Quale sarà il futuro della sanità territoriale e come si sta evolvendo il ruolo del farmacista in Italia? La domanda è stata oggetto di dibattito e confronto al convegno organizzato da Federfarma, Fofi, Fondazione Francesco Cannavò e Utifar durante Cosmofarma Exhibition 2026.

L’evento si è svolto partendo dai dati di ultime indagini che hanno coinvolto direttamente la cittadinanza, i professionisti del settore e i futuri camici bianchi che oggi studiano all’università. Una tripla prospettiva necessaria per sostenere e orientare le riforme strutturali della prossimità sanitaria.

Hanno dato il via al confronto politico e istituzionale Giorgio De Rita (Censis), Anna Lisa Mandorino (Cittadinanzattiva), Emiliano Novelli (Universitybox). Presenti i vertici delle associazioni di categoria, rappresentati dai presidenti Marco Cossolo (Fofi), Andrea Mandelli (Federfarma), Luigi D’Ambrosio Lettieri (Fondazione Cannavò) e Eugenio Leopardi (Utifar).

Censis: deficit di informazione e attese elevate

Uno dei dati più significativi che emerge dal Rapporto “La farmacia nella sanità di prossimità. La dispensazione del farmaco nel nuovo modello di assistenza territoriale” realizzato dal Censis con il supporto di Federfarma è che il 91,3% degli italiani ha fiducia nei farmacisti con cui interagisce in farmacia e il 90,5% ne segue le indicazioni.

«Gli italiani si fidano dei farmacisti come professionisti e anche come supporto psicologico» ha rilevato Giorgio De Rita citando un altro dato: il 76% degli italiani pensa che la farmacia sia non solo luogo di dispensazione di farmaci, ma anche presidio sociosanitario integrato nel Servizio sanitario nazionale.

Per l’85% le farmacie sono punti di riferimento essenziali della sanità sul territorio in cui risiede, per il 97,2% un servizio essenziale per le comunità. Poi, per il 92,8% garantiscono una presenza sanitaria continua e di facile accesso sul territorio, per il 93% nelle aree rurali sono fondamentali per anziani e persone con ridotta mobilità.

Tuttavia, De Rita ha fatto notare come i cittadini conoscono poco o per nulla la possibilità di eseguire alcuni esami in farmacia o di ottenere alcuni servizi come, ad esempio, la consegna a domicilio del farmaco e quelli di analisi clinica.

«I cittadini hanno quindi un’idea circa la farmacia dei servizi ed è così nel 55% dei casi, ma se gli si chiede per quali servizi, non sanno rispondere. C’è quindi un deficit di informazione, occorre fare ancora molto, moltissimo, affinché gli italiani abbiano la fiducia circa l’evoluzione del servizio. In un momento in cui cresce la domanda dei servizi sanitari, aumenta la fiducia nel sistema sanitario e nel sistema delle farmacie, con i bisogni crescono anche le attese e le aspettative. Prendiamo l’esempio delle liste di attesa: per molti italiani il ruolo delle farmacie potrebbe essere determinante per il loro abbattimento, non sanno come che cosa dovrebbero fare, ma attribuiscono alla farmacia e al farmacista questo ruolo di presidio sanitario».

Cosa può ancora migliorare? Dalla ricerca emerge che: il 54,6% degli italiani dallo sviluppo della sanità di prossimità si aspetta di avere servizi sanitari facilmente accessibili nei pressi della propria abitazione.

Nella farmacia del futuro si aspettano:

  • più collaborazione tra farmacisti, medici e altri professionisti della salute (89,7%),
  • l’ampliamento delle tipologie di farmaci oggi ancora distribuiti tramite ospedali o in Asl (89,0%),
  • il potenziamento delle attività di consulenza ai cittadini (88,2%),
  • più attività di prevenzione (85,2%),
  • un ventaglio ancora più ampio di servizi sanitari agevolmente accessibili (84,3%).

Cronicità, giovani e integrazione con il SSN: l’indagine di Cittadinanzattiva

Realizzato in collaborazione con Federfarma, l’ottava edizione del Rapporto sulla farmacia di Cittadinanzattiva si basa su un’indagine che ha coinvolto quasi 2000 farmacisti e oltre 1000 cittadini per comprendere l’evoluzione della farmacia di comunità, offrendo una lettura integrata che tiene conto di dati, esperienze e bisogni reali di cittadini e professionisti.

«Per l’esperienza di Cittadinanzattiva – ha premesso Anna Lisa Mandorino, segretaria generale Cittadinanzattiva – uno dei problemi che viene sempre segnalato nell’approccio del cittadino ai servizi sanitari è un po’ la difficoltà di instaurare una relazione con il professionista sanitario, quello che noi chiamiamo il grande tema dell’umanizzazione delle cure, che ha tanti aspetti. Ma un aspetto centrale è sicuramente la possibilità di avere una relazione stabile e anche un sollievo, un conforto, un’informazione di prossimità».

Questo focus, ha sottolineato, «è particolarmente importante per i pazienti cronici», un dato confermato anche tra la popolazione più anziana, dove la presenza di comorbidità e le difficoltà di alfabetizzazione sanitaria (health literacy) accentuano il bisogno di un rapporto di fiducia e di prossimità con il proprio farmacista.

Il tema dei luoghi nell’assistenza territoriale

Perché il tema dei luoghi è così importante quando si parla di assistenza territoriale? «I dati sull’adeguamento strutturale sono molto confortanti – fa notare Anna Lisa Mandorino -. Le farmacie si sono dotate di spazi riservati e separati per l’erogazione dei servizi, una precondizione fondamentale per garantire la privacy e mettere il cittadino a proprio agio. Nello specifico la presenza di questi spazi separati interessa il 77% delle farmacie nelle aree urbane e il 70% di quelle rurali (un dato, quest’ultimo, solo leggermente inferiore). La percentuale di farmacie che non offre ancora questa tipologia di servizi è ormai molto bassa, nell’ordine del 10%: un segno evidente che stiamo assistendo a un’importante e rapida evoluzione del settore

Un aspetto molto importante anche per i giovani, che considerano la farmacia un punto di riferimento sul territorio. Dallo studio emerge che i ragazzi hanno espresso il desiderio di trovare in farmacia spazi riservati che garantiscano una maggiore privacy durante il colloquio con il farmacista. «Questo è un dato particolarmente interessante – ha fatto presente la segretaria – soprattutto se legato alle problematiche di salute dei giovani, che riguardano principalmente la prevenzione e la promozione del benessere. L’offerta di servizi è aumentata moltissimo e questa specifica richiesta sottolinea l’esigenza delle nuove generazioni di disporre di luoghi protetti dove potersi confrontare liberamente su problemi di varia natura.»

Il boom della telemedicina

Negli ultimi anni l’offerta e la disponibilità dei servizi in farmacia sono aumentate tantissimo. Il vero e proprio boom ha riguardato la telemedicina e, in particolare, la telecardiologia. Sulla base del Rapporto l’ECG era disponibile solo nel 28% delle farmacie intervistate nel 2018, mentre ora è al 77%. Tuttavia è emerso un dato su cui riflettere: il problema principale dei cittadini non è la mancanza di informazione, sanno che in farmacia si erogano questi servizi, quanto il mancato passaggio dalla conoscenza teorica all’utilizzo pratico del servizio.

«Questa resistenza culturale viene meno quando, come nel caso dello screening del colon-retto, il servizio della farmacia è pienamente integrato in un percorso di cura organizzato e strutturato dalle aziende sanitarie. Dal nostro rapporto emerge chiaramente una conclusione: è giunto il momento di passare da una farmacia semplicemente attrezzata per erogare servizi a una farmacia strutturalmente integrata con il Servizio Sanitario Nazionale. Solo a quel punto i cittadini vi si rivolgeranno con maggiore frequenza e naturalezza, poiché percepiranno quelle prestazioni come tappe di un percorso di cura coerente. Non si tratta tanto di aggiungere nuovi servizi, quanto di rafforzare l’integrazione di quelli già esistenti all’interno del percorso terapeutico del paziente. Questa riflessione ci permette di fare un bilancio più generale sul perché l’evoluzione della farmacia dei servizi sia stata così positiva in questi anni

Nuove generazioni: i punti chiave su cui lavorare

L’indagine presentata a Cosmofarma da Emiliano Novelli (Universitybox) ha analizzato il punto di vista delle nuove generazioni rispetto alla farmacia dei servizi, alla percezione del mercato e alle aspettative di carriera.

La fotografia emersa nasce dall’intervista di circa mille studenti delle facoltà di Farmacia e CTF (Chimica e Tecnologia Farmaceutiche), equamente distribuiti a livello nazionale, con un campione composto per il 70% da studenti di Farmacia e per il 30% da studenti di CTF.

I primi dati: fiducia e ruolo dell’Università

Un primo dato significativo e positivo mostra che il 41% degli studenti ha visto migliorare la propria percezione della professione durante il percorso accademico. Questo dimostra che l’università sta svolgendo efficacemente il proprio ruolo, consolidando la sicurezza dei futuri professionisti. C’è, tuttavia, un restante 50% che non condivide ancora la stessa certezza, un segmento su cui è necessario intervenire per trasmettere maggiore valore.

Sul fronte delle aspettative post-laurea, emerge un dato trasversale a quasi tutte le professioni giovanili odierne: il 62% degli studenti esprime il desiderio di fare un’esperienza all’estero. Non si tratta esclusivamente di una questione salariale, ma di un fattore culturale legato ai programmi di mobilità internazionale.

Per trattenere queste risorse e valorizzare il sistema-paese, è fondamentale rendere il settore italiano più attrattivo, offrendo prospettive concrete e un contesto dinamico. La fiducia dei giovani verso il futuro è, infatti, strettamente correlata alla percezione del mercato del lavoro.

L’attrattività della farmacia territoriale e i profili degli studenti

Nel panorama delle preferenze degli studenti di Farmacia, la farmacia territoriale si posiziona attualmente come terza scelta. Questo dato suggerisce la necessità di investire maggiormente nella comunicazione e nella conoscenza di questo canale per valorizzarne il ruolo di presidio sanitario nazionale di primo piano.

Dall’analisi del campione sono stati identificati quattro profili principali di studenti:

  1. lo studente convinto (orientato, fiducioso e con un percorso già chiaramente delineato),
  2. l’esploratore (aperto alle prime esperienze di vita e di lavoro, alla ricerca del proprio spazio professionale),
  3. il disincantato (un profilo che richiede un forte intervento del sistema per ricostruire fiducia nelle istituzioni e nel comparto),
  4. il fragile (un 10% di studenti che manifesta difficoltà personali o economiche, spesso accentuate dalle complessità del percorso di studi).

Il nodo della Farmacia dei Servizi e le richieste di formazione

Il dato più critico emerso dall’indagine riguarda il livello di informazione: il 52,8% degli intervistati dichiara di essere poco o per nulla informato sulla “farmacia dei servizi”. Esiste una correlazione diretta tra la conoscenza di questo modello e l’ottimismo verso il futuro: gli studenti che conoscono approfonditamente la farmacia dei servizi e le sue evoluzioni normative valutano molto più positivamente il proprio percorso universitario e le prospettive professionali in Italia.

I giovani chiedono inoltre maggiore chiarezza e supporto per l’inserimento nel mondo del lavoro. In particolare, il 43% desidera informazioni più precise sui reali sbocchi e sulle opportunità di avanzamento di carriera, mentre il 30% richiede un potenziamento delle attività di orientamento e dei percorsi formativi legati alle nuove competenze richieste dal mercato (come la gestione aziendale e i servizi di prossimità).

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