Prebiotici, probiotici, sinbiotici, post-biotici. Sostanze e prodotti appartenenti al mondo dei “biotici”, sono considerati coadiuvanti efficaci e sicuri per il trattamento a supporto, in alcuni casi di problematiche croniche e più in generale della salute.

Sostanze che a seconda della composizione, dei ceppi batterici contenuti e delle caratteristiche specifiche hanno diverse funzionalità benefiche per l’organismo, come ben chiariscono le più recenti definizioni di ISAPP (International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics). Ente che ha fra i suoi obiettivi creare definizioni, produrre evidenze scientifiche, linee guida e materiale divulgativo di diversa natura (flyer, webinar, opuscoli) sia per ricercatori, per gli addetti di settore e per i consumatori.

Sul tema si è fatto chiarezza al 20° Forum di Nutrizione Pratica (Milano, 17-18Aprile), nel corso di una relazione tenuta da Marianna Rosselli, Ricercatrice del Centro Ricerca Alimenti e Nutrizione CREA.

Probiotici

L’ultima definizione di ISAPP è rimasta pressoché invariata rispetto a quella data nel 2011 da FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e WHO (OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità). Tutte queste istituzioni definiscono i probiotici come microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate (stimate in almeno 109 unità al giorno), sono

Punto chiave per raggiungere questo obiettivo è la vitalità nell’intestino. I probiotici per potere esercitare salutari funzioni devono arrivare vivi nell’intestino, in un equo rapporto dose-efficace, con effetti benefici scientificamente documentati. A questo di aggiunge l’identificazione tassonomica; molte delle attività salutari esercitate dai probiotici sono ceppo-specifiche e ciò correla anche alla necessità, imprescindibile, del sequenziamento dell’intero genoma del microrganismo, al fine di verificare l’assenza di geni di antibiotico resistenza trasmissibili o di geni di patogenicità, virulenza e così via.

I probiotici dunque agiscono secondo tre core benefits: dando supporto al tratto digestivo sano, irrobustendo un sistema immunitario sano e potenziando il microbiota intestinale sano. Benefici che si traducono ad esempio nell’aiuto digestivo di alcuni alimenti, nella produzione di vitamine e di altri componenti buoni per la salute, in un plus per il sistema immunitario. A cascata possono contribuire al contrasto di alcuni patogeni, riducendone ad esempio la colonizzazione, impattare positivamente sui sintomi diarroici o da infezioni da patogeni, ridurre gli esiti di alcune forme allergiche.

I probiotici sono in grado di offrire benefici all’ospite
I probiotici sono in grado di offrire benefici all’ospite

Oggi è noto che l’azione dei probiotici può essere anche extra-intestinale, studi documentano effetti sul tratto respiratorio, urinario, vaginale. Una delle criticità è “in etichetta”, il termine probiotico si colloca infatti in un vuoto normativo, senza una armonizzazione a livello europeo e mondiale. Questo significa che i Paesi europei applicano regole differenti ed alcuni non autorizzano il termine probiotico in etichetta in quanto non riconosciuto un “health claim”, dicitura concessa da EFFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) a sostanze e prodotti riconosciuti “fare bene a…”.

In Italia il termine è ammesso secondo linee guida del Ministero della Salute del 2018, nel rispetto dei criteri di IPA Europe, ente che si occupa degli aspetti regolatori e di commercializzazione di prodotti in relazione ai principi di bontà, efficacia e salubrità citati in precedenza. Tra i più importanti probiotici c’è il Lactobacillus, oggetto di una revisione tassonomica in quanto presenta al proprio all’interno specie filogeneticamente molto differenti fra loro. Pertanto oggi si riconoscono 25 geni, di cui 23 nuovi, in cui ogni genere contiene al proprio interno le specie più vicine e che esercitano attività metaboliche quanto più possibile simili. Ciò ha portato anche a un cambio di nome, ad esempio Lactobacillus casei è oggi chiamato Lacticaseibacillus casei o il Plantarum, Lactiplantibacillus plantarum.

Prebiotici

Nel 2017 sono stai definiti come substrati, utilizzati selettivamente da microrganismi intestinali per generare effetti benefici sulla salute. Definizione leggermente modificata in quanto allo stato attuale sono considerati prebiotici, oltre ai carboidrati, anche altre sostanze come alcuni polifenoli (prebiotic like effect).

Questi substrati devono avere strutture definite, deve essere dimostrabile l’utilizzo selettivo dei componenti benefici da parte del microbiota, traducibile in una modulazione positiva del microbiota intestinale stesso tale da agire beneficamente e garantire sicurezza d’uso. I prebiotici migliorano le funzionalità digestive, supportano il sistema immunitario, possono contribuire alla regolazione dell’appetito e del metabolismo energetico. Inoltre possono essere naturalmente presenti in alcuni alimenti (aglio, cipolla, cicoria, carciofi, banane) o essere aggiunti a alcuni alimenti, come cereali (addizionati di prebiotici) o yogurt.

Tra i maggiormente addizionati rientrano i GOS (galatto-oligosaccaridi) e FOS (frutto-oligosaccaridi), inulina e oligosaccaridi del latte materno (HMO), alcuni polifenoli e alcuni Omega 3 e 6. Altre sostanze possono influire con il microbiota ma non in modo selettivo, mentre la fibra alimentare si colloca nel mezzo, poiché solo la componente fermentabile presente in queste sostanza rientra nella definizione di prebiotici.

Sinbiotici

Nel 2020 sono stati definiti come una miscela composta da organismo vitali e un substrato utilizzato selettivamente dai microrganismi dell’ospite, conferendo un effetto benefico per la salute. Il simbiotico non è semplicemente un prebiotico e un probiotico, in quanto sono pensati con due diversi approcci: i sinbiotici complementari in cui si ha un prebiotico e un probiotico che lavorano indipendentemente, in cui il prebiotico agisce su alcuni membri del microbiota in modo selettivo producendo un effetto benefico sull’ospite ed il probiotico conferisce e sinergizza l’effetto benefico all’ospite.

I sinbiotici sono stati definiti come una miscela composta da organismo vitali e un substrato utilizzato selettivamente dai microrganismi dell’ospite, conferendo un effetto benefico per la salute.
I sinbiotici sono stati definiti come una miscela composta da organismo vitali e un substrato utilizzato selettivamente dai microrganismi dell’ospite, conferendo un effetto benefico per la salute.

Mentre i sinbiotici sinergici- secondo approccio – sono pensati per agire insieme, in cui si ha un substrato utilizzato proprio dal microrganismo vitale che viene coamministrato dagli altri composti presente nella formulazione. Ciò significa che queste due componenti potrebbero non essere separatamente un prebiotico e un probiotico, ma diventarlo una volta posti insieme all’interno del prodotto.

Postbiotici

Sono microrganismi inanimati, e/o i loro componenti, in grado di dare beneficio alla salute dell’ospite. Un postbiotico può, sulla base di questa definizione, contenere cellule intatte inanimate oppure alcuni frammenti (della parete, della membrana e di varie componenti dei batteri) con eventuale presenza (oppure no) di metaboliti prodotti dal microrganismo prima che il microrganismo stesso venga inattivato.

Quindi non possono essere aggiunti a posteriori. Resta inteso che il microrganismo potrebbe anche non essere un probiotico, che deve esser applicato un processo deliberato per inattivarlo, deve essere riproducibile, sempre uguale a se stesso e di cui sia documentato l’effetto per la salute dell’ospite e, infine, di cui sia verificata la sicurezza d’suso. Quindi non sono postbiotici i virus, i vaccini, i metaboliti purificati e i metaboliti di sintesi. Nel postbiotico deve esserci traccia del microrganismo che li ha prodotti, per intero e/o in parte.


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