Uno zoccolo duro da smantellare. Nonostante le campagne di sensibilizzazione, di educazione, le robuste raccomandazioni istituzionali e sanitarie, l’Italia si conferma una forte “abitudinaria” nel consumo di antibiotici. Anche i numeri in (pseudo) calo, secondo i dati del Rapporto Nazionale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) 2024, in termine di prescrizioni antibiotiche, non aprono a grandi aspettative migliorative.
Crescono infatti sul fronte opposto le resistenze e una demarcazione più evidente nella popolazione pediatrica che significano incremento ulteriore del fenomeno dell’antibiotico Resistenza (AMR) nel suo complesso e per i più piccoli l’esposizione e possibilità in età adulta, come noto, a minori e meno efficaci risposte terapeutiche. Servono misure e strategie di governance efficienti e tempestive: a sottolinearlo sono anche le “prese di posizione dell’OMS e della UE.
Le raccomandazioni
Sono essenziali, prima di passare e spiegare i dati: il Consiglio dell’UE con una serie di raccomandazioni, al 26 aprile 2023, estendeva e integrava il piano d’azione “One Health” del 2017 al fine di rafforzare ulteriormente le iniziative di contrasto dell’AMR in tutta l’UE nei settori della salute umana, animale e ambientale.
Tra questi, la riduzione del 20% del consumo totale di antibiotici negli esseri umani, in particolare del 65% in meno di antibiotici del gruppo Access della classificazione AWaRe e del 50% delle vendite complessive di ambito veterinario. Deadline: 2030. Dietro l’angolo.

Raccomandazione sostenuta, di recente, anche dalla 79a riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a settembre 2024, in cui i leader dei 193 Stati Membri delle Nazioni Unite approvavano, all’unanimità una dichiarazione politica sulla perentoria urgenza di un’azione multisettoriale di contrasto all’AMR a livello globale, regionale e nazionale, in ottica di sviluppo sostenibile. Deadline 2030 ma con innalzamento dei limiti: diminuzione di almeno il 70% dei consumi dei suddetti antibiotici Access.
Un target possibile per l’Italia? Deve esserlo, confidando nelle misure decise. Nell’ultimo Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2022‐2025, prorogato al 2026, e che aggiorna il precedente scaduto al 2021, sono stati definiti tre orientamenti principali di intervento: la sorveglianza e il monitoraggio integrato dell’AMR, dell’utilizzo di antibiotici, delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e monitoraggio ambientale; la prevenzione delle ICA in ambito ospedaliero e comunitario e delle malattie infettive e zoonosi; l’uso appropriato degli antibiotici in ambito umano e veterinario, corretta gestione e smaltimento degli antibiotici e dei materiali contaminati.
Cosa dicono i dati complessivi
In Italia, nel 2024, il consumo complessivo di antibiotici per uso sistemico e non sistemico, relativo all’utilizzo a livello territoriale, cioè a carico del Sistema Sanitario Nazionale e in acquisto privato, e in ambito ospedaliero è stato di 49,1 DDD/1000 abitanti die, per una spesa complessiva di 1.501,4 milioni di euro (25,47 euro pro capite).
Il consumo di antibiotici per uso sistemico è stato di 21,6 DDD/1000 abitanti die (44,0% del consumo totale), in calo del 3,3% rispetto al 2023, a fronte del consumo degli antibiotici per uso non sistemico pari a 27,5 DDD/1000 abitanti die (56,0%) e una riduzione del 2,4% rispetto al 2023. Gli antibiotici sistemici hanno rappresentato il 3,2% della spesa (966,2 milioni di euro) e l’1,4% dei consumi totali a carico del SSN (Rapporto OsMed 2024).
Il 78% delle dosi, pari a 16,9 DDD/1000 abitanti die, è stato erogato dal SSN, scesi dell’1,3% rispetto al 2023, comprensivo degli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata (dalle farmacie pubbliche e private) e degli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche, comunque una quota minoritaria del consumo a carico del SSN (1,8 DDD/1000 abitanti die), ma il cui monitoraggio è cruciale per il controllo dell’AMR in ospedale.
La spesa pro capite SSN (13,8 euro) si assesta su dati stabili (‐0,6%) confrontati al 2023. Dato critico: l’analisi della distribuzione del consumo totale di antibiotici sistemici, in base alla classificazione AWaRe, proposta dall’OMS, fa rilevare che solo il 54,8% delle dosi totali rientra nel gruppo Access, restando sotto la minima soglia target – superiore al 60% – fissata dall’OMS per il contrasto all’AMR.
Le resistenze
Rappresentano un’area critica. Al 2024 i dati mostrano una correlazione tra consumi e resistenze: nelle Regioni con i più alti consumi di antibiotici si registrano anche le percentuali di resistenza più elevate, con valori di R di Pearson compresi tra 0,769 e 0,881. Nello specifico: E. coli/cefalosporine terza generazione (R=0,779; p<0,001), E. coli/fluorochinoloni (R=0,881; p<0,001), K. pneumoniae/cefalosporine terza generazione (R=0,768; p<0,001), K. pneumoniae/fluorochinoloni (R=0,793; p<0,001) e S. pneumoniae/macrolidi (R=0,815; p<0,001).

I risultati confermano che azioni di antimicrobial stewardship finalizzate all’uso prudente degli antibiotici, se sostenute nel tempo, permetterebbero di ridurre in maniera rilevante i livelli di resistenza nelle Regioni italiane.
L’ambito pediatrico vs geriatrico e il genere
Sono altri punti preoccupanti. L’analisi del profilo di utilizzo dei farmaci per fascia di età e sesso ha confermato una maggiore prevalenza d’uso di antibiotici nelle fasce estreme, con un livello più elevato nei primi quattro anni di vita (tra 0 e 4 anni: 47,8% per i maschi e 45,1% per le femmine) e nella popolazione con età uguale o superiore agli 85 anni (57,7% negli uomini e 53,9% nelle donne) e un più frequente utilizzo di antibiotici nelle donne di età intermedie e nei maschi nelle fasce estreme.
Dettagliando i due spaccati di maggiore attenzione: in ambito “giovane”, nel 2024, il 42,4% fino ai 13 anni di età ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici per uso sistemico (vs 40,9% al 2023), con una media di 2,7 confezioni per ogni bambino trattato, che segna in incremento dei consumi in tutte le aree geografiche per numero di confezioni e prevalenza d’uso, con un trend più marcato di esposizione nei bambini tra 2 e 5 anni. In questa fascia, circa sei su dieci ricevono almeno una prescrizione di antibiotici.
Tale incremento al 2024, pari al 5,3% in termini di confezioni per 1000 bambini, è trainato soprattutto dalle variazioni rilevate nella fascia tra i 6 e i 10 anni (+9,2%) e tra gli 11 e 13 anni (+33,4%). Nella “silver age”, il 46,7% della popolazione ultrasessantacinquenne, nel 2024, ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici. Un dato stabile rispetto al 2023, sempre in un contesto di alta variabilità: il Sud e il Centro registrano infatti valori di esposizione (rispettivamente 58,9% e 51,2%) ben superiori a quelli del Nord (36,4%), a fronte di consumi risotti in tutte le aree geografiche, maggiormente al Sud (‐7,5%), seguito dal Centro (‐1,7%) e dal Nord (‐2,8%).
I livelli di consumo degli antibiotici sistemici aumentano progressivamente all’avanzare dell’età, passando dalle 18,8 DDD/1000 abitanti die nella fascia 65‐69 anni alle 28,1 DDD/1000 abitanti die negli ultranovantenni. Si osservano infine significative differenze di genere, con consumi più elevati nella popolazione maschile rispetto alla femminile in tutte le fasce di età considerate, ad eccezione di quella 65‐69 anni e un miglioramento al 2024 anche dell’indicatore “rapporto tra i consumi di antibiotici ad ampio spettro e i consumi di quelli a spettro ristretto”. Indicatore che registra una lieve riduzione rispetto al 2023 (31,2 vs 32,0) e Regioni del Sud con un rapporto più elevato (37,7) e un peggioramento rispetto all’anno precedente.
In conclusione, i numeri suggerirebbero che l’Italia è passi indietro, in corsa, per l’acquisizione e il raggiungimento del primo target a fine 2026, con la scadenza del PNCAR. Quale scenario si prospetta per il Paese? L’auspico è che le scontate supposizioni possano essere smentite. Anche all’ultimo miglio.


