Spesa farmaceutica 2019: i dati Federfarma sotto la lente

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Al termine della pandemia, i consumatori si sono ritrovati con minori risorse economiche e hanno ridotto le spese. Le conseguenze si sono fatte sentire anche nelle farmacie dove, secondo Federfarma, si è verificato un crollo della spesa farmaceutica di circa il 15%. «Così rischiamo il collasso», avvertono i vertici della categoria

La pandemia ha causato una contrazione del fatturato delle farmacie. Nei primi quattro mesi dell’anno, da gennaio ad aprile, gli introiti hanno retto, anche grazie alla vendita di prodotti relativi al Covid, come termometri, disinfettanti, creme per le mani, mentre a maggio si è verificato un crollo delle vendite di circa il 15% rispetto all’anno scorso, causato dalla minore disponibilità economica degli acquirenti. Se questa diminuzione dovesse perdurare nel tempo, molte farmacie rischierebbero il tracollo». È l’allarme lanciato dal presidente di Federfarma Marco Cossolo che, osservando numeri e tabelle preliminari, intravede un futuro fosco.

spesa farmaceutica

Le perdite, anche se con percentuali più contenute, sono confermate dall’ultimo rapporto di Iqvia, secondo il quale, nei cinque mesi che vanno da gennaio alla fine di maggio 2020, il giro d’affari della farmacia ha sfiorato i 10,3 miliardi di euro, con un calo del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In particolare, il farmaco etico ha generato un valore di 6 miliardi (-4% rispetto al 2019) e il comparto della libera vendita si è attestato sui 4,3 miliardi, perdendo l’1% rispetto al 2019. Per quanto riguarda quest’ultimo ambito, emerge anche un progressivo divario tra le regioni più colpite dalla pandemia, come Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna e tutte le altre. Le zone maggiormente coinvolte mostrano, infatti, un andamento più negativo rispetto agli altri territori.

Oltre 18 miliardi nel 2019

Se questa è, a grandi linee, la situazione dell’anno in corso, profondamente segnato dall’emergenza Covid, qualche riflessione in più si può fare a proposito del 2019, sul quale sono stati pubblicati di recente il report annuale di Federfarma, basato sulle rilevazioni provenienti dalle farmacie associate, e il rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Secondo quest’ultima, dal gennaio al dicembre 2019 la spesa farmaceutica complessiva (diretta e convenzionata) a carico del Servizio sanitario nazionale si è attestata a 18,6 miliardi di euro. Considerando che il tetto complessivo per tale spesa è fissato al 14,85% del Fondo sanitario nazionale, pari a 16,8 miliardi, lo sforamento ammonta a 1,8 miliardi circa.

Diretta e convenzionata

Analizzando più nel dettaglio le due componenti della spesa, si nota che la spesa per gli acquisti diretti (il cui tetto è fissato al 6,69%), al netto dei pay back e dei fondi per i farmaci innovativi oncologici e non oncologici, ha raggiunto quota 10,5 miliardi di euro, pari a un’incidenza del 9,23%, con un disavanzo di ben 2,6 miliardi. «Secondo le nostre stime, questo trend è destinato a peggiorare nel 2020, quando il superamento del tetto potrebbe andare oltre i 3 miliardi di euro», sottolinea Sergio Liberatore, amministratore delegato di Iqvia. Discorso diverso per la spesa che riguarda la farmaceutica convenzionata (il cui tetto è fissato al 7,96%). Questa voce di spesa si attesta, infatti, a quota 7,8 miliardi di euro circa, pari a un’incidenza di circa il 7%, con un avanzo di 913 milioni di euro. Tutte le Regioni rispettano il tetto di spesa, in particolare Veneto, Emilia Romagna, Provincia di Bolzano, che hanno una quota inferiore al 6%. Uniche eccezioni la Campania, che si attesta proprio sul valore limite (7,96%), e l’Abruzzo, che lo supera dello 0,2%.

«Questi dati confermano, da una parte, l’esplosione della spesa per gli acquisti diretti, dall’altra la contrazione per quanto concerne la spesa farmaceutica convenzionata», commenta Cossolo. «Urge, quindi, un cambio di direzione, una prospettiva diversa. Occorre prendere atto del fatto che il modello degli acquisti diretti è fallimentare e che è necessario che la maggior parte dei farmaci del Prontuario ospedale-territorio (Pht), non soggetti a specifici controlli clinici, torni a essere prescritta dai medici di medicina generale e dispensata dalle farmacie. Un meccanismo virtuoso che rappresenta lo strumento essenziale per garantire l’appropriatezza delle prescrizioni, l’aderenza terapeutica, il contenimento dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale». Dello stesso avviso è il presidente della Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi) Andrea Mandelli, che aggiunge: «Se vogliamo guardare alla sanità del futuro, dobbiamo agire sul rafforzamento dell’attività territoriale attraverso i medici di medicina generale e la rete delle farmacie. Anche la pandemia da Covid, del resto, ha dimostrato che il territorio va potenziato».

Spesa convenzionata in calo

Un altro aspetto, messo in luce dal report dell’associazione sindacale, riguarda il progressivo decremento della farmaceutica convenzionata che nel 2019 è diminuita di 16,1 milioni (0,2%) rispetto al 2018. La causa del fenomeno sarebbe da attribuire alla diminuzione delle ricette, che nel 2019 sono state circa 571 milioni, con una media di 9,46 per ciascun cittadino, e con una contrazione di 5,6 milioni (-0,9%) rispetto all’anno precedente. Un calo che, tuttavia, non si è verificato in modo omogeneo in tutta la Penisola, ma ha avuto un impatto differenziato nelle varie regioni. Segno negativo soprattutto per Abruzzo, in fondo alla classifica con una diminuzione del 6,3%, Provincia autonoma di Bolzano (-2,2%), Toscana (-2%), Marche (-1,9%). Segno positivo, invece, per Emilia Romagna (2,4%), Lombardia (2,2%), Sicilia (1%), Basilicata (0,6%), Molise (0,5%), Calabria (0,2%). «Il drastico calo della spesa farmaceutica convenzionata è un problema», mette in guardia il presidente di Federfarma. «Per fronteggiarlo occorre un nuovo sistema di remunerazione basato sulla valorizzazione, anche economica, dell’atto professionale del farmacista. Se ciò non avverrà, il rischio è che la farmacia non costituirà più un presidio del Servizio sanitario nazionale sul territorio ma sarà sempre più tarata sul modello statunitense del drugstore». Il report del sindacato evidenzia anche che il contributo delle farmacie al contenimento della spesa nel 2019 è stato di oltre 566 milioni di euro. Una cifra che deriva dalla sommatoria di vari elementi, a cominciare dallo sconto per fasce di prezzo dovuto al Servizio sanitario nazionale, che ha determinato un risparmio di oltre 320 milioni di euro. «Questi sconti sono progressivi in quanto aumentano al crescere del prezzo del farmaco, facendo sì che i margini della farmacia siano regressivi rispetto al prezzo», puntualizza Cossolo. All’ammontare di tali sconti si sono poi aggiunti circa 64 milioni di euro derivanti dal cosiddetto pay-back e una trattenuta aggiuntiva di 181 milioni di euro.

Ticket in diminuzione

Per quanto riguarda la compartecipazione alla spesa pubblica, nel 2019 i cittadini hanno pagato complessivamente più di 1,5 miliardi di euro, di cui la maggior parte (oltre il 70%) dovuto alla differenza di prezzo rispetto al valore di rimborso, avendo richiesto un farmaco più costoso. Le quote di partecipazione sono calate dell’1,6% rispetto al 2018, con un’incidenza media del 15,3% sulla spesa, con punte che arrivano fino al 19,6% in Campania e al 19,2% in Veneto.

Farmaci a brevetto scaduto e generici

Confrontando 2019 e 2018, rimane pressoché stabile a livello nazionale l’incidenza dei farmaci inseriti nelle liste di riferimento dell’Aifa a seguito della scadenza brevettuale. L’impatto delle confezioni di farmaci a brevetto scaduto sul totale delle confezioni erogate è stato pari, infatti, all’82,4% a dicembre del 2019 (era l’82,5% nel dicembre del 2018), mentre la relativa spesa è stata pari al 66,6% del totale (era il 66,68% nel dicembre del 2018). Risulta leggermente aumentata, invece, l’incidenza dei generici. Nel 2019 l’impatto delle confezioni di questi ultimi è stata pari al 30,3% del totale (era il 29,9% nel dicembre del 2018), per una spesa pari al 21,2% del totale (era il 20,5% nel dicembre del 2018). Per quanto riguarda i generici, le differenze regionali sono state notevoli, variando dalla minima incidenza in Basilicata alla massima nella Provincia autonoma di Trento.

I consumi dei farmaci

Tra i gruppi di farmaci che hanno comportato una spesa più elevata nel 2019 si trovano al primo posto i medicinali per il sistema cardiovascolare, al secondo quelli per l’apparato gastrointestinale e al terzo quelli per il sistema nervoso. Tra i farmaci più prescritti, si collocano al primo posto gli inibitori della pompa acida (farmaci per gastrite, ulcera, reflusso gastrico), pur facendo registrare un notevole calo dei consumi (-10,8% rispetto al 2018). All’interno della categoria degli antipertensivi risultano in aumento (+5,6%) soprattutto le prescrizioni di betabloccanti, mentre rallenta la crescita del consumo di vitamina D (+0,4% rispetto al 2018). Tra le specialità medicinali più prescritte, al primo posto si annovera la Cardioaspirina, seguita da Dibase, Lasix, Eutirox, Triatec, Norvasc. In sensibile calo i consumi dei farmaci di marca per l’apparato gastrointestinale, come Pantorc (-9%), mentre risultano in aumento quelli dei betabloccanti Bisoprololo (+21,9%) e Cardicor (+7,5%).

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