Tre elementi su cui puntare quando si cerca lavoro

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Se il mondo della farmacia sta attraversando un momento difficile sotto il profilo occupazionale, per affrontarlo con successo è necessario muoversi con competenza. “Il passaggio dalla farmacia come luogo di dispensazione del farmaco a luogo dove si offre benessere”, spiega Angelo Cusina, Head of Medical and Science di Adecco, la divisione dedicata all’area medica e al settore farmaceutico di una delle più importanti agenzie per il lavoro attive in Italia, “mette in scena tre aspetti importanti, quello delle competenze tecniche (conoscenza dei settori affini, ma distinti dal mondo del farmaco, come la nutraceutica, la cosmetica ecc.), quello delle competenze manageriali e della capacità di analisi del mercato per coglierne le opportunità.

Angelo Cusina, Head of Medical and Science di Adecco

Elementi che anche la nostra business line Medical and Science considera fondamentali quando seleziona le figure professionali richieste dalle farmacie, con l’obiettivo di fornire un vero supporto, sia a chi è in cerca di opportunità professionali, sia a chi, come nel caso del titolare di una farmacia, volesse migliorare il proprio business, convinti che siano sempre e comunque le persone a fare la differenza”.

Rispetto al passato, fa sapere Cusina, oltre ai nuovi candidati che, terminato il percorso di studi, si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta, ci sono persone che hanno già avuto un’esperienza importante all’interno delle farmacie e puntano alla ricollocazione, e questo rende tutto più difficile anche alle nuove generazioni.

Qual è dunque il suggerimento da dare in modo particolare ai giovani? “In generale, per chi inizia il proprio percorso professionale“, spiega Cusina, «la cosa più importante è valutare le opportunità che si presentano con lungimiranza e accettare inizialmente anche le proposte che magari non sono esattamente in linea con le proprie competenze o aspirazioni, anche perché sono convinto che il momento migliore per cercare lavoro sia quando se ne ha già uno”.

Per quanto riguarda l’annosa questione del curriculum vitae e del colloquio di lavoro, elementi sui quali si è creata una sorta di mito in parte disatteso dalla realtà del mondo del lavoro, Cusina sgombra il campo dagli equivoci. “Non si tratta di mera forma”, dice, “dimostrare di possedere buone capacità di espressione scritta e verbale, mostrando un cv ben strutturato è segno di valore, soprattutto quando si è all’inizio della propria carriera professionale: in questo caso la forma è anche sostanza”.

La riforma negli anni a venire

Sull’impatto che il Jobs Act avrà sul mondo della farmacia, Cusina specifica che «la riforma del lavoro avrà un impatto su tutti i settori e quindi sicuramente anche su quello della farmacia”.  E prosegue: “D’altronde si sta delineando un mercato del lavoro molto più flessibile e probabilmente con molte più possibilità, ma questo lo potremo constatare solo nei prossimi anni quando cominceremo a vedere gli effetti della riforma. La cosa importante da parte del candidato è essere cosciente del fatto che il mercato del lavoro e la propria attività saranno sempre più dinamici. È necessario compiere valutazioni per così dire elastiche, sia per quanto riguarda l’ambiente di lavoro, sia per la professione che si andrà a svolgere.

Dal lato di chi invece gestisce una farmacia, sicuramente si avranno a disposizione strumenti più flessibili per gestire al meglio l’organico e quindi ottimizzare la produttività e i costi dell’attività».

Resta il problema, ma questo sovrasta il mondo della farmacia, che la flessibilità non finisca per pesare solo sulle spalle dei lavoratori. «Credo che a un mercato del lavoro più flessibile debba corrispondere un sistema di politiche attive più efficace”, suggerisce Cusina, “ed è quello che fa la differenza tra una buona e una cattiva flessibilità. Non si può pensare che sia solamente il mercato con i suoi meccanismi a ottimizzare e a rendere efficiente il sistema: bisogna introdurre strumenti che permettano di gestire soprattutto i momenti di transizione quando si cambia lavoro o si passa da una posizione all’altra, per far sì che questa flessibilità sia favorevole a tutti, senza però danneggiare nessuno”.

 

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