Centro studi Federfarma pubblica i dati della spesa farmaceutica 2016

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È di oltre 25 miliardi il giro d’affari che nel 2016 ha coinvolto il mondo delle farmacie in Italia. Di questi circa la metà sono medicinali di classe A rimborsati dal Sistema sanitario nazionale (SSN). È questo il dato che emerge dal lavoro del centro studi Federfarma che ha pubblicato un pamphlet, che analizza l’andamento della spesa farmaceutica convenzionata, a livello nazionale e regionale, anticipando così gli uffici AIFA, fermi al periodo gennaio-ottobre 2016.

spesa farmaceutica
Diciamo subito che il sistema a livello globale continua a godere di buona salute. Nel 2016 la spesa per medicinali nel mondo ha raggiunto e superato i 1.100 miliardi di dollari e le previsioni per il futuro prevedono tassi di crescita compresi fra il 4% e il 7% (Fonte CAGD 2016-2020).

Spesa farmaceutica convenzionata in Italia gennaio – dicembre 2016

Venendo ai dati del nostro paese, nel 2016 la spesa farmaceutica convenzionata netta subisce una diminuzione del 1,3% rispetto al 2015 e vale in termini assoluti oltre 8 miliardi di euro. Lieve contrazione anche per il numero delle ricette (-0,6%) che superano comunque il mezzo miliardo – per la precisione 587 milioni – con una media per cittadino pari a 9,7. Il miliardo invece lo si oltrepassa considerando il numero delle confezioni di medicinali erogate a carico del SSN (1,12 miliardi). In questo caso la media per cittadino è di 18,5. Aumenta invece sia il valore medio per singola confezione, dai € 9,43 del 2015 ai 9,55 del 2016, sia la distribuzione per nome e per conto, di oltre 144 milioni di euro, ma comunque a un ritmo più contenuto rispetto al passato.

Compartecipazione a carico dei cittadini e uso degli equivalenti

Non sono buone le notizie riguardo la compartecipazione a carico dei cittadini che anche quest’anno riporta una variazione con segno più. Sono due i fattori che incidono su questa categoria di spesa: il ticket fisso per ricetta (qui i valori per regione) e la quota che mette di tasca propria il cittadino ogni qual volta sceglie un farmaco con un prezzo maggiore rispetto all’equivalente di riferimento. Complessivamente il valore della compartecipazione è di oltre 1,5 miliardi di euro di cui più del 66% (dato AIFA) dovuto proprio alla diffidenza per i farmaci non griffati. A dimostrazione di ciò si consideri che l’incidenza delle confezioni di farmaci a brevetto scaduto sul totale di quelle erogate in regime di SSN è di oltre il 77%, ma gli equivalenti veri e propri non superano il 27% del totale per una spesa del 16,67%In sintesi, potrebbero essere utili ulteriori iniziative di comunicazione oltre la già valida pubblicazione dell’Agenzia Medicinali equivalenti – Qualità, sicurezza ed efficacia.

Le regioni

Il calo della spesa e del numero delle ricette è particolarmente sensibile in Valle d’Aosta (spesa netta -21,1; ricette -11,9%) a seguito dell’introduzione del ticket sui farmaci dal 1° gennaio 2016. Leggere di una diminuzione della spesa e delle ricette così importante, seppur in una piccola regione, potrebbe indurre ministero della Salute e regioni a una riflessione più approfondita riguardo la ventilata ipotesi di abolizione dei ticket in sanità.

Sul versante della spesa, inoltre, spicca il rilevante contenimento che si è avuto in Molise (-7,6%) e Sardegna (-6,9%) frutto di un sensibile aumento della quota di farmaci acquistati direttamente dalle ASL (aumento superiore al +25% rispetto al 2015 in entrambe le Regioni) e distribuiti dalle stesse oltre che dalle farmacie.

Osservato il 2016 adesso non resta che aspettare i primi numeri del 2017 anche perché, come indica la Corte dei Conti nel suo recente rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, alla luce dei cambiamenti nella definizione dei tetti di spesa (Articolo 1 commi 398 e 399 legge 11 dicembre 2016 n. 232), i farmaci di classe A in distribuzione diretta rientreranno nel nuovo tetto della farmaceutica per acquisti diretti. Gli effetti di questa operazione dovrebbero consentire non solo una maggiore tracciabilità dei dati, con una conseguente limitazione dei contenziosi con le aziende farmaceutiche, ma anche ridimensionare l’onere del payback a carico di quest’ultime. Insomma, come diceva un vecchio adagio, chi vivrà vedrà.

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