Tachicardia: un supporto dall’omeopatia

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Quali rimedi omeopatici possono rivelarsi utili in caso di sintomatologia riconducibile alla tachicardia?

Dopo aver escluso cause mediche della tachicardia, che ne richiedono specifici trattamenti, può essere presa in considerazione, avendo cura di definire un quadro completo (fisico ed emotivo) del paziente, anche l’omeopatia. Rimedio per sintomi cardiaci è Ammonium carbonicum, che presenta interessanti indicazioni anche per la sindrome da fatica cronica: le indicazioni sono le palpitazioni peggiorate dallo sforzo, con senso di oppressione toracica e dispnea; i soggetti lamentano debolezza e fatica nel camminare in salita, sono freddolosi e peggiorano con il clima umido. Arsenicum album, invece, presenta un quadro psichico caratterizzato da ansia (talora con attacchi di panico), dipendenza dal medico curante, paura della morte e di finire in povertà, compulsione (con atteggiamento talora ritualistico) e dispera di poter guarire dai propri malanni. Fisicamente riferirà sintomi gastritici ed enteritici, dispnea e tachicardia peggiorate stando sdraiato, costringendolo, durante il sonno, a mantenersi in posizione seduta.

Cactus grandiflorus è indicato in soggetti che, oltre a soffrire di palpitazioni, presentano dolori toracici acuti e trafittivi, estesi al braccio sinistro, per cui spesso si recano nei servizi medici d’urgenza temendo un infarto del miocardio; le palpitazioni peggiorano stando sdraiati sul lato sinistro, posizione che viene accuratamente evitata. In Coffea cruda le palpitazioni insorgono in soggetti che presentano disturbi quando bevono caffè in modo eccessivo (similitudine omeopatica): i sintomi nervosi sono caratterizzati da sindrome da ipereccitazione, con pensieri incontrollabili e grande sensibilità ai rumori, frequenti nevralgie e insonnia.

Rimedi a cavallo tra convenzionale e complementare

Non deve inoltre apparire stravagante che vi siano farmaci utilizzabili sia nella medicina convenzionale che in omeopatia: è il caso della Digitalis,noto farmaco cardiotonico, che in diluizione omeopatica si utilizza per soggetti che hanno paura di morire per cause cardiache e che potranno avere sia tachicardia che bradicardia, con palpitazioni che insorgono specialmente dopo dispiaceri. Sulla stessa linea troviamo Glonoinum (derivato della nitroglicerina, i nitroderivati rappresentano un cardine della terapia cardiologica convenzionale per la cura delle ischemie cardiache): i soggetti che ne necessitano presentano risvegli notturni con stati confusionali, aggravamenti da esposizione solare, cefalee pulsanti (simili a quelle provocate dai farmaci a base di itroderivati) e palpitazioni con pulsazioni visibili nella zona anteriore del collo. La terapia dei disturbi cardiaci su base funzionale rappresenta dunque un terreno particolarmente interessante da un punto di vista omeopatico, ma che richiede grande prudenza prescrittiva e attento monitoraggio clinico.

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