L’interesse nei confronti delle sostanze naturali ad azione antivirale è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni: l’attenzione della ricerca si è rivolta a quelle molecole di origine naturale che possono rappresentare non solo una possibile alternativa ai farmaci convenzionali in caso di fenomeni di resistenza e/o inefficacia, ma che possano sostenere, integrandola, la terapia farmacologica.

Sebbene i virus possano suscitare una risposta immunitaria acquisita, la partita contro le infezioni virali è ancora tutta da giocare, poiché questi agenti intracellulari possono sviluppare diverse strategie per sfuggire all’immunità dell’ospite. Attingere ai rimedi naturali consentirebbe di ampliare la gamma degli strumenti terapeutici a disposizione, incrementando la sicurezza d’impiego e la tollerabilità della terapia farmacologica antivirale, troppo spesso correlata a reazioni avverse rilevanti.

Un classico dall’alveare

Particolarmente efficace nel modulare l’attività del sistema immunitario, la propoli costituisce notoriamente uno dei rimedi naturali più utilizzati nel trattamento dei processi infettivi e infiammatori. Del tutto simile a una cera scura, di colore variabile in base all’origine botanica, questo prodotto dell’alveare è costituito, in realtà, da una miscela di sostanze che le api raccolgono dalle gemme di piante ricche di sostanze balsamiche e resinose, come il pioppo, la betulla, l’olmo o il pino, che viene poi utilizzata come materiale da costruzione e da difesa per l’alveare. Si tratta di un prodotto lipofilo, resinoso e balsamico, formante una matrice complessa con scarsa biodisponibilità e assorbimento, caratterizzato da una composizione alquanto complessa. Vi rientrano sostanze balsamiche e resinose (50-55%), olio essenziale per il 10%, cera per il 25-35%, polline per il 5%, sostanze organiche e alcuni minerali (5%) oltre ad alcuni oligoelementi e detriti organici.

Per quanto nella propoli siano stati identificate diverse centinaia di componenti, la sua attività biologica è principalmente associata alla presenza di composti fenolici, come flavonoidi (quercetina, galangina, crisina) e derivati degli acidi idrossicinnamici (acido caffeico, acido cinnamico, acido p-cumarico), che le conferiscono proprietà antibatteriche, antivirali, antinfiammatorie e immunostimolanti. Alcuni autori hanno studiato gli effetti della propoli su più di un ceppo virale, ma è stata prestata ampia attenzione soprattutto alla sua azione contro gli herpes virus, seguita da studi incentrati sui virus dell’influenza. Nel caso dell’herpes virus (Hsv) sono state evidenziate sia una ridotta infettività di Hsv-1 nelle cellule trattate con balsamo di propoli, correlata, secondo i ricercatori, alla capacità della propoli di agire sulla sintesi del Dna virale, ma anche sul ciclo di replicazione dell’Hsv-1. Nel complesso, i dati suggeriscono che l’azione anti herpes della propoli potrebbe verificarsi a causa del danneggiamento dell’involucro virale e dell’impedimento del suo ingresso nella cellula.

Nell’ambito di valutazioni in vitro dell’azione antivirale nei confronti dei virus influenzali, emerge la capacità della propoli e dei suoi componenti di sopprimere la replicazione virale, riducendo, in modo analogo ai farmaci antivirali, la neuraminidasi, una proteina chiave per l’ingresso del virus. La neuraminidasi entra in gioco proprio quando il virus deve abbandonare la cellula infettata: taglia le catene dei polisaccaridi che legano il virus alla superficie della cellula e gli consente così di allontanarsi e proseguire la sua azione. In numero ancora molto ridotto sono gli studi relativi all’attività della propoli contro i coronavirus. Significativa, nel complesso, ai fini della gestione dell’infezione da Sars e Mers-CoV, sarebbe la presenza, tra gli attivi della propoli, del flavonoide quercetina, capace di prevenire il completamento del ciclo virale, e dell’acido caffeico feniletilestere (Cape) che evidenzia proprietà anti-chinasi attivata da p21 (Pak), un enzima importante per l’ingresso e la replicazione di diversi virus umani. Infine, è stata studiata anche l’azione della propoli nei confronti dei retrovirus dannosi per la salute umana come l’Hiv, responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids).

L’attività della propoli sarebbe in questo caso correlata con la sua interferenza sull’ingresso del virus, probabilmente inibendo l’antigene p24 presente nell’involucro dell’Hiv. Come per ogni altro prodotto naturale, solo una propoli accuratamente titolata e standardizzata può garantire la propria efficacia terapeutica, assicurando l’effettiva presenza di una percentuale adeguata e costante di principi attivi. Infatti, la qualità viene indicata dal titolo in flavonidi totali espresso, come galangina. Inoltre, la presenza dell’olio essenziale viene garantita dall’impiego di materie prime di qualità, non sottoposte a trattamenti termici che potrebbero provocare la perdita di questo importante principio attivo.

Alcune novità sul mercato

Per quanto meno noti rispetto a molti altri rimedi naturali, il cisto (Cistus incanus) e il sambuco (Sambucus nigra) si rivelano due piante ad alto contenuto in polifenoli e antociani, con dimostrate attività antinfiammatorie e anti virus influenzali, evidenziate di recente anche dalla ricerca clinica. Pianta impiegata dalla medicina popolare delle aree mediterranee come rimedio naturale contro la febbre, la tosse, l’ulcera e le infiammazioni in genere, il Cistus incanus possiede interessanti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, ma è prevalentemente grazie alla sua frazione polifenolica che alla pianta vengono attribuite attività sia antibatterica, rivolta prevalentemente ai gram-positivi, sia antivirale. L’efficacia sarebbe strettamente correlata alle frazioni di estratto ricche in tannini idrolizzatili e polifenoli di bassa massa molecolare.

Quercetina, miricetina e acido gallico si sono dimostrati fortemente implicati nell’attività antimicrobica degli estratti di C. incanus, ma è importante precisare che, in definitiva, è al fitocomplesso, quindi, a un effetto sinergico delle diverse sostanze contenute nell’estratto, che la pianta deve la sua efficacia. Altri studi ne hanno evidenziato la capacità antivirale, che si concretizza sia nell’inibizione dell’ingresso del virus nelle cellule, impedendo l’infezione, ma anche nella riduzione della carica virale nella fase post-infettiva.

Il cisto può trovare indicazione, quindi, nel trattamento delle infezioni, virali e batteriche, dell’apparato respiratorio, della bocca, della gola e delle vie urinarie, allo scopo di ridurre la severità e la durata media dei sintomi. Tra i protagonisti delle formulazioni naturali più recentemente proposte dal mercato, indicate per contrastare le infezioni respiratorie e alleviare i sintomi correlati alle infezioni virali, sempre più spesso fa la sua comparsa anche il sambuco. Si tratta di una pianta ben nota in ambito erboristico classico, che annovera tra gli attivi del suo fitocomplesso (frutti e fiori), principalmente tannini, mucillagini e flavonoidi. Pur trovando da sempre applicazione negli stati di infiammazione e negli spasmi intestinali, ma anche nella febbre, nel raffreddore, nelle faringiti e nelle bronchiti, grazie a piccoli ma significativi studi clinici condotti negli ultimi anni è stato possibile confermare la valenza di questa pianta anche in ambito antivirale.

L’uso di estratti standardizzati di bacche di sambuco, per un periodo di almeno 4-5 giorni, potrebbe produrre, alla luce dei suddetti studi, una riduzione tangibile (anche del 50%) della gravità e della durata dei sintomi associati ai virus influenzali, rendendo indicato l’impiego degli estratti della pianta nel trattamento dei casi più semplici di raffreddore e influenza, in assenza di complicanze. L’efficacia del sambuco sarebbe correlata alla sua capacità di inibire l’ingresso del virus nelle cellule, influendo così sia sulla fase post-infettiva sia sulla trasmissione virale a livello cellulare, ma anche alla modulazione del rilascio delle citochine IL-6, IL-8 e Tnf, messaggeri della risposta immunitaria in grado coordinare le attività dei diversi tipi cellulari del sistema immunitario, rendendolo più efficiente nella gestione dell’infezione.