Buone notizie dal settore della terapia antibiotica

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Recentemente è stata autorizzata l’immissione sul mercato italiano di un nuovo antibiotico: la dalbavancina. Questo principio attivo si è mostrato particolarmente efficace nel combattere i batteri gram-positivi, con particolare riferimento a stafilococchi e streptococchi responsabili di numerose infezioni anche di notevole gravità.

Il nuovo medicamento trova indicazioni nella terapia delle infezioni della pelle degli adulti, ha una emivita lunga e può essere somministrato al paziente una volta ogni 7 giorni per via iniettiva.

Oltre alla maggior facilità d’uso per il malato, questo nuovo antibiotico rappresenta anche un valido aiuto contro il minaccioso fenomeno della resistenza nei confronti degli antibiotici proprio per l’efficacia dimostrata contro i batteri.

Le principali organizzazioni mondiali, tra le quali L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), stanno lanciando allarmi sempre più frequenti e richiami sempre più pressanti finalizzati a mobilitare al più presto tutte le risorse necessarie a fronteggiare questo fenomeno. Sono 700.000 i decessi all’anno a causati dalla resistenza batterica agli antibiotici e si prevede che nel 2050 saranno 10 milioni se non si interverrà in modo deciso e tempestivo.

I commenti

Il prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, ha dichiarato in merito all’efficacia della dalbavancina: “In questi giorni a Roma si sono riuniti i principali esperti di terapia antibiotica per analizzare i dati che stanno emergendo dalla pratica clinica sull’utilizzo della dalbavancina nei principali centri ospedalieri italiani. I dati riportati dimostrano che, nei casi in cui la terapia antibiotica debba essere somministrata per diverse settimane (come per esempio nel corso di osteomieliti), l’utilizzo del farmaco somministrato una volta a settimana abbia reso possibile il trattamento di queste complicate patologie in ambito ambulatoriale senza dover ricorrere a prolungati periodi di ricovero. Questi esempi testimoniano come farmaci a lunga emivita come la dalbavancina possano permettere nuove strategie di trattamento dei pazienti con infezioni croniche, riducendo i tempi di degenza e quindi il soggiorno prolungato in ospedale che rappresenta spesso il fattore  maggiore di rischio per infezioni nosocomiali con l’entrata in contatto con germi multiresistenti”.

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