Il ruolo delle farmacie di comunità come presidio strategico per le campagne di prevenzione vaccinale rappresenta ormai una realtà consolidata per il Servizio Sanitario Nazionale.

Nata durante la gestione pandemica, la somministrazione dei vaccini in farmacia ha dimostrato l’efficacia di un modello assistenziale basato sulla prossimità e sulla fiducia della cittadinanza.

Un’evoluzione che non si limita più soltanto ai vaccini anti-Covid e antinfluenzali, ma che si sta estendendo a nuove coperture fondamentali per la tutela della salute pubblica.

I modelli regionali: la spinta di Lombardia e Lazio

A tracciare la strada di questo successo sono esperienze regionali virtuose che si sono distinte su scala nazionale. In Lombardia, la rete di oltre 3 mila farmacie territoriali ha già erogato più di 1,6 milioni di vaccinazioni anti-Covid, circa mezzo milione di dosi antinfluenzali e 28 mila antipneumococciche agli over 65. Una capillarità pronta ad ampliare ulteriormente la propria offerta con l’avvio delle somministrazioni contro l’Hpv, la pertosse, il tetano e la difterite.

Sulla stessa linea si colloca il modello Lazio, dove la sinergia tra le farmacie e l’amministrazione regionale ha registrato importanti incrementi di dosi erogate, confermando come la facilità di accesso senza lunghe liste d’attesa costituisca una leva decisiva. L’investimento sulla profilassi di prossimità garantisce infatti un ritorno fondamentale non solo in termini di salute, ma anche di sostenibilità economica per il SSN.

Il nodo morbillo: il richiamo della Circolare Ministeriale

Se l’assistenza territoriale dimostra il suo valore, i dati nazionali mostrano deficit sul fronte di alcune malattie esantematiche per le quali la guardia rimane pericolosamente bassa. Una recente circolare del Ministero della Salute (datata 9 luglio 2026) ha acceso i riflettori su una vera e propria emergenza epidemiologica: il morbillo continua a circolare in modo endemico in Italia e nessuna Regione ha raggiunto la soglia di sicurezza del 95% di copertura per la seconda dose.

I dati relativi al 2024 indicano che, a fronte di una prima dose che sfiora il target (94,8%), la seconda dose si arresta a una media nazionale dell’84,5%. Dietro questo dato complessivo, come spesso accade, si celano profonde disomogeneità territoriali, con picchi negativi che scendono fino al 73,7% nella Provincia Autonoma di Bolzano, al 71,9% in Campania e al 67,9% in Sicilia.

Contagi in aumento e il ruolo chiave del recupero

I risvolti clinici di queste mancate, ovvero parziali, coperture non si sono fatti attendere. Nei primi cinque mesi del 2026 i casi confermati sono già saliti a 472 (contro i 322 dello stesso periodo del 2025), con focolai particolarmente critici registrati in Calabria (265 casi) e Campania (100 casi).

Oltre il 93% dei contagiati nel 2026 è risultato non vaccinato, con l’incidenza più alta concentrata tra i giovani adulti (15-39 anni) e nei bambini sotto i 4 anni (nel 2024 la quota di non vaccinati tra i contagi accertati era del 90,1%, il 5,8% aveva ricevuto una sola dose e il 3,4% entrambe le somministrazioni). A preoccupare anche il crescente coinvolgimento degli operatori sanitari non immunizzati e l’aumento dei tassi di ricovero ospedaliero, che hanno raggiunto il 57,8%.

I punti chiave della Circolare

Per contenere il virus, la Circolare raccomanda sorveglianza, conferma di laboratorio, formazione degli operatori nonchè l’attivazione immediata di campagne mirate di recupero (catch-up) per completare il ciclo a due dosi e l’intensificazione della comunicazione del rischio.

In questo contesto, l’esperienza maturata dalla rete delle farmacie rappresenta una risorsa imprescindibile: integrare la cultura della prevenzione e dell’orientamento vaccinale nel counseling quotidiano del farmacista di comunità appare oggi la strada maestra per intercettare i soggetti non immunizzati e colmare i gap di copertura sul territorio.

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