Intervenire sui giovani, primo target per arrestare il trend in crescita del melanoma, il tumore cutaneo più aggressivo. In circa un decennio, il numero di nuove diagnosi ha fatto osservare un +40%, pari a 12.900 casi (“I Numeri del cancro 2025, AIOM-AIRTUM”) con un sensibile incremento tra i giovani.

Il melanoma negli under 30-40 si conferma uno dei tumori più frequenti. Occorrono strumenti di contrasto: investimenti in diagnosi precoce, informazione e sensibilizzazione, un governo più efficace della patologia, oggi sostenuto da tecnologie avanzate, farmaci innovativi efficaci e l’alleanza con il territorio. Istituzioni, farmacie, terzo settore, fondazioni e associazioni, solidali all’obiettivo di Euromelanoma Day 2026, un’iniziativa ventennale condotta da una rete di dermatologi europei che promuove e divulga informazioni sul percorso dei tumori cutanei dalla diagnosi, presa in carico, trattamento e cura al follow-up.

Innovativo nei suoi messaggi, anti-conformisti, quest’anno l’Euromelanoma Day, 11 Maggio, (in)centra sui giovani sforzi e energie. Forte il claim: “Bullshit, non ti fidare di quello che leggi sulla rete e sui social”, monito ad affidarsi a siti istituzionali e a professionisti della salute, tra cui le farmacie che hanno un ruolo importante di educazione e (in)formazione accreditata.

L’innovazione e la tecnologia diagnostica e terapeutica

Innovazione e tecnologie diagnostiche sono due i fattori che hanno cambiato radicalmente lo scenario del melanoma. Da un lato cresce il numero di nuovi casi, anche grazie alla diffusione di strumenti di diagnosi sempre più sensibili, come dermatoscopia, microscopia confocale e LC-OCT (Line-field Confocal Optical Coherence Tomography). Dall’altro aumenta la sopravvivenza, sia nei pazienti con malattia primaria sia in quelli con malattia metastatica.

«Con l’introduzione dell’immunoterapia e della terapia target – spiega Maria Concetta Fargnoli, direttore Scientifico dell’Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS di Roma – che rappresentano oggi l’approccio più innovativo ed efficace nel trattamento del melanoma, circa il 50-52% dei pazienti con malattia metastatica può ottenere un beneficio a lungo termine. Si tratta di una vera rivoluzione rispetto al passato, quando la sopravvivenza aveva una sorta di “soglia limite” di circa sei mesi dalla diagnosi. Grazie soprattutto all’immunoterapia e alla terapia target, alcuni pazienti raggiungono una remissione completa e molti diventano lungosopravviventi. La malattia può entrare in una fase di equilibrio e i pazienti convivono con essa in una condizione di cronicità e con una buona qualità di vita. Questo traguardo si deve in particolare all’immunoterapia, che oggi consente anche la combinazione di più farmaci con un’efficace gestione della malattia».

Innovazione e tecnologie diagnostiche sono state una vera rivoluzione rispetto al passato, quando la sopravvivenza aveva una sorta di “soglia limite” di circa sei mesi dalla diagnosi: con l’immunoterapia e la terapia target, alcuni pazienti raggiungono una remissione completa e molti diventano lungosopravviventi.
Innovazione e tecnologie diagnostiche sono state una vera rivoluzione rispetto al passato, quando la sopravvivenza aveva una sorta di “soglia limite” di circa sei mesi dalla diagnosi: con l’immunoterapia e la terapia target, alcuni pazienti raggiungono una remissione completa e molti diventano lungosopravviventi.

La strategia terapeutica dipende tuttavia dallo stadio in cui il melanoma viene diagnosticato. Nelle fasi più precoci il trattamento consiste generalmente nella sola asportazione chirurgica. Nei casi di malattia allo stadio II e III, in cui il tumore è rispettivamente localizzato nella sede primitiva o nei linfonodi, si procede con l’asportazione chirurgica associata alla biopsia del linfonodo sentinella e, successivamente, con una terapia adiuvante. Nella malattia metastatica, invece, l’approccio terapeutico prevede l’utilizzo di farmaci mirati. «Una delle strategie – prosegue Fargnoli – è rappresentata dalla terapia target diretta contro il gene BRAF, mutato in circa la metà dei melanomi. Questo trattamento è indicato nei pazienti che presentano tale alterazione, identificabile tramite analisi molecolare del tessuto tumorale».

La terapia target viene utilizzata in combinazione, attraverso l’associazione di inibitori di BRAF e MEK, una strategia che migliora l’efficacia rispetto alla monoterapia anti-BRAF e contribuisce a ridurre i fenomeni di resistenza al trattamento. L’immunoterapia, al contrario, può essere somministrata a tutti i pazienti, in monoterapia (con un singolo farmaco) oppure in combinazione, utilizzando due principi attivi che agiscono su diversi checkpoint del sistema immunitario. La cosiddetta combo-immunoterapia ha dimostrato un’elevata efficacia, con benefici sull’aumento della sopravvivenza e anche sulla riduzione delle metastasi cerebrali, sebbene a fronte di un possibile incremento della tossicità.

Nel melanoma metastatico, tuttavia, in Italia esistono alcune restrizioni prescrittive per la combo-immunoterapia, che non può essere utilizzata in tutti i pazienti. Le combinazioni più diffuse sono l’associazione ipilimumab-nivolumab e, più recentemente, nivolumab con l’anticorpo anti-LAG-3 relatlimab. Un’importante novità riguarda, inoltre, la malattia linfonodale metastatica. In questi casi l’immunoterapia può essere somministrata in setting neoadiuvante nei pazienti con melanoma in stadio III con interessamento linfonodale macroscopicamente evidente e operabile, attualmente disponibile in Italia attraverso la legge 648.

La strategia terapeutica dipende tuttavia dallo stadio in cui il melanoma viene diagnosticato. Nelle fasi più precoci il trattamento consiste generalmente nella sola asportazione chirurgica. Nei casi di malattia allo stadio II e III, in cui il tumore è rispettivamente localizzato nella sede primitiva o nei linfonodi, si procede con l’asportazione chirurgica associata alla biopsia del linfonodo sentinella e, successivamente, con una terapia adiuvante.
La strategia terapeutica dipende tuttavia dallo stadio in cui il melanoma viene diagnosticato. Nelle fasi più precoci il trattamento consiste generalmente nella sola asportazione chirurgica. Nei casi di malattia allo stadio II e III, in cui il tumore è rispettivamente localizzato nella sede primitiva o nei linfonodi, si procede con l’asportazione chirurgica associata alla biopsia del linfonodo sentinella e, successivamente, con una terapia adiuvante.

La somministrazione di pochi cicli di immunoterapia prima dell’intervento consente di ridurre la massa tumorale e di procedere poi all’asportazione chirurgica con un impatto minore per il paziente e con un potenziamento della risposta immunitaria. Questo avviene perché il trattamento viene effettuato in presenza del tumore, stimolando in modo più efficace la risposta del sistema immunitario.

Per quanto riguarda i vaccini, questi non rappresentano ancora una pratica clinica consolidata. Sono però in corso diversi studi sperimentali, tra cui un trial in setting adiuvante in associazione con immunoterapia, destinato a pazienti ad alto rischio con l’obiettivo di ridurre la probabilità di recidiva. I risultati preliminari sono promettenti, in attesa dei dati conclusivi. Nel frattempo, la ricerca continua a progredire su più fronti.

In ambito clinico resta fondamentale il ruolo della prevenzione primaria e secondaria, soprattutto nelle popolazioni ad alto rischio. Sul piano sperimentale si lavora invece all’identificazione di biomarcatori selettivi, capaci di individuare i pazienti più adatti a uno specifico trattamento, e allo sviluppo della biopsia liquida, che consente di ricercare biomarcatori precoci di recidiva potenzialmente rilevabili prima dell’evidenza radiologica. Una strategia che potrebbe permettere anche un’anticipazione terapeutica con interventi più mirati. Parallelamente sono in corso numerosi trial clinici finalizzati sia a potenziare l’efficacia dei farmaci sia a ridurne la tossicità.

La forza del territorio

Farmacie, Fondazioni, Associazioni pazienti sono in prima linea, impegnate prevalentemente in una azione divulgativa sull’importanza di fare prevenzione, targettizzata alla popolazione generale e ai giovani. Proattiva ed esempio virtuoso è la Regione Liguria in cui sono partite iniziative di sensibilizzazione e informazione, come “Insieme contro il melanoma”: un progetto iniziato quest’anno, promosso dalla Fondazione Alberto Castelli, sorta a seguito della morte per melanoma nel 2020 di colui a cui l’ente è dedicato, in collaborazione col Centro Oncologico Ligure (CoL) – Aps, sede di visite ambulatoriali specialistiche ed il sostegno della Fondazione Pallavicino. Missione dell’iniziativa: rendere la diagnosi precoce dermatologica accessibile alle persone in difficoltà economica, esenti per reddito, che diversamente avrebbero accesso tardivo al percorso di cura.

Per quanto riguarda i vaccini, questi non rappresentano ancora una pratica clinica consolidata. Sono però in corso diversi studi sperimentali
Per quanto riguarda i vaccini, questi non rappresentano ancora una pratica clinica consolidata. Sono però in corso diversi studi sperimentali

«Nel post-pandemia – chiarisce Michela Raspino, referente di Fondazione Castelli – abbiamo affiancato la divulgazione alla pratica clinica. Dal 2023 ad oggi, grazie alla collaborazione con il Col e agli ospedali genovesi siamo riusciti a offrire in presenza quasi 350 visite di screening gratuite alla cittadinanza. A fronte del numero importante di richieste per partecipare a questa giornata di prevenzione al melanoma prevista una volta l’anno, a Maggio in occasione dell’Euromelanoma day, da quest’anno abbiamo pensato a un progetto più ampio in cui Federfarma Genova ha avuto una parte divulgativa fondamentale».

Il progetto triennale intente erogare 900 visite dermatologiche gratuite, circa 300 all’anno, grazie al sostegno di donatori che hanno investito nell’iniziativa 63 mila euro, che verranno effettuate ogni terzo giovedì del mese, presso l’ambulatorio del CoL di Genova (Piazza dell’Olmo 6, quartiere Molassana), a pazienti, prevalentemente adulti, con fototipo 1 (pelle chiara a maggior rischio per melanoma) e altre condizioni di rischio, previa prenotazione ogni secondo lunedì del mese al numero 344 5728765.

«Abbiamo aderito a “Insieme contro il melanoma” con entusiasmo per il valore sociale e educazionale dell’iniziativa – commenta Giancarlo Boero, Vicepresidente di Federfarma Genova – che gratifica il ruolo del farmacista in una azione concreta di prevenzione. Da un lato “check-pointer” per ogni tipo di informazione, a partire dalla raccolta dei dati e selezione dei pazienti candidabili al progetto, dall’altro come promotore e “(in)formatore” sul melanoma grazie alla capillarità della farmacia sul territorio e alla fidelizzazione con i propri pazienti-clienti. Riteniamo, inoltre, di valore l’alleanza che genera il progetto fra diversi enti: Fondazioni, clinici, strutture ospedaliere, Istituzioni rappresentate nello specifico da Federfarma, solidali in un’ottica di continuità assistenziale ospedale-territorio, favorita dalla rete e dall’intesa della squadra».

Accanto alle visite, il programma sviluppa un’importante attività educativa finalizzata alla prevenzione: 30 incontri nelle scuole primarie e secondarie in tre anni, condotti da dermatologi, per sensibilizzare i giovani su fotoprotezione, rischi e riconoscimento delle lesioni sospette.

Il farmacista, un “ponte” cruciale con il dermatologo/oncologo

«Il farmacista ha un ruolo fondamentale nella prevenzione primaria – conclude la professoressa Fargnoli – nel consiglio ad esempio della più adeguata protezione solare e nel dare al cliente consigli appropriati sulla tipologia di filtro da adottare, sulle modalità di applicazione del solare e sulle corrette regole di esposizione al sole. Fondamentale è il contributo anche in ambito terapeutico dove il farmacista può favorire l’aderenza, soprattutto in caso di trattamenti orali o topici, qualora vengano impiegate delle creme, mentre in ambito oncologico, in virtù del rapporto di fiducia farmacista-paziente, laddove ne abbia le competenze, il farmacista con apposite domande può intercettare effetti avversi legati all’immunoterapia, ad esempio, come i rash cutanei che sono molto frequenti e indirizzare il paziente al consulto del medico di riferimento per una valutazione mirata».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here