sulla base di questi calcoli, verrà avviato nel corso del 2015 uno studio sul valore dell’aderenza, una serie di progetti pilota per la presa in carico del paziente cronico, e verrà elaborata una Carta Europea per l’Aderenza alla Terapia. E i dati che emergeranno da tale percorso saranno presentati al prossimo Congresso della Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute, che si svolgerà dal 20 al 22 novembre prossimo a Rimini.

Questo argomento è collegato a un altro vostro “cavallo di battaglia”: la guerra allo “zapping” farmaceutico…
Sì a volte, per fortuna non spesso, qualche farmacista fa troppo “zapping” tra farmaci ed equivalenti, ma invece può far opera di persuasione tra i cittadini perché l’aderenza alla terapia fa sì che diminuiscano una serie di recidive e di acuzie, che chiaramente costano moltissimo allo Stato e quindi al Servizio sanitario nazionale. Qui la vicinanza con il farmacista è importante perché il suo ruolo è, ripeto, estremamente importante e deve essere ancora di più valorizzato, nei modi che loro stessi possono stabilire. Infatti esistono una serie di tavoli aperti in cui si discute della “farmacia dei servizi” che piano piano dovrebbe entrare in funzioni.

Proprio sullo “zapping negli ultimi giorni il Ministero vi ha dato ragione…
Abbiamo posto un quesito al Ministero perché secondo noi il farmacista non è abilitato ad operare una sostituzione di un farmaco prescritto da un medico. Se il medico non indica anche un farmaco equivalente il farmacista non può sostituirlo, come qualcuno vorrebbe, con un’equivalente che ha il minor prezzo. E la risposta del Ministero ci dà ragione dicendo che già oggi la legge è chiara e il farmacista è tenuto a fornire il farmaco indicato dal medico, anche se questo non appone – come diceva qualcun altro – la dicitura “non sostituibile”. Lo dice anche Federfarma sul suo sito, i pazienti anziani hanno ragione, la legge è estremamente chiara sul punto: lo zapping farmaceutico è inammissibile e il farmacista è tenuto a fornire il medicinale prescritto dal medico perché vincolato all’indicazione prescrittiva di quest’ultimo.

E cosa pensa Federanziani del nuovo assetto dei Lea?
La razionalizzazione condotta dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin attraverso il lavoro per l’aggiornamento dei Lea, oggi sottoposti all’attenzione delle Regioni, è un lavoro importante e positivo. Siamo tuttavia scettici che le Regioni li attuino. È fondamentale promuovere una maggiore appropriatezza nell’erogazione delle prestazioni e tagliare gli sprechi per liberare risorse da destinare a prestazioni e forme di assistenza che non è più possibile tenere fuori dai Lea. E il nuovo disegno dei livelli essenziali di assistenza va proprio in questa direzione, con il potenziamento dell’assistenza specialistica ambulatoriale che limita il ricorso improprio all’ospedale. Abbiamo, inoltre, visto con favore l’attenzione alle cronicità con misure come la fornitura gratuita dei prodotti aproteici ai nefropatici, argomento sempre sostenuto dalla federazione delle associazioni della terza età, e finalmente l’ingresso di nuove patologie esenti come la BPCO ovvero le broncopneumopatie croniche ostruttive moderate, gravi o molto gravi, le osteomieliti croniche, le patologie renali croniche. Era ora infine, un po’ di attenzione nei confronti dei disabili, con l’inserimento degli ausili informatici e per la comunicazione, oramai imprescindibili, per non lasciare soli i non autosufficienti e le loro famiglie sempre più impoverite dalla crisi. Certo è però il nostro scetticismo sul reale scarico a terra di tali rivisitazioni dei LEA da parte delle Regioni, che non sono obbligate ad erogarle.

 

Chi è FederAnziani Senior Italia
FederAnziani Senior Italia è la federazione che, dal 2006, riunisce le associazioni della terza età (3.500 Centri Sociali per Anziani-CSA di tutta Italia per oltre 3,5 milioni di aderenti) per tutelare i diritti e migliorare la qualità della vita delle “persone Senior”. Nella sua “mission” qundi rientrano tutte le attività volte a valorizzare il ruolo dei Senior come risorsa insostituibile per la famiglia e la società; orientare le politiche sanitarie e sociali verso lo sviluppo di programmi che favoriscano una sana longevità e promuovano il benessere lungo tutto l’arco della vita; affermare il diritto alla salute quale diritto fondamentale dell’individuo, sancito dalla Costituzione, e sensibilizzare le Istituzioni per garantire equità nell’accesso alle cure. Per questo, la Federazione promuove ogni anno molte iniziative come convegni nazionali e internazionali che coinvolgono i medici delle principali società medico-scientifiche; collabora con le istituzioni e la comunità scientifica per la tutela della salute e la promozione dell’invecchiamento attivo specialmente attraverso la Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute; effettua ricerche sui temi della salute e dell’economia sanitaria attraverso il suo Centro Studi SIC Sanità in Cifre; organizza campagne di screening per le principali patologie; promuove la rappresentanza sociale nei confronti degli organismi pubblici e privati che operano nelle politiche sociali, di salute e assistenza; organizza in tutta Italia, attività volte alla socializzazione e al benessere come l’informazione in ambito sanitario, il turismo sociale, la prevenzione, la formazione nell’ambito tecnologico; promuove stili di vita che favoriscano un sano invecchiamento attraverso campagne di comunicazione; sostiene i CSA attraverso la Fondazione Senior Italia e i suoi progetti; fornisce servizi in ambito sanitario, previdenziale e sociale attraverso la Senior Italia Società di Mutuo Soccorso; organizza eventi e iniziative a livello europeo attraverso la SIHA Senior International Health Association; comunica con i suoi aderenti, con il mondo dei Senior e con il pubblico più ampio attraverso i suoi strumenti di comunicazione.

Lorenzo Di Palma

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