La mammografia si conferma un metodo fondamentale per ridurre la mortalità dovuta al tumore al seno

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La mammografia risulta essere un metodo fondamentale per ridurre la mortalità legata al tumore al seno. Dal Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology) in corso a Madrid, è emerso infatti che grazie alla mammografia, nel 2012-13 sono stati identificati più di 13.000 carcinomi.

Come spiegato da Stefania Gori, presidente eletto di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), «la mammografia nelle donne dai 50 ai 69 anni ha contribuito in maniera determinante a ridurre la mortalità per cancro del seno nell’ultimo ventennio. Lo screening, attualmente raccomandato con cadenza biennale alle donne fra i 50 e i 69 anni, dovrebbe essere esteso fino a 74 anni, ma solo alcune Regioni tra cui Emilia-Romagna e Piemonte hanno ampliato in maniera strutturata la fascia d’età da coinvolgere nei programmi di screening».

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2015 solo il 55% delle circa 3 milioni e 162 mila donne invitate a eseguire la mammografia ha aderito ed eseguito lo screening, fondamentale per individuare il tumore del seno in fase precoce. In particolare, vi è stato un netto divario di partecipazione tra Nord (63%), Centro (56%) e Sud (36%).

«L’innovazione prodotta dalla ricerca ha comunque permesso di raggiungere risultati importanti: oggi l’87% per cento delle persone colpite da tumore al seno nel nostro Paese guarisce, una percentuale superiore alla media europea (81,8%). Se si interviene ai primissimi stadi, le guarigioni superano il 90%» ha proseguito la Gori.

Negli ultimi vent’anni si è verificato un aumento costante e progressivo dell’incidenza del tumore al seno, ma la mortalità è diminuita, ed è migliorata anche la durata della sopravvivenza nelle pazienti con patologia in stadio avanzato. «Il futuro sarà sempre più rivolto alla personalizzazione delle terapie per colpire la singola neoplasia del singolo paziente. Il carcinoma della mammella è fra i tumori che più hanno beneficiato delle terapie a bersaglio molecolare. Si stanno ora aprendo prospettive importanti anche grazie all’immuno-oncologia che ha già dimostrato di essere efficace nel melanoma, nel tumore del polmone e del rene stimolando il sistema immunitario contro le cellule malate» ha aggiunto infine la Gori.

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