Indagine su Covid-19: cresce la considerazione per Ssn e farmacisti

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A distanza di tre settimane dal primo sondaggio, una nuova indagine di TradeLab rileva un aumento delle preoccupazioni degli italiani per il futuro economico del Paese, ma anche una maggiore consapevolezza dell’importanza del Ssn e del ruolo dei farmacisti

In un momento in cui crescono l’inquietudine per il futuro e l’insofferenza per le misure di isolamento sociale, gli italiani sembrano cercare sostegno nelle maggiori istituzioni del Paese: governo, banche, imprese, ma anche strutture e operatori sanitari. Lo rivela una nuova indagine di Metrica Ricerche per TradeLab su un campione di 1.000 intervistati appartenenti a diverse fasce di età e aree geografiche. Il sondaggio, realizzato nel periodo 28-30 marzo, rappresenta un aggiornamento di un’analoga ricerca svolta tre settimane prima dallo stesso istituto. Proprio il confronto con la precedente rilevazione offre alcuni degli spunti più interessanti.

indagine covid-19
Da una recente indagine svolta da TradeLab emerge un aumento della considerazione degli italiani per i farmacisti, a cui viene riconosciuto il ruolo di presidio territoriale

Come è cambiato il contesto

Il periodo intercorso tra le prima e la seconda indagine è stato intenso e ha modificato profondamente lo stile di vita, la socialità e le modalità lavorative dei cittadini. Gli avvenimenti sono stati spesso drammatici e hanno significativamente colpito la percezione degli italiani. Nei giorni dal 9 al 30 marzo, infatti, abbiamo assistito all’esplosione del contagio – con la sua espansione a livello globale – e il susseguirsi di provvedimenti da parte delle autorità nazionali e locali. Le restrizioni – che nel primo periodo erano appena state introdotte e limitate alle regioni più colpite – sono state nel frattempo allargate a tutto il Paese e la sospensione di gran parte delle attività economiche ha reso concrete le preoccupazioni per la tenuta del tessuto produttivo, con il crollo dei fatturati, l’introduzione (e il ricorso di molte aziende) alla cassa integrazione, la contrazione dei compensi. Anche le misure di isolamento e distanziamento sociale hanno cominciato ad avere un peso importante nelle considerazioni degli intervistati.

Le difficoltà dell’isolamento sociale

Facile immaginare come in un contesto di questo tipo siano aumentate le preoccupazioni economiche sia per le potenziali ripercussioni a livello personale, sia per l’impatto che la pandemia potrà avere sul quadro produttivo nazionale. Rispetto al sondaggio di inizio marzo, la percentuale di intervistati in apprensione per la situazione economica del Paese è salita dal 77% all’84%, ma è soprattutto a livello personale che si registra un’impennata: mentre qualche settimana fa una persona su due si dichiarava preoccupata per la propria situazione, nell’ultima indagine questo rapporto è salito a due persone su tre. La consapevolezza dei rischi economici di questa situazione è cresciuta soprattutto nelle regioni del Sud Italia, probabilmente anche a causa dell’espansione del contagio sul territorio italiano. La nuova versione del sondaggio ha introdotto qualche domanda aggiuntiva, proprio per esplorare la reazione del Paese nei confronti delle misure di isolamento sociale mettendo in luce qualche spiccata differenza tra le diverse fasce di età. La carenza di socialità è uno degli elementi che più opprime gli italiani (53%), soprattutto la fascia della Generazione X (46-55 anni) che registra una percentuale del 58%. I più giovani invece (Generazione Z, con meno di 25 anni) soffrono soprattutto per l’impossibilità di “andare al cinema, a teatro o a concerti” (72% contro una media nazionale del 41%) ma anche di “fare shopping” (59% contro una media del 36%).  Un intervistato su due (53%) sente anche la mancanza dello sport.

La percezione in tema di salute

Dal punto di vista più strettamente sanitario, nel periodo tra i due sondaggi le strutture, l’organizzazione e il personale dei sistemi sanitari nazionale e regionali sono stati sottoposti a livelli di pressione sempre più elevati, dovendo affrontare carenze di materiali, posti letto, apparecchiature, operatori. Per far fronte all’emergenza, autorità e imprese hanno realizzato molti interventi straordinari come l’espansione o la realizzazione ex-novo di reparti di terapia intensiva, la collaborazione con altri stati per la fornitura di Dpi, la conversione di linee industriali per produrne sul territorio nazionale, il reclutamento di nuovo personale sanitario. Tutto questo ha lasciato segni profondi sulla percezione dei cittadini. Il dato più impressionante è probabilmente la maggior considerazione degli intervistati per i sistemi sanitari: la percentuale di persone che ritengono che “nel prossimo futuro dovremmo investire più risorse sul Ssn (in termini di strutture pubbliche, numero di medici e infermieri, di remunerazioni del personale sanitario)” aumenta dal 58% all’86% (una crescita che sfiora il 50%). Quasi un intervistato su due (47%) si dice propenso a utilizzare “con fiducia” i servizi del Ssn (dal 41% della precedente rilevazione) e il 59% ritiene determinante “le competenze di chi ha un contatto diretto con le persone, come medici di famiglia, pediatri e farmacisti” (erano il 54% il 9 marzo). Cresce, in particolare, la considerazione degli italiani per i farmacisti, cui viene riconosciuto il ruolo di presidio territoriale (il 53% contro il 44% del primo sondaggio). Meno evidente, invece, l’impatto sulla propensione dei cittadini a ricorrere all’e-commerce per l’acquisto di prodotti della farmacia: solo il 23% del campione ritiene che aumenterà i propri acquisti online contro il 39% che non si dichiara propenso (questa domanda non era presente nel precedente sondaggio). «Nel complesso – spiega il report – il dato è comunque significativo, visto che quasi un quarto della popolazione potrebbe utilizzare servizi di e-commerce (laddove ammesso). Tuttavia è difficile immaginare si tratti anche per questi consumatori di un canale esclusivo».

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