Sanità del futuro e automedicazione, un’indagine Censis

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Una recente ricerca del Censis, realizzata in collaborazione con Assosalute, ha indagato i comportamenti e le aspettative dei cittadini sulla sanità del futuro. Tra le richieste più ricorrenti: strutture sanitarie di prossimità facilmente accessibili, un potenziamento delle farmacie intese come presidi che erogano servizi, un ricorso maggiore a digitale e telemedicina

Una recente ricerca del Censis, dal titolo “Il valore dell’autoregolazione della salute dei cittadini nella nuova sanità”, realizzata in collaborazione con Assosalute, ha indagato le attitudini degli italiani rispetto alla salute, analizzando comportamenti, opinioni e aspettative dei connazionali rispetto alla sanità del futuro. Dall’indagine è emerso che nell’ultimo anno 46 milioni di italiani hanno avuto disturbi di lieve entità che ne hanno compromesso la piena funzionalità. Di questi ben 41 milioni ha fatto ricorso all’automedicazione responsabile, ricorrendo a farmaci senza obbligo di ricetta già noti o comunque suggeriti dal medico di medicina generale e dal farmacista.

Automedicazione responsabile

Nel 2020 il ricorso ai medicinali di automedicazione è stato massiccio, tanto che il 65,4% degli italiani si è autogestito, ricorrendo a farmaci senza obbligo di ricetta che già conosceva. A farlo di più sono i giovani (77,8%), laureati (72,8%), occupati (71,6%). Per il 76,1% di questi l’automedicazione si è rivelata decisiva o importante per guarire e continuare a svolgere le proprie attività in maniera regolare.
L’approccio all’automedicazione è stato comunque responsabile: su 100 italiani che hanno fatto ricorso a un farmaco senza ricetta, il 22,6% lo ha assunto in autonomia, mentre oltre 7 italiani su 10 hanno fatto ricorso al parere del farmacista o del proprio medico di famiglia.

Sanità del futuro, le aspettative dei cittadini

Questi i principali dati emersi per quanto concerne i desideri e le aspettative dei cittadini intervistati in merita alla Sanità del futuro:

  • l’89,6% del campione vorrebbe strutture sanitarie di prossimità, facilmente accessibili per le cure primarie;
  • l’83,5% desidera un potenziamento delle farmacie come presidi capaci di erogare una molteplicità di servizi;
  • l’82,3% ritiene che le risorse dovrebbero essere destinate soprattutto alla gestione di patologie gravi, acute e croniche;
  • l’83,6% auspica un potenziamento dell’educazione alla salute che consenta anche una maggiore responsabilizzazione del cittadino circa la gestione di disturbi di lieve entità;
  • il 73,1% chiede di promuovere un più intenso ricorso a digitale e telemedicina che, proprio durante la stagione pandemica, hanno mostrato la loro importanza.

Medicina territoriale e presidi di prossimità rappresentano quindi gli elementi chiave per la maggior parte dei cittadini. Molti ritengono inoltre che per i disturbi di lieve entità il farmacista dovrebbe diventare il primo referente, sempre in contatto con il medico di medicina generale: i sostenitori di questa ipotesi sono il 69% nel cluster 35-64 e arrivano addirittura al 70,9% tra gli over 65.

PNRR, come gli italiani ripartirebbero le risorse

Gli italiani sono consapevoli che ci si trovi in un momento di grande ripensamento della sanità, anche grazie alle risorse messe a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e quasi 8 italiani su 10 ritengono che questo rappresenti un’opportunità da non sprecare. Gli intervistati utilizzerebbero queste risorse per:

  • potenziare gli ospedali (55,1%);
  • promuovere nuove assunzioni di personale sanitario (53,9%);
  • promuovere investimenti maggiori in ricerca scientifica (51,7%);
  • potenziare la sanità territoriale (51%);
  • ammodernare di macchinari e tecnologie di diagnosi e cura (50,6%).

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