I controversi effetti del sale nella dieta

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Un recente studio pone ai lettori molti spunti di riflessione sui dati di letteratura che supportano o meno un legame diretto tra i livelli di sale nella dieta e gli effetti sulla salute, in particolare a livello cardiovascolare. Alti livelli di sodio sono comunemente ritenuti collegati a un aumento della pressione sanguigna e a un maggior rischio di infarto o patologie cardiache.

sale

Lo studio pubblicato su International Journal of Epidemiology ha preso in considerazione 269 pubblicazioni scientifiche comprese nel periodo 1979-2014, di cui più della metà a partire dal 2011. Il punto cruciale, secondo gli autori, andrebbe trovato nell’incertezza, che sfocia nel disaccordo, su quale sia l’evidenza scientifica da considerare per valutare gli effetti del sale nella dieta, in particolare a livello di scelta degli studi primari e della loro inclusione nelle review sistematiche. La probabilità che uno studio primario citato da una review compaia anche in un’altra sarebbe meno di un terzo, riportano gli epidemiologi della Columbia University. Gli studi primari prescelti, inoltre, influenzerebbero in modo diretto le conclusioni delle review sistematiche.

Gli epidemiologi americani hanno preso in considerazione ricerche primarie, metanalisi, linee guida cliniche, consensus statement, commenti e review, giungendo alla conclusione che il 54% degli studi analizzati indica l’esistenza di una relazione tra una bassa quantità di sodio nella dieta e una bassa incidenza di patologie cardiache, il 33% è contrario a tale correlazione e il rimanente 13% non ha raggiunto conclusioni certe.

I ricercatori americani hanno evidenziato la tendenza, nei report analizzati, di citare soprattutto lavori che supportano la propria visione del problema, e hanno identificato un piccolo nucleo di pubblicazioni ritenute particolarmente influenti in entrambi i sensi.

Le politiche pubbliche, a partire dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), supportano un basso consumo di sodio nella dieta. L’obiettivo dell’OMS al 2025 è di ridurre l’assunzione di sale nella dieta fino a 5-6 g/die per persona, corrispondente a circa un cucchiaino da tè.

“I decisori spesso devono scegliere una via d’azione a fronte di un’evidenza incerta e conflittuale. Sia la misura dell’incertezza che l’esagerazione della certezza possono dar forma agli esiti dei processi decisionali in materia di salute pubblica”, ha dichiarato Ludovic Trinquart, uno degli autori dell’articolo.

Int. J. Epidemiol. (2016), doi: 10.1093/ije/dyv184, First published online: February 17, 2016

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