Mentre gli anziani cercano alternative per controllare i sintomi legati al sonno, al dolore e all’umore, un nuovo studio qualitativo su JAMA Network Open rivela le ragioni per cui molti si orientano verso la cannabis commestibile, in particolare le combinazioni di THC e CBD. Restano tuttavia ancora da chiarire gli aspetti e le implicazioni riguardo gli effetti psicoattivi, i benefici ancora incerti, l’ottimizzazione del dosaggio e le indicazioni terapeutiche.

Lo studio qualitativo

Le ragioni per cui gli anziani utilizzano prodotti a base di cannabis commestibile e la percezione (sulla sicurezza e efficacia) delle diverse opzioni di cannabinoidi per la gestione del dolore, del sonno e dei sintomi legati alla salute mentale. Sono queste le “open question” che hanno dato il via a uno studio dedicato dopo la legalizzazione della cannabis negli Stati Uniti e che ne hanno sensibilmente aumentato il consumo tra la popolazione, impiegata in misura maggiore per il controllo del dolore cronico, la gestione dei disturbi del sonno, ansia e depressione.

Ci sono però anche i rovesci della medaglia: i partecipanti, ad esempio, esprimo maggior preoccupazione circa i potenziali effetti collaterali dei farmaci convenzionali, tra cui sonnolenza, dipendenza, effetti cognitivi o rischi per la salute a lungo termine, invitando dunque alla ricerca di approcci alternativi. Fra questi i prodotti a base di cannabis commestibili, molto popolari e apprezzati poiché evitano il fumo, sono più “discreti” e di più facile utilizzo. Resta tuttavia ancora incertezza fra la popolazione su quali sino i prodotti a base di cannabis siano più sicuri o i più efficaci, anche a fronte della scarsa e corretta informazione ricevuta dalla classe/assistenza medica e/o di informazioni, contradditorie, derivanti da pubblicità, media o altri consumatori di questa sostanza.

Aspetti, tutti, che sono stati indagati dall’attuale studio qualitativo sulla cannabis, condotto in Colorado (US) tra novembre 2021 e novembre 2023 nell’ambito di una più ampia sperimentazione clinica tesa a esaminare gli effetti dei prodotti a base di cannabis commestibili sulla funzionalità fisica, sulla salute cognitiva e sul benessere degli anziani.

Nello specifico, la popolazione coinvolta nello studio ha incluso 169 adulti di età pari o superiore a 60 anni (età media 70,8 anni, di cui poco più della metà donne, prevalentemente di razza caucasica e con elevato livello di istruzione), utilizzatori di cannabis commestibile per le indicazioni sopra citate, per almeno più di sette volte al mese, arruolati tramite campagne di direct mail, volantini ed eventi di sensibilizzazione nelle aree di Denver e Boulder.

I partecipanti hanno espresso preoccupazione per i potenziali effetti collaterali dei farmaci convenzionali, tra cui sonnolenza, dipendenza, effetti cognitivi o rischi per la salute a lungo termine.
I partecipanti hanno espresso preoccupazione per i potenziali effetti collaterali dei farmaci convenzionali, tra cui sonnolenza, dipendenza, effetti cognitivi o rischi per la salute a lungo termine.

Inoltre, prima di acquistare prodotti a base di cannabis, i partecipanti sono stati invitati a compilare questionari demografici e a completare interviste semistrutturate, utili a esaminare le motivazioni a provare la cannabis, le esperienze pregresse nella gestione dei sintomi e gli atteggiamenti nei confronti dei diversi tipi di prodotti a base di cannabis. Dopo l’intervista, ai partecipanti è stata mostrata un’infografica che riassumeva le tre categorie della sostanza disponibili al fine di conoscere il maggior interesse verso una specifica tipologia di prodotto.

Tutte le interviste sono state registrate, trascritte e successivamente analizzate mediante analisi qualitativa del contenuto, tramite un codice strutturato per identificare i temi relativi a motivazioni, preoccupazioni, benefici percepiti e svantaggi dell’uso di cannabis. L’analisi qualitativa è proseguita fino all’emersione di temi sostanzialmente nuovi da ulteriori interviste.

Le motivazioni all’uso di cannabis e sintomi target

Problematiche associate a dolore cronico, scarsa qualità del sonno, ansia, depressione e aumento del disagio fisico e mentale sono i trigger principali che hanno spinto all’uso di cannabis. La preferenza dei partecipanti si è orientata soprattutto a prodotti combinati contenenti sia cannabidiolo (CBD) che tetraidrocannabinolo (THC) rispetto a prodotti contenenti solo cannabidiolo o solo tetraidrocannabinolo. Tra le motivazioni dichiarate all’uso, è stata indicata in misura maggiore la volontà di evitare i farmaci tradizionali, sia da prescrizione che da banco per il timore di effetti collaterali, come la paura di sviluppare dipendenza, di sperimentare deficit cognitivi o di sentirsi intontiti dopo l’assunzione.

Molti hanno dichiarato di considerare la cannabis più naturale o più sicura dei farmaci tradizionali, e altri di aver provato diverse modalità di trattamento, come fisioterapia, iniezioni, yoga, massaggi, sonniferi e/o antidepressivi, senza trovare un sollievo efficace ai sintomi. La cannabis si profilava, dunque, come l’ultima risorsa per migliorare la qualità di vita. Non ultimo, fra le motivazioni indotte, è emerso anche il peggioramento dei sintomi legati all’età, quali ad esempio un aumento del dolore articolare, disturbi del sonno, disagio emotivo, e riduzione del benessere fisico.

Inoltre, alla cannabis è stato associato l’auspicio di un efficace aiuto per mantenere l’indipendenza, rimanere fisicamente attivi o migliorare le funzioni quotidiane. Infine è stata citata come fattore influenzante anche l’esperienza di amici, familiari, fonti mediatiche o presentazioni mediche che riferivano esperienze positive con la cannabis. Il passaparola ha fortemente condizionato la percezione dell’efficacia della cannabis. Mentre, un gruppo più ristretto ha espresso interesse per la cannabis a scopo ricreativo o come sostituto dell’alcol, ritenendo che questa potesse migliorare l’umore e le esperienze sociali, con minori effetti negativi sulla salute rispetto al consumo di alcol.

Percezioni sui prodotti a base di cannabidiolo e THC

I partecipanti hanno riportato opinioni diverse riguardo ai vari tipi di prodotti a base di cannabis. Ad esempio, quelli a base di THC sono stati associati a rilassamento, miglioramento dell’umore ed esperienze psicoattive. Sebbene la maggior parte abbia espresso preoccupazione per la possibilità di sentirsi “sballati”, con deficit cognitivi, ansiosi o demotivati o sulla possibile interferenza della sostanza con le attività quotidiane, quindi anche la riduzione della produttività.

I prodotti a base di THC sono stati associati a rilassamento, miglioramento dell'umore ed esperienze psicoattive.
I prodotti a base di THC sono stati associati a rilassamento, miglioramento dell’umore ed esperienze psicoattive.

Dall’altro lato, molti partecipanti hanno dichiarato il CBD meno rischioso, poiché meno legato a intossicazione o compromissione funzionale, stimando di potere ottenere sollievo dai sintomi senza subire effetti psicoattivi di altra natura. L’opinione quasi comune è che i prodotti a base di CBD e THC potessero offrire benefici terapeutici superiori, derivanti dalla sinergia di entrambi i cannabinoidi, con particolare interesse a personalizzare il rapporto delle sue sostanze in funzione alle proprie esigenze

Un’overview

Lo studio presenta tuttavia alcune limitazioni, ad esempio il campione di popolazione che ha coinvolto prevalentemente soggetti con alto livello di istruzione, caucasici, reclutati n un’area geografica del Colorado e da uno stato in cui la cannabis a scopo ricreativo è legale. Poiché lo studio si è concentrato esclusivamente sui prodotti a base di cannabis commestibili, i risultati potrebbero non essere applicabili a formulazioni di cannabis per inalazione, uso topico o altre forme.

In generale, i prodotti a base di CBD e THC combinati sono risultati particolarmente apprezzati in quanto ritenuti in grado di dare un sollievo sintomatico equilibrato. Restano tuttavia significative le preoccupazioni riguardo al dosaggio della cannabis, all’efficacia, al ritardo nell’insorgenza degli effetti, alle potenziali interazioni farmacologiche e agli effetti psicoattivi. I risultati dello studio suggeriscono la necessità di prove cliniche più solide, linee guida più chiare e incentrate sul paziente, così come di informazioni accessibili su questi prodotti e migliori evidenze scientifiche per fornire alla silver age le indicazioni, corrette, necessarie per decisioni sicure e consapevoli sull’uso della cannabis.


Fonte

Delaney, R. K., Watt, M. H., Stanger, M., Hong, I., Bakshi, N. K., Fagerlin, A., & Bryan, A. (2026). Edible Cannabis and Pain, Sleep, and Mental Health Management in Older Adults. JAMA Network Open. 9(5). DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.11718, https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2848773

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