La farmacia come terminale intelligente della sanità

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Da semplice punto distributivo, la farmacia si trasforma in punto d’incontro con il paziente per diventare il terminale intelligente della sanità. A parlare del cambiamento è Gadi Schoenheit, vicepresidente di DoxaPharma

Gadi Schoenheit, DoxaPharma

Le ultime ricerche di DoxaPharma descrivono le nuove tipologie di farmacia e il bisogno crescente di personalizzare e segmentare la proposta. Ma che cosa significa personalizzare in questo ambito?  “Significa prima di tutto partire dai bisogni del territorio per costruire un modello di risposta ad hoc per quanto riguarda i prodotti e i servizi offerti, rimettere al centro il ruolo del farmacista puntando sulla formazione e sulla sua capacità di offrire consulenza e ‘tailorizzare’ la proposta, lavorare sia sulla farmacia indoor, intesa come offerta di prodotti e servizi ad hoc, sia su quella outdoor, cioè quella che prevede di seguire il cliente prima e dopo il suo ingresso in farmacia”, spiega Gadi Schoenheit, vicepresidente di DoxaPharma.

Negli ultimi due anni la farmacia si è evoluta. Che cosa è successo?

Ogni due anni DoxaPharma presenta il suo barometro sulla farmacia, prendendo in considerazione le risposte di 500 farmacisti, esclusi quelli che fanno parte di catene o farmacie pubbliche. Parliamo quindi di imprenditori. Confrontando i dati dell’ultima rilevazione abbiamo scoperto come una percentuale del 10-15% (ancora piccola, ma in crescita) dei farmacisti intervistati stia reagendo a eventi come l’approvazione del Ddl Concorrenza, la possibilità di acquistare farmacie anche da parte di chi non è farmacista ma anche la crisi generalizzata del settore. Dai dati è evidente come negli ultimi 50/60 anni la farmacia abbia sviluppato un tipo di business distributivo, molto semplice, se vogliamo. La maggioranza del fatturato derivava dalla vendita dei farmaci, il cliente entrava in farmacia con una ricetta, il farmacista gli consegnava il farmaco prescritto e poi attendeva di ricevere il pagamento da parte dell’Asl competente. A un certo punto, però, il segmento etico prescrivibile è andato in crisi, a causa dell’arrivo dei farmaci ambivalenti. E quindi il farmacista ha iniziato a investire nella farmacia, proponendo merchandising, strutturando delle belle vetrine e così via. E qui si è commesso l’errore: la farmacia è andata contro la grande distribuzione, che dal canto suo aveva budget differenti.

Quali altri cambiamenti sono seguiti?

Le farmacie hanno iniziato a segmentarsi: chi come cooperativa e chi come imprenditore. Queste nuove strategie di business hanno iniziato a incrociarsi con le nuove normative, fino a che il farmacista non ha avuto la possibilità di evolversi e diventare quello che possiamo chiamare ‘Terminale Intelligente della Sanità’. Quindi la farmacia ha finalmente avuto la possibilità di trasformarsi da semplice punto distributivo, a punto di incontro con il paziente. Mi riferisco alla possibilità di accedere in farmacia a servizi come interventi diagnostici e infermieristici, o di aderenza terapeutica (quando cioè il farmacista si adopera per controllare che il paziente rispetti la prescrizione del medico). Stiamo parlando di un cambiamento che ha iniziato a svilupparsi lentamente ma che pare la direzione più corretta affinché la farmacia possa essere competitiva e distinguersi in uno scenario sempre più complesso e variegato.

Che ruolo può e deve ricoprire nel futuro il farmacista?

È importante che il farmacista si accrediti con un nuovo ruolo in network con le Asl, il medico e gli ospedali. Il Digital farà sempre di più da collante, perché permette lo scambio di informazioni e, quindi, di operare in tempo reale. È più semplice per il paziente andare in farmacia piuttosto che in un ambulatorio. E sempre più farmacie si stanno orientando in questa direzione ma bisogna fare investimenti, formarsi, fare network con i medici.  Solo in questo modo la farmacia può reggere la competizione rispetto alle grandi catene, che tendono a duplicare il modello mass market, mentre la relazione con il paziente e la capacità di sviluppare servizi ad hoc, tratti distintivi del farmacista, non sono facili da replicare. Ricordiamoci che le farmacie hanno un profondo rapporto con il territorio, e devono saperlo sfruttare a loro vantaggio.

 

 

 

 

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