L’ipocondriaco e la farmacia

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L’ipocondria, la paura di contrarre o soffrire di una grave malattia, è un disagio psichico che ha una prevalenza nella popolazione tra l’1,3 e il 10%. La farmacia è un punto di riferimento importante per i pazienti ipocondriaci, ma gestire il rapporto con questi clienti non è sempre semplice

Da Michael Jackson a Barbra Streisand, da Woody Allen a Carlo Verdone, l’ipocondria è un disagio psichico vissuto, ma anche raccontato in grandi cult del cinema. Chi non ricorda il film “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” dove i due protagonisti Bernardo e Camilla – impersonati da Carlo Verdone e Margherita Buy – accompagnati da un magico sacchetto di farmaci “tra i più efficaci in commercio”, intessono una bizzarra amicizia con reciproche confidenze sulle proprie nevrosi, sintomi, pillole e terapie? Iconizzata in Argante, il celebre Malato immaginario di Molière, l’ipocondria è un disturbo che si manifesta negli uomini come nelle donne con una prevalenza compresa tra l’1,3% e il 10% della popolazione. L’ansia per la salute attanaglia la persona che ne soffre nel tormento martellante della preoccupazione ingiustificata di poter aver o di poter contrarre una grave malattia, preoccupazioni che persistono nonostante le rassicurazioni mediche e che la spingono a informarsi sulla presunta patologia, ad autoprescriversi esami e accertamenti, terapie farmacologiche e d’integrazione. In questo quadro psicopatologico, la farmacia diventa un punto di riferimento per questa tipologia di paziente. Ne abbiamo parlato con Annalisa Bello, psicologa esperta in Diagnosi e Riabilitazione Cognitiva, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.

banco

Facciamo un identikit della persona che soffre di ipocondria?

Il cosiddetto “malato immaginario” rivolge costantemente ed esageratamente la sua preoccupazione nei confronti di qualsiasi sintomo fisico anche lieve, che viene interpretato come segno di patologia tanto da versare in un importante stato di sofferenza al pari di altri disturbi di interesse organico. È così che l’ipocondriaco intraprende il suo agognato tour, collezionando ripetute visite mediche, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici e professionisti nel campo della salute, tra cui anche i farmacisti.

Ciò tuttavia serve ben poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica. Per esempio, un soggetto preoccupato di avere una malattia cardiaca non si sentirà rassicurato dalla ripetuta negatività dei referti medici, seguiterà a sottoporsi a nuovi esami, a cercare informazioni circa eventuali cause e trattamenti e a logorarsi da un pesante andirivieni da studi medici e da farmacie che tende a “svaligiare” per potersi rassicurare di avere il necessario prontuario medico e farmaceutico per gestire qualsiasi apocalittica evenienza!

L’ipocondriaco è una persona informata sulle malattie…

Se ne interessa, le studia, attingendo alle più disparate fonti – non ultima “Doctor Google”… – a costo anche di trascurarne l’autorevolezza e la scientificità, nel tentativo di trovare conferma ai propri sospetti. L’ipocondria spinge il paziente ad autoprescriversi esami e accertamenti, terapie farmacologiche e di integrazione, nella convinzione che i medici abbiano sottovalutato la sua sintomatologia, che abbiano trascurato di analizzare tutti i dati clinici a loro riferiti e che dunque siano giunti a conclusioni diagnostiche superficiali.

Quali possono essere le cause scatenanti di questo disagio psichico?

Le cause possono essere diverse. Le persone che ne sono affette in alcuni casi hanno sofferto per malattie gravi durante l’infanzia, proprie o di un familiare. Anche la morte di una persona cara può essere un fattore scatenante, così come altri eventi molto stressanti.

Come vede la farmacia la persona affetta  da questo disturbo?

Nella top ten dei luoghi rassicuranti, la farmacia segue, a breve distanza, l’ambulatorio medico. Trovare una buona farmacia per la persona ipocondriaca è un po’ come scoprire un bar in cui ci si sente a casa. La farmacia è una sorta di tempio, un posto sicuro per il soggetto ipocondriaco, tanto da riprodurlo, in miniatura, all’interno delle proprie mura domestiche, acquistando farmaci su farmaci. È il posto in cui abitano le rassicurazioni attraverso il consulto del camice bianco o per tramite del tanto ricercato blister di compresse della cui efficacia si è stati resi edotti dalla rete; è il porto sicuro dove approdare quando, nell’urgenza di dare immediata, seppur temporanea, significanza a quel colpo di tosse che ha appena debuttato in una mattinata in cui il proprio medico non è reperibile.

Come può il farmacista gestire al banco questa tipologia di clienti?

Il farmacista si trova a rivestire un ruolo molto delicato: è molto sottile il confine tra ciò che potrebbe rinforzare la condotta ipocondriaca e ciò che potrebbe, invece, incrinare il rapporto di fiducia con il proprio farmacista per essersi sentito invalidato nelle sue necessità e preoccupazioni. Il soggetto affetto da ipocondria è intrappolato in una spirale viziosa che non solo rende vani i tentativi di rassicurazione e le valutazioni critiche che esso rivolge alla propria condizione, ma, in più, si nutre di tali tentativi e valutazioni. Sarebbe consigliabile essere accoglienti e non giudicanti, ascoltare il paziente validandone i suoi timori e preoccupazioni senza assecondarli, non rassicurarlo sull’infondatezza delle sue preoccupazioni o sottolineare l’inutilità dei farmaci richiesti; potrebbe consigliargli di rivolgersi a uno psicoterapeuta, all’interno di uno spazio di ascolto in cui fornire informazioni circa l’ansia per la salute, magari con del materiale informativo a riguardo.

Come si può curare l’ipocondria?

Per ciò che riguarda il trattamento psicologico, la psicoterapia cognitivo-comportamentale è ritenuta a oggi la forma di intervento più efficace per affrontare con successo il disturbo d’ansia da malattia. Una psicoterapia breve, a cadenza di solito settimanale, in cui il paziente ha un ruolo attivo e, con il terapeuta, si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento che servano a spezzare i circoli viziosi dell’ansia per la propria salute, comprendendo cosa succede quando viene preso dall’ansia e quali sono i sintomi con cui essa si manifesta, imparando a razionalizzarli e gestirli in modo più sano e utile.

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