Dolori reumatici: i campanelli di allarme e le soluzioni

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Infiammazioni locali o diffuse ad articolazioni, legamenti, tendini e muscoli: sono oltre 5 milioni gli Italiani che soffrono di almeno una delle tante patologie classificate come dolori reumatici

Negli ultimi anni il trend di queste patologie si è rivelato essere in costante crescita: nonostante il miglioramento della qualità di vita e dello status sociale di benessere, tuttavia, il crescere dell’età media della popolazione ha portato, come altra faccia della medaglia, l’aumento di alcune patologie, tra cui quelle reumatiche. L’infiammazione può manifestarsi in modo acuto e colpire solo un’articolazione o un muscolo, ma può anche cominciare come lieve ed essere confusa con un semplice stiramento da movimento brusco e nascondere, invece, insidie ben più preoccupanti. Lo scheletro e l’apparato articolare in toto sono tra i protagonisti più coinvolti nell’insorgere di queste malattie.

La prevenzione aiuta a mantenere uno stile di vita quasi normale anche nella fase attiva della malattia, permettendo di gestire i dolori reumatici e di svolgere le attività quotidiane senza rimanere “bloccati”

In Italia, chi soffre di malattie reumatiche sono soprattutto i soggetti over 65, prevalentemente donne, dove si conta circa un caso ogni tre persone. Con l’avanzare dell’età l’organismo fa più fatica a reagire, le patologie si sommano e spesso i segnali d’allarme sono trascurati finché, d’improvviso, compaiono serie difficoltà di movimento o dolori che diventano rapidamente insopportabili e costringono all’immobilizzazione alcune parti del corpo. Queste patologie e i loro campanelli d’allarme non vanno sottovalutati, perché, in casi estremi, possono portare alla perdita di funzione della struttura infiammata o l’infiammazione si può espandere a tessuti e organi sottostanti. Ma se è vero che la prevalenza maggiore si riscontra nei soggetti più in là con l’età, non bisogna dimenticare la componente genetica, responsabile di una buona fetta di malattie reumatiche che si sviluppano precocemente rispetto alla media, le cosiddette malattie autoimmuni. Queste patologie, infatti, possono essere diagnosticate a ogni età, compresi i bambini, e le donne sembrano essere il sesso più colpito. L’insidia maggiore di queste malattie risiede nel carattere intrinseco della patologia stessa, che porta, in modo silenzioso e spesso con sintomi lievi ma duraturi, a danneggiare a poco a poco le articolazioni e i tessuti circostanti, rendendo poi evidenti le serie conseguenze solo a danno avvenuto.

Le malattie reumatiche: quali sono e quanto incidono

Attualmente tra le malattie reumatiche rientrano più di cento tipologie differenti di patologie, tutte caratterizzate, però, da uno stato comune di flogosi di fondo. Quelle più diagnosticate sul territorio sono: artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artropatia psoriasica, lupus eritematoso, osteoporosi, sclerosi sistemica, gotta, artrosi, sindrome di Sjogren, fenomeno di Raynaud, fibromialgia. Secondo quanto diffuso dalla Società italiana di reumatologia (Sir), l’impatto di queste patologie non può certo lasciare indifferenti: solo l’artrite e l’artrosi, infatti, colpiscono circa il 16% degli italiani. Dunque, le diagnosi di patologie reumatiche si classificano tra i primi posti delle patologie croniche più diffuse nella popolazione oltre le patologie cardiovascolari e i tumori. Sebbene possano essere classificate in classi diverse a seconda che siano degenerative (come l’artrosi), a carattere infiammatorio (come l’artrite) o associate a disfunzioni metaboliche (gotta), sono patologie difficili da identificare. Il carattere subdolo e silenzioso delle malattie reumatiche comporta spesso tempi lunghi per arrivare a diagnosi certa, con ritardi nell’inizio delle cure, in quanto, in un primo momento articolazioni e tessuti circostanti non evidenziano perdita di funzione ma solo dolore e blandi segni d’infiammazione.

 

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