Gonfiore, alvo irregolare, evacuazioni incomplete, crampi, tensione addominale e improvvisi episodi diarroici rappresentano oggi una delle richieste più frequenti al banco della farmacia e negli ambulatori gastroenterologici. Nella maggior parte dei casi, classificare il paziente nel contesto della “semplice stitichezza” è riduttivo: più spesso ci si trova di fronte a un intestino dis-regolato, capace di oscillare tra rallentamento del transito, fermentazione e ipersensibilità viscerale.
È il quadro tipico di quell’area di confine tra stipsi funzionale e sindrome dell’intestino irritabile (IBS), soprattutto nelle forme IBS-C (a prevalenza stiptica) e IBS-M (con alvo alterno), nelle quali l’alvo alterna stipsi e fasi di evacuazioni molli o urgenti. In questi soggetti, l’approccio tradizionale basato esclusivamente su lassativi meccanici o fibre generiche può risultare insufficiente, se non addirittura controproducente.
Le linee guida più recenti descrivono infatti l’IBS come un disturbo dell’interazione intestino-cervello, caratterizzato da alterazioni della motilità, ipersensibilità viscerale, modificazioni del microbiota e aumentata reattività della mucosa intestinale (1,2). Lo stress cronico, i ritmi irregolari, un’alimentazione disordinata e alcuni pattern fermentativi del microbiota possono amplificare dolore, gonfiore e alterazioni dell’alvo, trasformando l’intestino nel principale organo bersaglio delle tensioni fisiche ed emotive.
Non tutta la fibra è uguale
“È necessario assumere più fibre” è stato per molti anni il consiglio cardine davanti a un intestino irregolare. Oggi però è chiaro che la qualità della fibra, la sua fermentabilità e la tollerabilità individuale contano spesso più della quantità assoluta. Le fibre insolubili, come la crusca di frumento, possono risultare utili in alcune forme di stipsi semplice, ma nei pazienti con intestino ipersensibile tendono talvolta ad aumentare meteorismo, distensione addominale e discomfort (3, 4).
Situazione diversa è quella delle fibre solubili, capaci di esercitare un’azione più fisiologica e modulante sulla funzionalità intestinale. Lo psyllium (Plantago ovata o ispaghula), grazie alla sua capacità di assorbire acqua e formare un gel viscoso, contribuisce a migliorare idratazione e consistenza fecale, risultando utile sia nelle forme stiptiche che nell’alvo alterno (3, 5).
Le fibre destriniche resistenti da amido di frumento e la PHGG (gomma guar parzialmente idrolizzata) rappresentano invece un’evoluzione più moderna del concetto di integrazione fibrosa: sono infatti meno aggressive, più tollerabili e dotate di una significativa attività prebiotica. La PHGG, a differenza della gomma guar tradizionale, non gelifica e mantiene una bassa viscosità.
Questo le consente di modulare l’alvo senza appesantire il quadro fermentativo. Le destrine resistenti, anch’esse fibre solubili fermentabili, favoriscono la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA) e contribuiscono all’equilibrio del microbiota, risultando spesso meglio tollerate nei soggetti con gonfiore e intestino “reattivo” (6). Il punto fondamentale è che non esiste “la fibra giusta” in assoluto: esiste la fibra più adatta al microbiota, alla sensibilità intestinale e al pattern clinico del singolo paziente.
Lassativi: utili, ma non sempre risolutivi
I lassativi restano strumenti preziosi, specie nelle forme di stipsi cronica, ma il loro impiego dovrebbe essere sempre ben contestualizzato. I lassativi osmotici come il PEG (Polietilenglicole) possono migliorare l’idratazione fecale e favorire l’evacuazione senza irritare la mucosa. Molto diversa è la gestione relativa ai lassativi stimolanti, che se utilizzati in modo continuativo rischiano di aumentare irritabilità intestinale, crampi e urgenza evacuativa (7).
Nel paziente con alvo alterno o con IBS, “sbloccare” l’intestino non coincide necessariamente con il recupero della regolarità. L’obiettivo terapeutico, ad oggi, non è forzare l’evacuazione, ma riaccordare motilità, fermentazione e sensibilità viscerale, favorendo una regolarità più fisiologica e stabile nel tempo. Come? Scegliendo la fibra giusta, riducendo il carico fermentativo, modulando microbiota e infiammazione, controllando spasmo e ipersensibilità, migliorando nel complesso regolarità senza irritare ulteriormente il colon.
Carminativi e antispastici vegetali
Quando il gonfiore si accompagna a spasmo, dolore e tensione addominale, i rimedi carminativi sono un valido supporto. Finocchio, cumino, zenzero, melissa e soprattutto menta piperita modulano la motilità della muscolatura liscia gastrointestinale e riducono la componente fermentativa.
Tra questi, la menta piperita possiede uno dei razionali clinici più solidi (8, 9). Il mentolo contenuto nell’olio essenziale esercita un’attività rilassante sulla muscolatura liscia intestinale e contribuisce a modulare l’ipersensibilità viscerale attraverso l’attivazione dei recettori TRPM8. Questi ultimi, responsabili della percezione del freddo, a livello gastrointestinale, modulano la percezione sensoriale viscerale, influenzano dolore e ipersensibilità intestinale, oltre a partecipare alla regolazione della motilità.
Le formulazioni gastroresistenti hanno mostrato benefici soprattutto nei pazienti con IBS caratterizzata da crampi, dolore e gonfiore post-prandiale. Anche Melissa officinalis può risultare utile nei soggetti nei quali la componente neurovegetativa e ansiosa amplifica la sintomatologia intestinale. Il suo fitocomplesso contribuisce infatti a ridurre tensione e spasmo gastrointestinale, interrompendo quel circolo vizioso che collega stress cronico e iper-reattività intestinale.
Microbiota: non solo probiotici
L’alterazione del microbiota oggi è uno dei cardini fisiopatologici dell’IBS. Tuttavia, anche in questo ambito, è importante evitare semplificazioni: non tutti i probiotici sono equivalenti e non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. Ceppi appartenenti ai generi Bifidobacterium e Lactobacillus hanno mostrato effetti interessanti nel ridurre gonfiore, dolore e irregolarità dell’alvo, probabilmente anche grazie alla capacità di migliorare l’integrità della barriera intestinale e modulare la risposta immunitaria locale (10, 11).
Fondamentale è anche il ruolo dei prebiotici e della fermentazione batterica controllata nella produzione di SCFA, soprattutto butirrato, nutriente essenziale per i colonociti e per il mantenimento della funzionalità della mucosa intestinale.
Alimentazione: ridurre il carico fermentativo
In alcuni pazienti con IBS, soprattutto quando prevalgono gonfiore, alvo alterno e dolore post-prandiale, può risultare utile una temporanea riduzione degli alimenti ad elevato contenuto di FODMAP, carboidrati fermentabili capaci di richiamare acqua e aumentare la produzione di gas intestinali (12, 13).
È importante però ricordare che la dieta low–FODMAP non dovrebbe trasformarsi in una dieta restrittiva permanente: l’obiettivo non è eliminare per sempre gli alimenti fermentabili, ma identificare quelli effettivamente mal tollerati, modulando progressivamente l’alimentazione in modo personalizzato.
Verso un approccio più integrato
L’intestino “reattivo” mette spesso in crisi gli approcci standardizzati. Dietro una stipsi apparentemente semplice possono nascondersi ipersensibilità viscerale, fermentazione eccessiva, alterazioni del microbiota e disregolazione dell’asse intestino-cervello.
In questo contesto, il consiglio professionale dovrebbe quindi aiutare il paziente a recuperare una regolarità più fisiologica, guidandolo verso la scelta della fibra più adatta, l’uso ragionato di lassativi, il supporto al microbiota e la modulazione della componente neurovegetativa. Si tratta di interventi diversi, ma complementari, che insieme contribuiscono a ristabilire un equilibrio intestinale più stabile e armonioso nel tempo.
Fibra sì, ma quale?
- Psyllium/ispaghula: utile in stipsi funzionale e IBS-C; migliora consistenza e idratazione fecale.
- PHGG: più delicata sul piano fermentativo; utile in alvo alterno, gonfiore e intestino sensibile.
- Destrine resistenti: attività prebiotica ben tollerata; supportano microbiota e produzione di SCFA.
- Inulina/FOS: interessanti come prebiotici ma potenzialmente più fermentabili; cautela nei pazienti molto meteorici.
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Tipo di fibra Dove agisce Per chi è più indicata Benefici principali Dosaggio iniziale* PSYLLIUM (ispaghula) Assorbe acqua, aumenta volume e morbidezza delle feci, regola il transito Stipsi funzionale, IBS-C (stipsi predominante) Migliora consistenza e frequenza fecale, riduce sforza evacuativo e senso di evacuazione incompleta 5-10 g/die
in 1-2 somministrazioni
con abbondante acqua (a 1,5-2 L./die)PHGG
(partially
hydrolyzed
guar gum)Fibra solubile a bassa fermentazione, modula il microbiota e aumenta il volume fecale con minore gonfiore. IBS (alvo alterno), gonfiore, intestino sensibile. Migliora regolarità intestinale e qualità della vita, buona tollerabilità. 3-5 g/die
poi aumentare
gradualmenteDESTRINE
DESTRINE RESISTENTIFermentazione lenta nel colon, produce SCFA (butirrato),
supporta la barriera intestinale.Disbiosi, IBS, supporto alla salute del microbiota. Attività prebiotica ben tollerata, migliora composizione del microbiota e funzione intestinale. 5-10 g/die INULINO / FOS (frutto-oligosaccaridi) Prebiotici fermentabili,
stimolano selettivamente bifido-
batteri e lattobacilli.Supporto al microbiota in soggetti senza marcato meteorismo. Supportano la flora benefica, aumentano produzione di SCFA. 2-3 g/die
iniziare basso e
aumentare secondo
tolleranza* Iniziare sempre con la dose più bassa e aumentare gradualmente ogni 3-7 giorni in base alla tollerabilità.
Un grande classico: il Magnesio
Tra le soluzioni storicamente più note al farmacista per “sbloccare” l’intestino, rientra da sempre l’impiego dei sali di magnesio a scopo osmotico. Oggi però, soprattutto nel paziente con intestino “reattivo”, il ruolo del magnesio può trovare nella moderna nutraceutica un’interpretazione più ampia e fisiologica.
Accanto ai tradizionali sali di magnesio ad azione osmotica e tampone – come carbonato e citrato – forme ad elevata biodisponibilità e migliore tollerabilità gastrointestinale, come il magnesio bisglicinato o pidolato, il cui uso quotidiano può contribuire più dolcemente – pur non esercitando un effetto lassativo marcato – al benessere intestinale, supportando il rilassamento neuromuscolare, la gestione della componente tensiva e, indirettamente, una motilità più armoniosa.
Quando pensare alla menta piperita
Può essere particolarmente utile nel paziente con:
- crampi addominali;
- alvo alterno;
- gonfiore post-prandiale;
- meteorismo “spastico”.
Meglio preferire formulazioni gastroresistenti. Cautela in caso di reflusso gastroesofageo o ernia iatale.
Tratto dal numero di luglio 2026 di Tema Farmacia News
Bibliografia


