Urban obesity: ecco la “Carta di Milano”

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Il documento sottoscritto da amministratori, esperti e cittadini pone l’attenzione sull’urban obesity, una patologia non ancora ufficialmente riconosciuta come tale, ma che rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica: ne sono un esempio i numerosi pazienti obesi ricoverati per Covid-19 in alcuni paesi europei

L’obesità è una condizione medica non ancora ufficialmente riconosciuta, dal punto di vista giuridico e culturale, come malattia. Tuttavia, grazie alle numerose evidenze scientifiche, la si può definire con certezza una patologia multifattoriale, con una componente genetica, una componente organica e una componente sociale. Rappresenta uno dei maggiori problemi di salute pubblica e ha come conseguenza una vasta serie di complicanze e patologie.

obesità
L’obesità in italia riguarda l’11,8% degli uomini e il 9,4% delle donne: sono inoltre in sovrappeso il 27,3% degli adolescenti/bambini e il 20% delle adolescenti/bambine

Tra i fattori che influenzano uno stile di vita che favorisce l’obesità vi è ad esempio l’urbanizzazione. A tal proposito è stata di recente sottoscritta “Carta di Milano sull’Urban Obesity”, un patto con cui amministratori, medici, esperti e cittadini si impegnano ad assumersi la responsabilità di affrontare in modo sinergico l’obesità come malattia. Il documento è stato promosso dal Centro di Studio e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Comune di Milano, Regione Lombardia, ANCI, Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete, Health City Institute, rete Cities Changing Diabetes, IO-NET, OPEN (Obesity Policy Engagement Network), EASO, società scientifiche e associazioni di pazienti e cittadinanza.

Un’assunzione di responsabilità

«Il fulcro della Carta può essere racchiuso sottolineando alcune parole chiave – ha affermato Enzo Nisoli, direttore del Centro di Studio e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli studi di Milano. – Insieme, per combattere la malattia, assumendoci la responsabilità e con l’obiettivo di garantire a tutti l’accesso alle cure. L’obesità è una patologia, e come tale va considerata; possiamo definirla la “madre” di molte malattie, per le importanti ripercussioni che ha. Ha radici importanti ed estende la propria influenza su biologia e scienza, cultura, società politica ed economia. Le complessità che caratterizzano la patologia possono essere modulate e ristrutturate da approcci che coinvolgano corretti stili di vita (dieta mimadigiuno, esercizio fisico); senza tralasciare il fatto che tali stili di vita sono influenzati da stress urbano, rumore, continua presenza di luce, inquinamento. Ecco perché diventa fondamentale assumersi responsabilità, impegnarsi a contribuire agli sforzi congiunti per rendere l’ambiente e il tessuto urbano meno obesogeni e orientati alla qualità di vita dei soggetti con obesità, attraverso l’eliminazione di quelle barriere sociali, architettoniche, strutturali e culturali che impediscono loro una vita di fatto normale. Solo il lavoro sinergico di molte figure potrà sortire sforzi realmente innovativi e creativi che diano inizio a processi capaci di vincere le grandi sfide legate all’obesità, come l’accesso alle cure e la lotta allo stigma sociale».

I numeri dell’obesità in Europa e in Italia

Non si può dunque pensare di prevenire l’obesità o di ridurne il burden e l’impatto senza un intervento coordinato a livello ambientale, anche urbano. Ma quali sono nel concreto i dati relativi alla patologia? «In Europa colpisce circa un quinto dei maschi adulti e un quarto delle donne e se i trend relativi all’aumento non defletteranno, si stima che dal 2030 più del 50% della popolazione sarà in condizione di obesità – ha ricordato Luca Busetto, Co-chair Obesity Management Task Force di EASO (European Association for the Study of Obesity). – Le analisi statistiche stimano che l’obesità sia la casua di circa 340mila morti all’anno in Europa e che i costi diretti e indiretti legati alla gestione della patologia ammontino a circa 80 miliardi di euro all’anno». E in Italia? «Nel nostro Paese sono oltre 5 milioni gli italiani obesi, pari al 10% della popolazione. A questi si aggiungono circa 800mila bambini» ha segnalato Giuseppe Fatati, presidente di IONET (Italian Obesity Network). Per sensibilizzare società e mondo politico ad affrontare il fenomeno, IO-NET nel 2018 ha proposto il “Manifesto sull’Obesità”, che identifica una roadmap sulla quale agire per migliorare la qualità di vita delle persone con obesità e, l’anno successivo, la “Carta dei diritti e doveri della persona con obesità”, che ribadisce come i diritti delle persone in condizione di obesità siano gli stessi diritti di tutti, e soprattutto di tutti i cittadini con patologie croniche, inclusi la parità di accesso all’informazione, all’educazione terapeutica, al trattamento dell’obesità e alla diagnosi e cura. Il percorso è stato poi coronato nel 2019 con l’approvazione di una “Mozione sull’obesità”, che impegna il Governo su diverse azioni per la prevenzione e la cura della malattia».

Obesità come fattore di rischio, il caso Covid-19

Diversi studi e analisi statistiche hanno mostrato nel corso degli anni lo stretto legame che sussiste tra obesità e altre patologie, tra cui il diabete: circa l’80% dei casi di diabete di tipo 2 si presenta come conseguenza o complicanza dell’obesità. Senza contare poi il ruolo dell’eccesso di peso come fattore di rischio di altre patologie, tra cui ad esempio l’ipertensione. Un caso emblematico, di rilevanza attuale, riguarda le infezioni da Covid-19. «Uno studio condotto nel nord della Francia ha rilevato che l’80% dei pazienti ricoverati per l’infezione da Covid-19 erano sovrappeso o obesi – ha ricordato Michele Carruba, presidente del Centro di Studio e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli studi di Milano. – Uno studio inglese invece ha segnalato che tra i pazienti Covid positivi e ricoverati in Terapia intensiva, il 75% era sovrappeso o obeso. E ancora, i pazienti che hanno evidenziato i problemi più gravi sono stati i giovani in stato di obesità (60%). Abbiamo cercato di condurre studi simili anche in Italia, per verificare soprattutto la correlazione tra ricoveri e/o mortalità e obesità. Il lavoro però è piuttosto complicato e siamo in assenza di dati certi per il nostro Paese. Questo accade perché l’obesità in Italia non è considerata una malattia, quindi in pochi si sono presi cura di segnare pesa e altezza o di misurare la circonferenza dei pazienti».

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