Prosegue il dibattito sulla proposta di Direttiva proporzionalità e le professioni sanitarie

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La “Proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un test della proporzionalità prima dell’adozione di una nuova regolamentazione delle professioni” è stata avanzata dalla Commissione UE a inizio 2017 (COM(2016) 822 final). Il testo punta a introdurre un “test di proporzionalità” che i Paesi membri dovrebbero attuare nel momento dell’adozione di nuove normative nazionali che vadano a regolare l’esercizio delle professioni. L’obiettivo del legislatore europeo è quello di impedire l’entrata in vigore di regole interne più rigide di quelle stabilite a livello continentale.

Il dibattito all’interno delle professioni sanitarie

La proposta di Direttiva dovrebbe applicarsi anche alle professioni sanitarie, che però hanno dato vita a un dibattito interno circa l’appropriatezza di tale applicazione anche nel campo sociale e della salute. L’ultimo atto di tale dibattito è andato in scena lo scorso 18 ottobre e ha visto confrontarsi il Pharmaceutical Group of the European Union (PGEU), il Consiglio europeo dei dentisti (CED) e lo Standing Committee of European Doctors (CPME) con i due membri del Parlamento europeo Lieve Wierinck e Peter Liese.

Il convegno ‘Economics vs Health? An EU Proportionality Test for Health Professions’ ha visto al centro della discussione l’impatto della Direttiva Proporzionalità in campo sanitario, a partire dalla posizione del rappresentante del parlamento UE Lieve Wierinck, secondo il quale la proporzionalità rappresenta un principio generale della normativa europea e che come tale va rispettata. “Credo che nessuno che oggi entri nel Parlamento europeo sfidi questo principio. Quando si tratta di rafforzare la legislazione e migliorare il funzionamento del mercato interno e tutte le libertà che assicura, sono uno dei fan più accesi”, ha sottolineato Wierinck.

L’Opinione del Comitato per l’Ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo (ENVI) esclude invece le professioni sanitarie dal provvedimento, in quanto “i professionisti della sanità hanno una missione pubblica verso i pazienti e sono anche una delle professioni più mobili dell’Unione europea di oggi”, ha spiegato Remy Petitot nel suo intervento, portato a nome della parlamentare Françoise Grossetête

Le tre organizzazioni di categoria sono unite nel difendere il fatto che non vi sia evidenza che l’applicazione di un test limitante di proporzionalità europeo generi benefici per le professioni sanitarie, ha spiegato il presidente del CPME, Jacques de Haller. “Ma temiamo che ci possano essere rischi potenziali per la sanità, per esempio il pericolo di creare un gelo regolatorio. Accogliamo caldamente l’opinione dell’ENVI che supporta la nostra richiesta di esenzione”, ha aggiunto.

Il presidente del Gruppo europeo dei Farmacisti, Rajesh Patel, ha sottolineato come le professioni sanitarie siano già ora soggette a valutazione della proporzionalità da parte delle autorità competenti. “Invece che introdurre un ulteriore livello di legislazione comunitaria, la Commissione europea dovrebbe focalizzarsi sul mettere in atto l’implementazione della Direttiva sulle Qualifiche professionali ove necessario”, è stata la proposta che Patel ha rivolto ai rappresentanti delle istituzioni presenti.

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