Dispepsia, una diagnosi difficile

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Dolore, bruciore, alitosi e senso di gonfiore nella parte alta dell’addome. Ecco i principali campanelli d’allarme di una patologia gastrointestinale, di solito a decorso benigno, troppo spesso sottovalutata

Manifestandosi di frequente sottoforma di episodi sporadici, soprattutto all’inizio, la dispepsia non sempre è correttamente diagnosticata. Spesso è confusa con disturbi lievi e transitori o postumi di abbuffate.

“Il cibo è il nostro primo farmaco”. Condivisa da medici, farmacisti e biologi, questa frase racchiude un significato profondo. Tutto ciò di cui ci cibiamo per alimentarci quotidianamente costituisce il primo vero pool di sostanze in grado di prendersi cura del nostro benessere. Alimentarsi in modo sano permette di migliorare la qualità della vita, prevenire molte delle patologie metaboliche croniche dei nostri giorni e ridurre episodi dolorosi legati a disturbi del canale alimentare. «Quando si verificano alterazioni nel processo digestivo si va incontro a rallentamento dello svuotamento gastrico e duodenale con alterazioni che si ripercuotono su più livelli portando alla manifestazione di forti bruciori di stomaco, sensazione di pienezza, gonfiore e tensione addominale», puntualizza Anna, farmacista. «La “mala digestione” è un fenomeno sempre esistito ed è compreso tra i disturbi minori più frequenti trattati in farmacia, per il quale si ricorre sempre più spesso a trattamenti, anche erroneamente prolungati, con Otc e dispositivi». Se prima si associavano i disturbi digestivi ai postumi di abbuffate e giornate di festa, oggi sappiamo che le cause all’origine della dispepsia sono molteplici e possono dipendere sia dallo stato di salute generale del singolo paziente sia, spesso, dal suo stile di vita e dalla predisposizione genetica di ogni individuo. «La frequenza con cui si manifesta la dispepsia va di pari passo con molteplici fattori. Si va dal consumo frettoloso di cibi, che non permette la prima vera digestione che avviene in bocca a opera della saliva, alla scelta di alimenti eccessivamente elaborati o accidentalmente infettati da virus o batteri, passando per la predilezione di cibi grassi che rallentano la digestione. Senza dimenticare la presenza, in alcuni soggetti, di abitudini scorrette (fumo, alcool), eccessiva sedentarietà e carenze enzimatiche».

Nel mondo occidentale i disturbi legati alla “cattiva digestione” sono in aumento. L’importanza di modificare stili di vita stressogeni e abitudini alimentari scorrette sono oggi molto sentite dalla maggior parte dei pazienti. In Italia circa il 40% degli italiani soffre di disturbi digestivi. Tra le cause più gravi che portano a dispepsia negli ultimi anni si sono riscontrate ulcere gastriche, infezioni da helicobacter pylori e gastriti. Invece, una buona fetta della popolazione ha difficoltà a risalire alla causa del fastidio perché fatica a trovare una correlazione diretta con problemi metabolici (sovrappeso e obesità) o con l’uso continuo di medicinali per malattie croniche. «Con il susseguirsi sempre più ravvicinato degli episodi e l’aggravarsi della clinica, la dispepsia diventa evidente nonostante la sua difficoltà a essere riconosciuta, anche se in molti casi la diagnosi avviene ancora per esclusione di altre patologie».

Alle origini della patologia

La dispepsia è una patologia che si manifesta con dolore localizzato ai quadranti superiori dell’addome, spesso associato a senso di gonfiore, acidità, nausea e malessere generale. L’eziologia è multifattoriale e le cause possono anche essere interconnesse tra di loro. Alcuni studi sottolineano come la genetica e lo stile di vita influenzino e accentuino il fenomeno in molti soggetti. Infatti, alterazioni motorie dello svuotamento gastrico e della sensibilità nervosa sensoriale sono tra le cause più riconosciute nella genesi dei sintomi dispeptici. Un ritardo nello svuotamento gastrico e il mancato rilasciamento del fondo gastrico sono segni comuni nei pazienti dispeptici. Così come l’abitudine a consumare alimenti poco equilibrati (molti grassi o fritti, alcolici in grandi quantità o cibi altamente speziati) e in modo frettoloso.

Esistono, però, anche condizioni patologiche che, essendo presenti in modo latente oppure già note nel soggetto, possono portare all’esacerbazione dei classici sintomi. La dispepsia è una patologia plurieziologica e può essere classificata in:

  • idiopatica – quando l’indagine del disturbo porta a conclamarla come patologia funzionale dell’apparato digerente stesso e, dunque, non riconducibile ad alterazioni patologiche ben definite;

  • secondaria – dovuta ad alterazioni sottostanti o a patologie pregresse. Tra queste le malattie più frequenti sono quelle del tratto digestivo superiore, come alterazioni motorie del tratto gastroesofageo, reflusso acido, tumori gastrici e ulcere. Si aggiungono anche lesioni della mucosa gastrica dovute a farmaci, sindromi da malassorbimento, infezioni gastrointestinali e colon irritabile. Inoltre, da non dimenticare l’influenza di alcune patologie extra-intestinali, come patologie metaboliche (malfunzionamento della tiroide, diabete etc.), cardiocircolatorie e collagenopatie che, anche se non sembrano direttamente correlate, sono invece concause della dispepsia. L’obesità è un importante fattore di rischio, soprattutto se correlata ad altre patologie metaboliche, come anche l’infezione da Helicobacter pylori. Tra i farmaci, i più additati come lesivi del tratto gastrointestinale appartengono alla categoria dei Fans, primi tra tutti l’ibuprofene e l’acido acetilsalicilico, e ai cortisonici, soprattutto se somministrati per terapie lunghe e ad alti dosaggi.

Qualche dato

Se si escludono le patologie croniche, i disturbi digestivi sono tra le prime cause che spingono i pazienti a entrare in farmacia.
«Al banco le richieste di farmaci e consigli per problemi di mala digestione sono forse la prima causa di ingresso dei pazienti. Se patologie come influenza, raffreddore e allergie sono stagionali, i disturbi legati alla digestione sono presenti in tutti i periodi dell’anno. Da chi ha fatto un’abbuffata la sera precedente a chi è carente di enzimi digestivi, passando per chi è stressato e somatizza ogni emozione fino a chi, per lavoro o stile di vita, non mangia nel modo corretto. Sul mercato sono presenti un’infinità di prodotti, dagli Otc da prendere al bisogno per contrastare il sintomo ai dispositivi che fungono anche da protezione del cavo alimentare, fino a farmaci da prescrizione». La conferma di quanto riportato dal bancone della farmacia arriva dai dati ufficiali degli ultimi anni. Secondo il rapporto OsMed 2018 pubblicato da Aifa, infatti, i farmaci complessivamente venduti per curare patologie dell’apparato gastrointestinale e disturbi legati al metabolismo rappresentano la seconda categoria in termini di consumi (dopo i farmaci da prescrizione medica per patologie cardiovascolari) e la quarta per spesa farmaceutica pubblica. Anche nell’anno 2019 i farmaci per l’apparato gastrointestinale si sono posizionati in vetta alla classifica (Rapporto OsMed 2019), facendo registrare un trend pressoché stabile negli ultimi anni con un lieve aumento, con una richiesta maggiore al crescere dell’età e un mercato più attivo nella fascia d’età tra i 45 e i 74 anni. Da non sottovalutare, quindi, anche l’importanza dell’impatto economico di questo disturbo che aumenta di pari passo al consumo dei farmaci. Sebbene sia confermato un uso non continuativo di questi farmaci, secondo i dati i consumi per i disturbi gastrointestinali posizionano ai primi posti farmaci da prescrizione per la malattia da reflusso gastrico e per curare l’ulcera peptica. Stadi estremi di patologie che vanno fermate agli esordi, evidenziando l’importanza del monitoraggio a partire dai sintomi dispeptici.

Come si cura?

Questa patologia tende ad avere un andamento cronico e recidivante, con episodi di esacerbazione (molto spesso in concomitanza a forti stress psico-fisici) seguiti da periodi di quiescenza. Sebbene la patologia non comporti, se non in rari casi, esiti invalidanti, i fastidiosi sintomi e la clinica che ne deriva inficiano la qualità della vita di chi ne soffre, portando i pazienti a cercare rimedi veloci ed efficaci per stare meglio. Esistono molte classi di farmaci da banco che vengono in aiuto dei pazienti permettendo un sollievo dai sintomi, utili soprattutto quando la patologia si manifesta con episodi isolati e di media intensità. Dai procinetici agli antiacidi, passando dai protettori di mucosa come il sucralfato. Invece, in presenza di sintomi di intensità maggiore o di episodi prolungati, l’intervento del medico si rende fondamentale, così come un’analisi più approfondita di eventuali cause. Nell’attesa di indagare l’eziologia del disturbo, possono essere prescritti per dare sollievo al paziente farmaci che aumentano la motilità del tubo digerente, inibitori di pompa protonica e antisecretori H2 inibitori. Nei casi di sintomi esacerbati da componente emotiva, invece, possono essere prescritti ansiolitici e calmanti. Quando l’indagine rivela una marcata componente psicosomatica e il trattamento sintomatico di prima linea dovesse fallire, possono essere prescritti anche antidepressivi. Diminuire lo stress, così come regolarizzare l’ora dei pasti e le ore di sonno, permette di ridurre i fattori di rischio di insorgenza dei sintomi.
Per chi comincia ad accusare i primi sintomi di dispepsia è sempre raccomandato ridurre o eliminare alcool, caffè, farmaci gastrolesivi (quando possibile, o assumerli insieme a un gastroprotettore), cibi eccessivamente grassi e difficili da digerire e fumo di sigaretta.

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