Promuovere la prevenzione cardiovascolare fin dall’età scolare, come investimento in prevenzione primaria e secondaria. E poi applicare strategie di prevenzione cardiovascolare di genere, contrastare i principali fattori di rischio (ipertensione, dislipidemia, diabete, obesità), quelli noti come alimentazione incongrua, sedentarietà e fumo, e quelli meno convenzionali tra cui inquinamento, stress sociale e socio-economico, incentivare l’engagement del cittadino tramite una corretta educazione sanitaria con particolare attenzione all’adozione di comportamenti salutari e all’aderenza terapeutica.

Sono i capisaldi promossi, da sempre, dagli esperti e dalle principali Società Scientifiche di ambito cardiovascolare, come la Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), che si rinnovano anche quest’anno in occasione della Giornata Mondiale della Salute del Cuore, del 29 settembre.

Patologie cardiovascolari

Sono in costante incremento, in Italia e nei paesi occidentali, complici diversi fattori. Assetto socio-demografico indirizzato all’invecchiamento progressivo della popolazione, aumento della sopravvivenza anche da patologie croniche come ipertensione, diabete, cardiopatia ischemica tra le principali.

«A livello nazionale – dice Massimo Volpe, professore Emerito di Cardiologia all’Università di Roma Sapienza, Responsabile dell’Area Prevenzione e Ipertensione dell’IRCCS San Raffaele di Roma e Presidente SIPREC – si stimano circa 120 mila casi di infarto annui, almeno 1 milione e mezzo di ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e altrettanti casi di fibrillazione atriale, con una prevalenza globale in crescita nella popolazione anziana. Il 27% degli over 65 ha, infatti, una malattia cardiovascolare, e 1 persona su 3 dopo i 75 anni ne è portatore: numeri che giustificano il 50-60% circa della mortalità cardiovascolare, sebbene quest’ultima sia in calo negli ultimi anni grazie ai progressi nella diagnosi e nella cura».

Massimo Volpe, professore Emerito di Cardiologia all’Università di Roma Sapienza, Responsabile dell'Area Prevenzione e Ipertensione dell'IRCCS San Raffaele di Roma e Presidente SIPREC
Massimo Volpe, professore Emerito di Cardiologia all’Università di Roma Sapienza, Responsabile dell’Area Prevenzione e Ipertensione dell’IRCCS San Raffaele di Roma e Presidente SIPREC

Oltre alla sopravvivenza è sensibilmente aumentata l’aspettativa di vita della popolazione, con una media di 83 anni fra maschi e femmine, vissuti in salute fino all’età di 67 anni circa, ma con un differenziale, rispetto al passato, di circa 16 anni di vita trascorsi con una malattia o una disabilità, di cui molte sono patologie croniche cardiovascolari. «L’obiettivo – continua Volpe – oggi è quello di ridurre il gap fra life-span e health-span, puntando ad anni vissuti in maggiore quantità e soprattutto in qualità, grazie a strategie di prevenzione efficaci, messe in atto fin dalle fasce di popolazione più giovani. L’età infantile, adolescenziale e i giovani adulti rappresentano un’importante finestra su cui incentrare interventi sugli stili di vita: astensione dal fumo, consumo di una dieta sana e bilanciata in grado di contrastare anche il rischio di obesità, diabete e dislipidemie che determinano problematiche cardiovascolari, attività fisica regolare funzionale all’età, al genere e alle capacità individuali di resistenza allo sforzo, praticata almeno 3 volte a settimana, per circa 120-150 minuti, alternando attività aerobiche e esercizi di potenziamento muscolare che allenano l’apparato cardiovascolare e bruciano calorie, screening e controlli periodici. Questi ultimi, nei giovani adulti, ad esempio andrebbero eseguiti ogni 5 anni per intercettare potenziali fattori di rischio emergenti che espongono a condizioni cardiovascolari, cardio-metaboliche o patologiche in genere».

L’approccio terapeutico

Personalizzato e integrato, mirato alla correzione/prevenzione di uno o più fattori di rischio individuati, che possono richiedere dalle “semplici” modifiche dello stile di vita all’introduzione di una terapia farmacologica di affiancamento, se necessario. Così dovrebbe essere l’approccio terapeutico: «Ad esempio in caso di ipertensione o ipercolesterolemia – prosegue il Professore – l’ampia disponibilità di nuovi farmaci, performanti e ben tollerati, permette di impostare una terapia cronica cardiovascolare, anche sul lungo periodo, in ottica di prevenzione di eventi cardiovascolari».

Un “patto di alleanza”

Clinica, politica, strutture regionali, territorio, come farmacie e medici di medicina generale (MMG), Società Scientifiche, ciascuno secondo le proprie competenze e expertise, devono collaborare all’implementazione e al governo di programmi di prevenzione, a fare informazione aggiornata a medici, farmacisti, operatori sanitari, ricercatori, coinvolgendo anche cittadini e Associazioni di pazienti. «La diffusione dell’informazione e della prevenzione è un impegno costante, quotidiano, i cui risultati si raccolgono nel tempo. Tra questi: aspettativa di vita migliorata, riduzione di infarto o altre condizioni cardiovascolari disabilitanti per che ne soffre, per la famiglia, i care giver e per il sistema sanitario pubblico. Ricordando che prevenzione significa anche sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale».

L'approccio terapeutico verso disturbi a carico del cuore dovrebbe essere personalizzato e integrato, mirato alla correzione/prevenzione di uno o più fattori di rischio individuati, che possono richiedere dalle “semplici” modifiche dello stile di vita all’introduzione di una terapia farmacologica di affiancamento
L’approccio terapeutico verso disturbi cardiovascolari dovrebbe essere personalizzato e integrato, mirato alla correzione/prevenzione di uno o più fattori di rischio individuati, che possono richiedere dalle “semplici” modifiche dello stile di vita all’introduzione di una terapia farmacologica di affiancamento

Il ruolo della farmacia

Presenti capillarmente sul territorio, i presidi possono esercitare un ruolo di prossimità di cruciale importanza, in sinergia con l’ospedale e il MMG. «La farmacia e i suoi professionisti, proprio per il lavoro di specificità che offrono al territorio – conclude il professor Massimo Volpe – devono essere maggiormente contestualizzati nel sistema, ad esempio istituendo percorsi in cui il farmacista possa segnalare una criticità nota o intercettata a un determinato medico, specialista o MMG. Ad oggi non esiste una rete, messa a sistema, che invece andrebbe implementata e strutturata, compresa la valorizzazione della farmacia dei servizi».

“Cuore di donna in farmacia”

Rappresenta una delle virtuose iniziative pilota, promossa da Cittadinanzattiva e da Federfarma, attiva dal 2025 presso le farmacie appartenenti alla rete di Federfarma di tre Regioni italiane e dal 2026 estesa a tutto il territorio nazionale. L’iniziativa è rivolta a una popolazione target: donne in pre o menopausa, di età compresa fra 40 e 60 anni, sane, senza patologie cardiovascolari con l’intento di intercettare il rischio cardiovascolare, la cui esposizione aumenta con la cessazione dell’apporto ormonale, quindi prevenire importanti patologie cardiovascolari, in circa 2 mila donne.

«Obiettivo del progetto – spiega Maria Vitale di Cittadinanzattiva – è educare le donne all’adozione di una serie di best practice che coniugano medicina di genere e prossimità, dove la farmacia costituisce un luogo elitario. Le donne che accedono alle farmacie aderenti al progetto possono sottoporsi a uno screening predisposto dall’Università dell’Aquila e validato da un Board Scientifico, per la definizione del proprio rischio cardiovascolare misurato sulla base di un questionario indicizzato autocompilato dalla donna, dati anamnestici, anche di tipo clinico, e specifici test come un elettrocardiogramma refertato in tempo reale, grazie alla telemedicina, da un cardiologo, pressione arteriosa ed altro. Tutti questi parametri permettono al farmacista di identificare la donna potenzialmente a rischio, per uno o più fattori, per patologia cardiaca e orientarla verso la correzione e assunzione di migliori stili di vita o in caso di anomalie rilevate di indirizzarla al MMG o a una specialista per una adeguata presa in carico».

Maria Vitale di Cittadinanzattiva
Maria Vitale di Cittadinanzattiva

L’interazione e il matching di questi tool ha permesso di stratificare le partecipanti per fattori di rischio, risultati piuttosto rilevanti: almeno un elemento di esposizione presente nel 90% di donne, 2-3 fattori di rischio nel 40% della popolazione considerata, 3-4 fattori per circa il 30% di donne, fino a 5-6 elementi di rischio per un restante 15% che potrebbe sviluppare con maggiore probabilità una patologia cardiovascolare senza esserne consapevole.

Le criticità emerse

In continuità fra le due edizioni si è rilevata una generale precezione distorta del rischio cardiovascolare fra le donne, sottovalutato o meno temuto rispetto a quello oncologico: un primo bias a cui la campagna di Cittadinanzattiva ha dato risalto, evidenziando il bisogno di riportare l’attenzione delle istituzioni e della cittadinanza alle patologie cardiovascolari, di alto impatto clinico, assistenziale e sociale.

«Un’altra criticità emersa – prosegue Vitale – riguarda il supporto terapeutico: fra coloro con un fattore di rischio per ipertensione, nonostante terapia specifica, circa 2/3 mostrava un profilo clinico poco tranquillizzante non compensato dal trattamento, suggerendo un tema di non corretta aderenza alle terapie o di un dosaggio non adeguato alla condizione in atto».

In questo contesto la farmacia può svolgere un ruolo fondamentale, di sanità pubblica, sensibilizzando la donna e “educando” con indicazioni personalizzate al proprio bisogno preventivo e/o clinico. «Questo grazie a un strumento di screening facile e agevole da somministrare che può essere adottato da tutte le farmacie che hanno attivato i servizi della Farmacia dei servizi, ma non solo: tutte le farmacie possono partecipare efficacemente anche solo intervenendo in attività di educazione sanitaria, in termini di sensibilizzazione e informazione alla donna di fattori di rischio genere-specifici, e di prevenzione laddove vengano rilevati campanelli di allarme correlabili a un contesto cardiovascolare, meritevoli di approfondimento».

La farmacia, dunque, rappresenta un valore aggiunto nella costruzione di una rete con altri professionisti sanitari, facendo da ponte per una presa in carico strutturata fra i diversi servizi territoriali.

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