Sinergie d’azione tra medici e farmacisti

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Il rapporto tra le due figure sanitarie sta evolvendo. Molti, però, i punti ancora aperti al centro del dibattito sulla nuova organizzazione dei servizi in farmacia

Prima del Covid era in qualche modo lecito determinare i limiti d’azione di ciascuna professione sanitaria, nell’ambito dei quali ciascun professionista poteva muoversi per realizzare la propria attività. Con il Covid c’è stata sicuramente un’accelerazione rispetto ad alcuni processi d’integrazione, tant’è che anche nel rapporto con il Decisore pubblico si parla ormai di rete sanitaria territoriale. Rete che include spesso tutte e tre le figure professionali del territorio, medico, farmacista e infermiere professionale“, spiega Antonello Mirone, titolare di farmacia a Napoli e presidente di Federfarma Servizi. La farmacia di Lucina Misenta è, invece, il punto di riferimento per gli abitanti di una piccola cittadina in provincia di Como, Bulgarograsso. “Il rapporto con i medici è sempre stato di grande collaborazione. Come categorie non siamo mai stati vicini al paziente nello stesso modo, ognuno seguendolo secondo le proprie competenze. In una farmacia di paese il rapporto con i clienti è diverso che in città, è un rapporto molto stretto e di grande fiducia. C’è richiesta da parte dei pazienti di trovare servizi a chilometro zero nella propria farmacia“, sottolinea Misenta, titolare anche di altre due farmacie in paesi limitrofi.

L’evoluzione della professione

La legge che vieta ai medici di operare all’interno delle farmacie (Testo unico delle leggi sanitarie, Tuls, regio decreto n. 1265/1934) risale a quasi un secolo fa. Da allora il mondo è profondamente cambiato. La richiesta avanzata da molti farmacisti è proprio quella di rivedere la normativa per ampliare la gamma di servizi a cui i cittadini possono accedere all’interno delle farmacie italiane. «Premetto che trovo corretto che ciascuno svolga la propria professione, senza invadere quella dei medici. Sono passati, però, tanti anni dalla legge del ’34. Oggi vediamo, per esempio, come funziona bene il servizio di telemedicina. In questo periodo emergenziale, svolgere alcuni servizi al cittadino, come vaccinazione, esami di autoanalisi o screening, possa permettere di alleggerire il medico e dare al paziente la possibilità di trovare ovunque un servizio, grazie alla distribuzione capillare delle farmacie sul territorio“, sottolinea Lucina Misenta.

L’emergenza che ancora stiamo vivendo, nel 2020 ha svolto il ruolo di fattore abilitante verso una maggiore integrazione. Le farmacie sono state tra i pochi esercizi rimasti aperti durante il lockdown di primavera e, nelle regioni dichiarate zone rosse, anche in quello d’autunno. “Con il Covid c’è stata l’esigenza d’intercettare il paziente prima che arrivasse ai pronto soccorso, ingolfandoli. Il ruolo svolto dalla rete territoriale si è dimostrato molto utile per evitare situazioni di collasso delle strutture ospedaliere che hanno una ricettività limitata. Credo non ci sia la volontà da parte di nessuno di andare a occupare spazi altrui. Va detto che, però, le professioni evolvono nel corso del tempo. Alcuni ambiti che, fino a poco temo fa, erano di competenza esclusiva del medico, ora sappiamo poter essere svolti anche in farmacia attraverso servizi controllati e repertati da remoto dai medici. Penso alla misurazione della pressione o all’esecuzione di elettrocardiogrammi o holter cardiaci e pressori. Questa evoluzione va considerata per trovare un nuovo equilibrio del rapporto tra la professione del medico, soprattutto quello di medicina generale, e del farmacista. Sono le prime sentinelle di una rete territoriale che dovrebbe essere ritenuta un unicum e non parti separate e scoordinate tra di loro“, argomenta Antonello Mirone.

L’esperienza vissuta da Lucina Misenta, nei mesi caldi dell’emergenza, testimonia di molti medici che hanno inviato i propri pazienti in farmacia proprio per eseguire gli esami citati evitando di dover accedere agli ospedali. “Ho trovato che sia una sinergia che funziona benissimo, dobbiamo lavorare in questa direzione ed è nostro dovere impegnarci e collaborare con il medico in assoluta sintonia, operando in modo altamente professionale, come già accade con la telemedicina. È necessario fare piccoli passi per implementare nuovi servizi in collaborazione con medici e infermieri“, aggiunge Misenta.

Obiettivo, intercettare i pazienti

La richiesta dei farmacisti è quella di una presa d’atto del ruolo che la categoria può svolgere in collaborazione con le altre professioni sanitarie. “Un ruolo fondamentale sul territorio affinché l’intera rete possa svolgere al meglio il proprio compito. Non può esistere una rete ospedaliera in grado di accollarsi il carico durante un periodo emergenziale. L’unica soluzione è quella di una vera sinergia finalizzata a salvaguardare ciò a cui tutti siamo stati chiamati, la salute pubblica“, sottolinea Mirone. Per il farmacista napoletano la farmacia, sempre aperta nell’arco della giornata, potrebbe fungere da punto di riferimento per mettere i pazienti a contatto con i propri medici curanti, che sono presenti in ambulatorio solo in orari limitati.

Il farmacista agirebbe da filtro autorevole per scremare quelle che possono essere semplici preoccupazioni infondate di sintomatologia Covid, per esempio, e indirizzare dai medici solo i pazienti che mostrano sintomi significativi. A questo si potrebbe aggiungere anche un’attività di screening in farmacia sul modello di quanto già messo in atto dall’Emilia Romagna“.

La vera sfida continua a essere rappresentata, però, dalla presa in carico anche nei periodi normali, con particolare attenzione ai pazienti cronici, che dovrebbero venire intercettati dalla rete territoriale per evitare di finire nei colli di bottiglia a livello ospedaliero. “Si potrebbe evitare in molti casi il ricovero“, suggerisce Mirone, “Il ruolo del medico e del farmacista nel monitorare la corretta terapia è fondamentale nei confronti del paziente cronico, per esempio, per la persona diabetica, ipertesa, i pazienti affetti da sindrome dismetabolica o da fibrillazione atriale“.

Il tema caldo dei vaccini

Al centro del dibattito, anche in vista della stagione influenzale e del prossimo arrivo dei vaccini contro il Covid-19, rimane la possibilità che la somministrazione dei vaccini possa essere effettuata anche all’interno delle farmacie, per esempio, da parte degli stessi medici o di infermieri professionali. “Se non ci sono battaglie di pregiudizio, in questo momento inutili, ognuno può trovare il proprio ruolo a prescindere dal fatto che fino a ora la vaccinazione sia un atto esclusivamente medico. Si può studiare il contributo degli infermieri e pensare a una campagna vaccinale su base più ampia che li coinvolga, per esempio. In ogni caso, la presenza del presidio fisico della farmacia sul territorio induce il paziente a curarsi meglio. Questo è un dato che non va sottovalutato, anzi da sfruttare nell’ottica anche delle campagne vaccinali“, sottolinea Antonello Mirone.

Alcune associazioni rappresentative dei medici hanno risposto alle richieste dei vaccini in farmacia chiedendo una riforma del Testo unico che non vada a solo beneficio dei farmacisti, fino all’estremo di una possibile dispensazione dei farmaci all’interno degli ambulatori a cui afferiscono gruppi di medici.

La dispensazione del farmaco è un’operazione molto complessa, che necessita di monitorare a 360° la filiera del farmaco, la corretta conservazione, la catena del freddo, la gestione di acquisti, giacenze, scadenze etc. È del tutto diverso dal fare un’iniezione, magari da parte di un infermiere o del medico stesso. La nostra richiesta non è quella di fare i medici, non vogliamo, non possiamo e non abbiamo la preparazione per farlo. È, piuttosto, quella di giungere a una capillarità di servizio attraverso la farmacia. Se prendiamo come esempio la vaccinazione, ci sono tantissimi Stati europei dove lo si fa già da tempo e questo ha permesso di raggiungere una maggiore copertura vaccinale. Le nostre associazioni rappresentative devono trovare un equilibrio insieme a quelle dei medici. Per poter offrire i servizi in farmacia sono necessari locali dedicati, magari con ingresso separato. Può essere forse più difficile in una città, dove è più complesso trovare gli spazi necessari, ma il farmacista deve investire in questo senso se vuole crescere e offrire quei servizi così utili, richiesti e graditi ai cittadini che rendono ancora di più la farmacia il primo vero presidio sanitario sul territorio“, conclude Lucina Misenta.

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