L’età pensionabile si abbassa solo per noi

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È entrata in vigore il 25 marzo la legge di conversione del D.L. 1/2012 sulle liberalizzazioni, conosciuta come “Cresci Italia”.

Anche nella sua versione definitiva, il testo lascia poche aperture ai farmacisti e conferma la linea dura del Governo Monti.

Secondo le indicazioni del ministro Balduzzi, alcune necessarie modifiche potrebbero rientrare in un intervento normativo ex post atto ad armonizzare le novità del decreto con le norme già esistenti sulle farmacie, al fine di evitare imbarazzanti contenziosi.

Le integrazioni ai passaggi più ambigui potrebbero essere determinanti per il futuro della farmacia italiana. In particolare, sulla formalizzazione ufficiale dell’abrogazione della pianta organica, le recenti precisazioni del dicastero arrivano come una doccia fredda: tolto il principio della perimetrazione, viene trasferita al Comune la facoltà di individuare le zone nelle quali collocare le nuove sedi farmaceutiche, mentre sembra sia concessa la possibilità alle farmacie già aperte di spostarsi nel territorio del Comune di appartenenza senza più vincoli di sede, fatti salvi i 200 m della distanza e previo consenso degli enti deputati al controllo (Comune, Asl e Ordine professionale) cui spetterà il compito di valutare gli effetti dello spostamento sulla copertura del servizio.

Un’evidente illogicità ci pare l’introduzione dell’età pensionabile obbligatoria per i titolari di farmacia, anche se lo stesso Balduzzi ha garantito una modifica al testo con l’introduzione di una fase transitoria in cui saranno esclusi dal comma 17 i rurali sussidiati e saranno concessi 3 anni di tempo a tutti i titolari over 65 in modo che si possano adeguare al pensionamento forzato e nominare un direttore (senza verificare però se l’economia della farmacia possa sostenere questo esborso e senza dire cosa succederà in caso contrario: l’autorità costituita la metterà a concorso?).

Secondo fonti ufficiali, sono circa un migliaio i titolari con età superiore ai 65 anni che dovranno lasciare la gestione tecnica della loro azienda a breve.

E mentre la legge da un lato impone loro di cedere il timone a un più giovane collega, dall’altro permette la partecipazione al concorso straordinario a candidati con la stessa età, con la possibilità che se vincitori, debbano nominare un direttore già dopo il primo anno.

In linea generale siamo favorevoli al cambio generazionale, ma non crediamo che imporre un’età massima alla direzione possa risolvere i problemi della farmacia italiana; non cogliamo nessun pensiero liberista in questa norma, che si pone peraltro in evidente controtendenza con la volontà generalizzata di ritardare l’età del pensionamento.

Continuiamo a chiederci quale sia il motivo di tanto accanimento su un tema non certo essenziale nel processo di liberalizzazione del mercato del farmaco.

A chi giova tutto ciò? Non lo sappiamo, ma notiamo che per la prima volta nella storia della farmacia italiana la titolarità è stata scissa dalla conduzione professionale.

Sarà forse una prima apertura all’ingresso dei grandi gruppi economici nella proprietà delle nostre farmacie?

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