Rimedi naturali per il diabete

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Gelso BiancoPer quanto quella diabetica rappresenti una delle patologie “maggiori”, per gravità e implicazioni, la moderna fitoterapia sta mirando ormai da tempo a evidenziare in modo più preciso ed affidabile le proprietà, il meccanismo d’azione e la posologia di alcune sostanze naturali per il controllo dei valori glicemici nel trattamento delle forme lievi e medio-gravi del diabete mellito di tipo II

Alcune piante, dotate di principi attivi che possono favorire il controllo della glicemia, agiscono su diversi livelli: influendo sulla produzione di insulina, riducendo l’assorbimento intestinale di glucosio, stimolando la glicolisi anaerobica, inibendo la neoglucogenesi, stimolando i recettori cellulari per l’insulina, favorendo l’assunzione di glucosio da parte dei tessuti sensibili all’insulina. Premessa fondamentale, vista la gravità e le implicazioni della patologia diabetica, è la necessità, per il paziente, di seguire attentamente la terapia farmacologica ed un corretto stile di vita, evitando di intraprendere – senza aver consultato il proprio diabetologo – qualsiasi terapia alternativa.

Il gelso bianco, dal baco da seta all’estratto

Morus alba L., pianta nota da tempo alla medicina tradizionale cinese, rientra ormai da qualche anno anche in Occidente tra i fitoterapici impiegati nel controllo della glicemia. In maniera analoga ai più noti acarbosio e miglitolo, l’estratto di gelso bianco si comporta come un inibitore degli enzimi alfa-glucosidasi intestinali, che permettono la scissione delle catene polisaccaridiche ingerite con la dieta in monosaccaridi assorbibili, come appunto il glucosio. In tal modo viene quindi ritardato l’assorbimento degli zuccheri e ridotta l’iperglicemia post-prandiale.

In tal senso, l’estratto può quindi rappresentare un buon complemento sia nell’approccio terapeutico nelle forme leggere di diabete e degli stati iperglicemici sia in abbinamento ad altri trattamenti in corso.

Il gelso è un albero originario della Cina – ampiamente diffuso anche in Giappone e Corea per via delle sue foglie che rappresentano il nutrimento principale del baco da seta – dalle dimensioni variabili che possono raggiungere anche i 15 metri, caratterizzato da foglie di forma arrotondata e frutti di colore bianco rosato, commestibili.

Tra i principi attivi identificati sembrano rivestire particolare importanza le sostanze capaci di inibire alcuni tra gli enzimi glicolitici implicati nella digestione e nell’assorbimento dei glucidi:

la desossinojirimicina (moranolina), riscontrata in tutte le parti della pianta, possiede azione spiccatamente inibitrice nei confronti di maltasi, sucrasi e trealasi;

l’1,4-dideossi-1,4-imino-D-arabinitolo, inibitore dell’a-glucosidasi4, dell’isomaltasi e dell’a-mannosidasi;

la calistegina B1 e B2, la prima implicata nell’inibizione della a-glucosidasi, la seconda nei confronti della b-glucosidasi e della b-galattosidasi;

la 1-deossinojirimina e la fagomina, un 5-desossi derivato della 1-desossinojirimicina,  alcaloidi zucchero mimetici che  intervengono sulla secrezione pancreatica di insulina (studi in vivo su ratto);

la glicoproteina moran20K, recentemente individuata e isolata dall’estratto acquoso delle radici della pianta, favorisce l’abbassamento dei livelli di glucosio ematico.

Oltre ai suoi effetti ipoglicemizzanti, l’estratto di foglie di gelso è, inoltre, in grado di intervenire su patologie spesso concomitanti e aggravanti la salute del paziente diabetico: riesce infatti ad attuare azione preventiva nei confronti dei danni aterosclerotici grazie ai flavonoidi  del fitocomplesso, nel quale è presente anche l’isoquercetina, capace – analogamente alla quercetina, suo aglicone – di esplicare un’efficace azione antiradicalica e protettiva nei confronti della perossidazione lipidica delle LDL. A intensificare l’efficacia nei confronti delle patologie cardio-circolatorie intervengono anche l’azione ipolipidemizzante della pianta ascrivibile alla frazione fitosterolica presente, mentre quella flavonoica (nello specifico quella prenilflavonoidica intesa come Kuwanone G e H) favorisce un’azione ipotensivante.

A oggi non sono noti effetti collaterali o controindicazioni specifiche: più in generale potrebbero verificarsi effetti ascrivibili agli altri inibitori dell’a-glucosidasi (acarbosio e miglitolo) quali flatulenza e azione lassativa. Tali effetti sono legati al minore assorbimento di carboidrati a livello intestinale, che causa fenomeni di iperosmosi del contenuto del colon che – per maggiore richiamo di acqua nel lume intestinale – scatena gli effetti lassativi.

Per una corretta somministrazione viene suggerita l’assunzione degli estratti in media tre volte al giorno, dopo ogni pasto, raggiungendo il picco dell’azione ipoglicemizzante dopo un periodo di circa 30 giorni, con miglioramento peraltro del profilo lipidico. Nel caso di soggetti già in trattamento insulinico, è possibile un’associazione con gli estratti di gelso bianco, mirando a ridurre la dose di insulina o limitando la necessità di futuri aumenti di dosaggio. Per mancanza di evidenze specifiche ne è sconsigliata l’assunzione in gravidanza o allattamento, associando l’estratto a un’eventuale terapia antidiabetica in atto solo dopo aver consultato il medico.

L’insulina vegetale, Poterium spinosum

In virtù della sua ragguardevole efficacia nella terapia del diabete mellito di tipo II e dell’assenza – almeno per quanto indagato finora – di effetti collaterali o reazioni avverse, Poterium spinosum L. si propone nell’ambito della moderna fitoterapia come uno dei rimedi naturali più indicati per il controllo dell’iperglicemia.

Si tratta di una pianta tipica delle zone a clima mediterraneo, appartenente alle Angiosperme, conosciuta con il nome popolare di “Spinaporci”. Si tratta di un arbusto perenne, alto 30-60 cm, dalla forma a cespuglietto globoso dalle piccole foglie ovali, i cui rami grigiastri sono caratterizzati da spine doppie di 5-10 mm.

Poco conosciuta dalla fitoterapia occidentale, questa pianta è ben nota tra i beduini della Siria che la utilizzano in forma di decotto come bevanda tradizionale e antidiabetico.

Tra i principi attivi della pianta sono stati isolati alcuni tannini catechici ed ellagici, una sostanza insulinosimile e glicosidi triterpenici quali tormentoside e tormentillina. L’azione ipoglicemizzante di Poterium sembrerebbe essere principalmente di tipo ILA (Insulin-like-activity), basata sulla capacità, del fitocomplesso, di stimolare la funzione ormonale nelle isole di Langerhans, analogamente agli antidiabetici orali (sulfonilurati), regolando così la produzione endogena di insulina da parte del pancreas. Tra le azioni secondarie, ancora da valutare della droga figurerebbero quella vasodilatatrice periferica e coronarica, antiipertensiva, antiaritmica, antidròtica, astringente. Già nell’arco dei primi 6 mesi, secondo alcuni studi clinici, l’uso costante della pianta – in forma di tintura madre – in  pazienti affetti da diabete mellito di tipo II conclamato (di grado lieve, medio e grave) favorirebbe la riduzione dei valori glicemici, consentendo in alcuni casi la graduale ma completa sospensione dei farmaci ipoglicemizzanti orali e la diminuzione giornaliera delle unità d’insulina.

Dalla tradizione, gymnema e mirtillo

Note da tempo per i loro effetti benefici sulla patologia diabetica, queste due piante rappresentano, per il loro interesse terapeutico, un buon supporto per la terapia farmacologica ipoglicemizzante.

Gymnema sylvestre

È una pianta rampicante originaria dell’India e dell’Africa, della quale vengono utilizzate le foglie, ricche di acidi gimnemici (acidi glicosidici), aminoacidi, colina, betaina, adenina ed ossido di trimetilamina. Nota anche come “spezzazuccheri” questa pianta possiederebbe un’azione ipoglicemizzante legata ai suoi acidi gimnemici, capaci di ridurre l’assorbimento intestinale di glucosio e di stimolare l’attività delle cellule beta pancreatiche nella produzione di insulina, riducendo il tasso di glicemia basale e post-prandiale e quello di glicosuria. Gli effetti, rilevabili già in circa 60 minuti, si protraggono per 5-6 ore, con un’inibizione dell’assorbimento degli zuccheri pari circa al 50%.

Vaccinium myrtillus

È noto principalmente per la valenza poliedrica dei suoi frutti, ma, in questo caso, se ne utilizzano le foglie, la cui efficacia nei confronti dei valori glicemici sarebbe legata alla presenza, nel fitocomplesso – oltre a tannici catechici, flavonoidi, arbutina e idrochinone – di un elevato contenuto di cromo. Quest’ultimo giocherebbe un ruolo interessante nel controllo della patologia diabetica per la sua capacità di incrementare l’azione dell’insulina, migliorando così la tolleranza al glucosio: rientra infatti nel “fattore di tolleranza al glucosio”, sostanza a basso peso molecolare che legandosi all’insulina e al suo recettore riesce ad influenzare il metabolismo degli zuccheri. Se ne utilizza l’infuso, l’estratto secco o la TM.

 

Stefania La Badessa

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