Calazio: come combattere l’infiammazione

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Il calazio è un disturbo di natura infiammatoria che colpisce soggetti con una certa predisposizione personale, ma la sua comparsa dipende anche dallo stile di vita

Il calazio o lipogranuloma è un disturbo piuttosto comune che dipende dall’infiammazione delle ghiandole presenti nello spessore della palpebra. Proprio a questo livello, infatti, si trovano numerose ghiandole molto simili alle ghiandole sebacee disseminate sulla cute, le cosiddette ghiandole di Meibomio (in onore del medico tedesco Meibom) che secernono non il sebo, ma il mebo, una sostanza che contribuisce alla formazione della parte grassa delle lacrime.

Il calazio è un disturbo piuttosto comune che dipende dall’infiammazione delle ghiandole presenti nello spessore della palpebra

Di queste ghiandole ne possediamo circa 70 per occhio, distribuite sia a livello della palpebra superiore sia di quella inferiore: in teoria ognuna può essere responsabile della formazione di un calazio. Può succedere, infatti, che il mebo secreto diventi più grasso del normale e per questo in grado di ostruire i dotti escretori delle ghiandole di Meibomio con formazione di una vera e propria ciste, il calazio, e con la comparsa di una reazione infiammatoria notevole che va a interessare tutta la palpebra, rigonfiandola.

I calazi più fastidiosi sono sicuramente quelli che interessano la palpebra superiore. La diagnosi di calazio deve essere posta sempre dall’oculista, tramite esame obiettivo, poiché la condizione può essere confusa con altre sempre a carico della palpebra. In caso di calazio si avverte gonfiore palpebrale con arrossamento e dolore. Dopo qualche giorno, la reazione infiammatoria tende a scomparire, la palpebra si sgonfia, ma rimane la ciste che può dare sensazione di corpo estraneo, soprattutto quando riconosce dimensioni notevoli e viene a trovarsi a livello della palpebra superiore.

Perché si forma?

Il calazio è dovuto all’eccessiva densità del mebo: se il disturbo tende a recidivare, l’eccesso di grasso del mebo può dipendere da condizioni sistemiche predisponenti quali disfunzioni tiroidee, malattie intestinali croniche, acne rosacea, dermatite seborroica, disfunzioni ormonali, tutte condizioni che vanno a influenzare la densità dei lipidi secreti.

I fattori ormonali rendono ragione della comparsa di calazio durante la pubertà e la gravidanza. Tuttavia, il calazio può colpire sia i maschi sia le femmine in ugual misura ed è più frequente nella fascia di età compresa fra i 30 e i 50 anni. La condizione è spesso scatenata da fattori alimentari (una dieta squilibrata caratterizzata dal consumo di cibi molto ricchi di grassi quali formaggi, salumi e dolci) o da periodi di stitichezza prolungata. La correzione della dieta spesso riesce a ridurre il rischio di calazio recidivante. Il calazio può formarsi anche come conseguenza di una scarsa igiene del bordo palpebrale e quando si fa uso di prodotti cosmetici palpebrali che ostruiscono lo sbocco delle ghiandole di Meibomio.

La terapia a disposizione

In circa la metà dei casi il calazio si risolve spontaneamente nel giro di 4-6 settimane. È importante migliorare il proprio stile di vita, intervenendo sull’eventuale dieta sbilanciata e cercando di mitigare anche la stitichezza. Intervenire con una terapia appropriata, inoltre, aiuta a ridurre il decorso e a migliorare la sintomatologia.

Per ridurre l’infiammazione è utile applicare pomate oftalmiche a base di cortisone: tale trattamento non deve superare i cinque giorni.  Risolta l’infiammazione, resta da risolvere l’ostruzione dei dotti ghiandolari; tale scopo si può raggiungere sia attraverso l’igiene alimentare, sia effettuando impacchi con compresse di garza calda tenute in loco per 15 minuti due-quattro volte al giorno unitamente a un massaggio energico verso il bordo palpebrale per favorire il drenaggio della ghiandola ostruita.

È altrettanto importante, però, non cercare di schiacciare la cisti, ma drenarla, perché spremerla è del tutto inutile oltreché doloroso. Nei casi più gravi può rendersi necessario un piccolo intervento chirurgico ambulatoriale, al fine di asportare la ghiandola responsabile del calazio. Prima di ricorrere all’intervento si può anche tentare con un’iniezione intercalaziale di cortisone. Tale procedura sembra essere efficace in caso di calazio di piccole dimensioni, multipli e marginali, mentre in caso di forme di calazio ricche di pus sembra essere evidente una migliore risposta alla terapia chirurgica.

Se si opta per l’iniezione si procede attraverso l’inoculo di 0,1 ml di una soluzione contenente 40 mg/ml di triamcinolone acetonide, previa instillazione di una goccia di anestetico. L’iniezione può essere effettuata anche per via transcutanea attraverso la palpebra. Possono rendersi necessarie più iniezioni, fino a un limite di tre a distanza di un mese l’una dall’altra. In caso di insuccesso, si deve comunque ricorrere all’intervento.

Bisogna ricordare infine che il calazio può recidivare: per evitarlo nelle persone predisposte è bene curare l’alimentazione cercando di limitare al massimo i cibi ricchi di grassi e l’alcol, come pure è importante seguire alcune regole di igiene, come l’assicurarsi della pulizia degli oggetti che entrano in contatto con palpebra e occhio, per questo è importante gestire correttamente l’uso delle lenti a contatto.

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