Country Health Report 2017, l’Italia gode di buona salute ma il sistema richiede nuove riforme

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Sono stati pubblicati sul sito della Commissione Europea i Country Health Report 2017 relativi ai 27 Paesi membri, elaborati in collaborazione con l’OECD. Il documento relativo all’Italia (scaricalo da questo link) sottolinea come il Paese sia riuscito a riformare e ampliare il pacchetto delle prestazioni sanitarie nazionali pur all’interno dei vincoli di bilancio. Esistono però ancora numerose disparità livello regionale e socioeconomico, e il Governo sta riprogettando il sistema per consentire un più equo accesso alle cure nelle diverse Regioni.

La spesa sanitaria procapite nel 2015 è ammontata a 2.502 €, il 10% in meno rispetto alla media UE di 2.797 €. Una spesa che corrisponde al 9,1% del Pil dell’Italia, e si colloca in questo caso al di sotto della media degli altri paesi (9,9%). Le spese direttamente a carico dei pazienti rappresentano il 23% del totale (rispetto alla media UE del 15%) e coprono soprattutto costi relativi all’acquisto di farmaci e alle cure odontoiatriche.

La vita media continua ad allungarsi

La speranza di vita media si è allungata di 2,8 anni rispetto al 2000 e si attestava nel 2015 a 82,7 anni, dato che colloca l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Spagna. La riduzione del rischio cardiovascolare è, secondo il rapporto, il principale fattore alla base di questa dinamica; anche in questo caso vanno tenute in debita considerazione anche le condizioni socioeconomiche e le differenze tra i sessi (le donne vivono in media cinque anni in più). Nonostante la speranza di vita degli italiani over 65 sia maggiore che negli altri paesi, sono meno gli anni in cui possono godere di buona salute. Le malattie cardiache rappresentano ancora la principale causa di morte (30%), e viene segnalato anche un aumento delle morti per demenza (4%).

La percentuale dei fumatori abituali nel 2014 (20%) è diminuita del 5% rispetto al 2000 e si attesta poco al di sotto rispetto alla media europea. Nettamente più basso è il consumo di alcol in Italia (7%) rispetto agli altri paesi dell’Unione, mentre in aumento sono i problemi di sovrappeso e l’obesità infantile (18%). La mortalità evitabile ogni 100 mila pazienti è pari a 90, molto minore rispetto alla media europea di 126: un dato che, secondo il rapporto, fa “supporre una buona efficacia del sistema sanitario nel trattamento dei pazienti con malattie potenzialmente letali”.

Gli italiani godono di buona salute

I fattori di rischio comportamentali, tra cui in particolare quelli connessi alla dieta (11,2 %), al fumo (9,5 %), a un elevato indice di massa corporea (6,1 %), al consumo di alcolici (4,2 %) e a una scarsa attività fisica (2,5 %) sono quelli che impattano maggiormente sulla salute degli italiani, secondo l’indagine IHME, 2016. Tra le patologie più diffuse tra gli italiani individuate dall’indagine European Health Interview Survey (EHIS) vi sono l’ipertensione (20%), l’asma (5%) e il diabete (6,5%). Secondo i dati ECDC, inoltre, la percentuale di nuovi donatori di sangue con infezioni da virus dell’epatite C è del 5,9%, il valore più alto in Europa.

Contenere i costi dell’assistenza

È da anni l’obiettivo prioritario dei vari governi italiani, sottolinea il documento. Nonostante i ripetuti tagli ai finanziamenti al Servizio sanitario nazionale operati tra il 2012 e il 2015, la spinta verso una maggiore prescrizione di farmaci generici e numerosi provvedimenti migliorativi, tra cui la revisione dei Lea e dell’elenco dei farmaci rimborsabili e la ristrutturazione degli ospedali e delle Aziende sanitarie locali, manca ancora un’uniforme implementazione su tutto il territorio nazionale. Le regioni meno virtuose sono sottoposte a piani di rientro, e la frammentazione nella qualità percepita dell’assistenza genera notevoli disparità regionali e mobilità dei pazienti. Secondo i dati del ministero della Salute citati dal rapporto, sarebbero circa 30 mila i pazienti che da Campania, Calabria e Sicilia si recano ogni anno fuori regione per ricevere assistenza di migliore qualità.

I posti letto per acuti si sono ridotti di circa un terzo dal 2000 (2,8 nel 2013 vs 4,2 nel 2000), in molti casi a favore di una riconversione per il trattamento delle cronicità. Questa, infatti, è la principale sfida posta dall’invecchiamento della popolazione. In Italia il rapporto medici/cittadini è superiore alla media UE (3,8 vs 3,6 medici/mille abitanti), mentre quello infermieri/medici è tra i più bassi d’Europa (1,5 vs 2,3 di media). Il documento della Commissione EU segnala come l’Italia stia investendo proprio sugli infermieri per il trattamento dei pazienti cronici, anche attraverso “l’introduzione di gruppi professionali guidati da infermieri nell’assistenza sanitaria di base”.

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