Potenzialità della terapia olfattiva sull’umore

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Aromaterapia

aromaterapia e umoreMolti testi divulgativi illustrano gli effetti olfattivi degli oli essenziali sulla qualità di vita della persone. Un’analisi dettagliata dei dati scientifici a disposizione consente di evidenziarne potenzialità e utilizzi certi

In letteratura esistono dati elettrofisiologici e comportamentali sugli effetti degli oli essenziali (d’ora in poi OE) come stimoli olfattivi sull’umore e la qualità della vita delle persone. I primi tendono a valutare gli effetti sull’umore in maniera indiretta, basandosi cioè su variazioni di endpoint psicofisiologici surrogati, i secondi si basano anch’essi su endpoint surrogati, ma di tipo comportamentale, quindi in qualche modo più vicini alle dimensioni che si desiderano misurare (ad esempio tempi di reazione, tempi di reazione motoria, velocità di elaborazione di input sensoriali ecc.). Rari sono invece i dati clinici. Le difficoltà di raggiungere delle conclusioni certe sugli effetti olfattivi degli OE sono dovute sia all’impossibilità di usare un controllo placebo negli studi clinici sia alla difficoltà di distinguere tra effetti dovuti alla specificità dello stimolo olfattivo e quelli derivanti dalla nostra personale valutazione dello stimolo olfattivo stesso.

Effetti fisiologici

Vari studi hanno analizzato il rapporto tra stimolo olfattivo e sistema neurovegetativo (9; 17), ma non è quasi mai possibile collegare in maniera rigida uno specifico OE a una attività psicologica. In un esperimento si è mostrato che l’inalazione di odori scelti e giudicati piacevoli dai soggetti (gelsomino, lavanda, rosa, arancio dolce, limone e menta piperita) sopprime la vasocostrizione simpatico-mediata, e riduce l’ipertensione arteriosa con meccanismo cerebrale superiore al tronco encefalico (19). Non è però possibile inferire da questi studi proprietà intrinseche degli OE, ma solo che gli odori piacevoli (e la piacevolezza può variare a seconda dei soggetti) hanno un effetto vasomotorio mediato a livello cerebrale.

Effetti elettrofisiologici

Altri esperimenti si sono concentrati sulle variazioni dei fattori neurologici. L’esperimento più famoso è quello di Torii e collaboratori (25; 24) e altri che hanno provato a duplicare l’effetto (7; 15; 21).  Nello studio, diversi OE furono valutati per misurarne l’effetto sulla variazione negativa contingente (CNV), che è l’evento neurologico che si presenta quando un soggetto sta aspettando che qualcosa succeda. Gli esperimenti hanno mostrato che alcuni OE riducono la CNV e che quindi sono dei potenziali sedativi o rilassanti. Altri OE invece aumentano la CNV e quindi potrebbero essere degli stimolanti.

I risultati tendono a confermare gli effetti attribuiti agli OE dalla letteratura aromaterapica, ma lo studio è stato criticato da due punti di vista: il primo è che la CNV non è un buon correlato della sedazione o della stimolazione, perché può riflettere la distrazione del soggetto, infatti stimoli molto forti possono essere distraenti e quindi ridurre la CNV (invece di aumentarla). Il secondo è che, come mostrato successivamente da Lorig e Roberts (13), le reazioni misurate dalla CNV sono fortemente influenzati dalle aspettative dei soggetti.

Gli autori infatti sottolineano che quando la natura dello stimolo olfattivo non sia riconoscibile, lo stesso odore suscita diverse CNV, a seconda di cosa il soggetto sia convinto di stare annusando; si è cioè capito che gli odori sono rilassanti, perché sono suggestivi di esperienze (immagini) rilassanti (12; 14).

Effetti comportamentali e cognitivi

Altri test misurano delle variabili comportamentali e cognitive (vigilanza, arousal, processazione di task ecc.) per desumere un’attività rilassante o stimolante.

Secondo Ilmberger e collaboratori (5) però gli OE sono percepiti in maniera differente da soggetti diersi, e questo comporta effetti differenziali sulle variabili comportamentali come ad esempio i tempi di reazione motoria. Inoltre esistono altri tipi di differenze intersoggettive che possono pesare sugli effetti olfattivi: nei test sull’attenzione la condizione di partenza è importante, infatti i soggetti che si dichiaravano distratti prima del test beneficiano maggiormente dell’inalazione rispetto a chi, già in partenza, è concentrato (23); le aspettative rispetto all’effetto della sostanza (che per definizione non può essere mascherata) modificano la motivazione e il comportamento (1). Anche i tratti di personalità e il genere sessuale sono stati implicati nel generare differenze di reazione all’esperienza olfattiva.

I ricercatori hanno mostrato che l’effetto degli odori sull’umore (rilassante o ansiogeno) dipende dalle condizioni ambientali di presentazione, dalle credenze personali dei soggetti (11), e dalle esperienze passate legate all’odorante (20).

Sugawara e collaboratori (22) hanno mostrato che le caratteristiche edoniche degli odori sono influenzate da eventi esperiti in altre modalità (4) e che dipendono dalla situazione emotiva al momento della “codifica” dell’odore. Infatti, una forte emozione nel momento della codifica di un odore ambientale può aumentare l’efficacia dell’odore come indizio per la memoria (3).

Un esperimento (10) ha mostrato che gli odori possono causare una particolare variazione fisiologica se associati a uno stimolo che causa questo cambiamento precedentemente.  Il condizionamento può essere molto rapido, anche dopo un solo appaiamento, e può avvenire anche inconsciamente (cioè senza che il soggetto avverta la presenza dell’odorante).

Conclusioni

È quantomeno prematuro parlare di una terapia olfattiva nei termini semplicistici avanzati in molti testi di aromaterapia. Diversamente da una sostanza che agisce per relazione diretta con una classe di recettori a livello del SNC con attività rilassante o stimolante, il fatto che gli OE, per agire, debbano essere esperiti rende estremamente complessa la valutazione dei risultati degli studi clinici. Entrano, infatti, in gioco effetti di mediazione cognitiva, di suggestione, di aspettativa, di condizionamento classico ecc., tutti ben conosciuti dai ricercatori nel campo della psicologia, secondo molto dei quali il contributo dell’odore è di natura evocativa ed ecologica, non intrinseca.

Quello che sembra possibile dire di certo è che:

  • non c’è dubbio che le fragranze possono evocare cambiamenti di umore e ridurre stati di stress, seppur in maniera non molto marcata, e possono causare una variazione fisiologica se sono stati previamente associati a uno stimolo che causa questo cambiamento, anche inconsciamente;
  • in generale gli odori non agiscono direttamente e specificamente, ma sempre attraverso le immagini a loro associate, e la loro valenza è determinata dai contesti in cui sono stati sperimentati;
  • la stessa fragranza porta a stati emotivi diversi, secondo le diverse esperienze cui è associata dal soggetto;
  • la posizione di un odore nella scala edonica è determinata dall’interazione dell’individuo con la propria cultura e la propria storia, varia al variare del tipo di lavoro (mentale o fisico) precedente, da eventi vissuti in altre modalità e dalla situazione emotiva al momento della “codifica” dell’odore.


Potenzialità e applicazioni

La proprietà di agire anche a livello subliminale permette applicazioni senza nessun livello di rischio.

  1. Gli odori possono essere usati per manipolare alcune variabili fisiologiche del sistema nervoso autonomo
  2. È possibile associare ad aromi dei momenti piacevoli, e utilizzare poi questa associazione in altre occasioni, oppure associare un odore ad una attività terapeutica (immunostimolazione, insulinoterapia), e richiamare l’azione terapeutica tramite l’odore in assenza di farmaco.
  3. Evidenza sia aneddotica che di ricerca clinica che l’aromaterapia:
    1. riduca ansia, tensione e dolore, sia per azione diretta che attraverso l’olfatto.
    2. possa migliorare i sintomi di pazienti sofferenti di dolori cronici (azione diretta e attraverso l’olfatto).
    3. abbia un’azione diretta sull’agitazione in pazienti con demenza.
    4. possa essere fonte di piacere sensuale e coinvolgimento in persone anziane
    5. Possa essere utilizzata per la personalizzazione della cura
    6. migliori memoria e qualità della vita

Marco Valussi

 

Tabella – OE e attività sul SNC (2; 8; 12; 15; 16; 17; 18; 26; 27)

OE Attività
Arancio amaro Rilassante Diminuzione latenza sonno, attività parasimpatomimetica e simpaticolitica
Basilico Stimolante CNV
Bergamotto Rilassante CNV
Camomilla romana Rilassante CNV
Camomilla tedesca Rilassante CNV
Eucalipto Stimolante CNV
Finocchio Stimolante Azione stimolante, riduzione stress ed affaticamento mentale
Gelsomino Stimolante Diminuzione tempo di reazione, CNV
Geranio Rilassante Riduce ansia riportata, CNV
Lavanda Rilassante Aumento tempo di reazione, CNV
Lemongrass Stimolante CNV
Limone Stimolante Facilita richiamo parole, riduce errori task mnemonici e frequenza errori di battitura, variazione nella frequenza cardiaca, CNV
Maggiorana Rilassante CNV
Melissa Rilassante CNV
Menta piperita Stimolante Aumento della vigilanza, dell’arousal e della velocità di processazione
Mughetto Stimolante Aumenta velocità di processazione
Palmarosa Rilassante CNV
Rosa Stimolante CNV
Sandalo Rilassante CNV
Timo Stimolante CNV
Ylang-ylang Stimolante CNV

Bibliografia

  1. Baron RA (1990) J Appl Soc Psychol; 20:368-384.
  2. Berg KH (1987) Dragogo Rep. 39:128-129.
  3. Herz RS (1997) Am J Psychol; 110(4):489-505.
  4. Hvastja L, Zanuttini L (1989) Perception; 18(3): 391-396.
  5. Ilmberger J, et al. (2001) Chem Senses 26: 239-245.
  6. Jellineck JS (1997) Cosmet. Toiletr. 112, 61-77.
  7. Kanamura S, et al. (1989) Chem Sens. 14:303-304.
  8. Karamat E, et al. (1992) Chem Senses, 17: 847.
  9. Kikuchi A, et al. (1991) Chem Sens. 16:183.
  10. Kirk-Smith MD (1983) Biol Psychol; 17:221-231.
  11. Knasko SC (1992) Chem Senses, 17(1): 27-35.
  12. Lorig TS (1992) In S Van Toller & GH Dodds (Eds.) The psychology and biology of perfume. London/New York: Chapman and Hall.
  13. Lorig TS e Roberts M (1990) Senses, 15, 537-545.
  14. Lorig TS e Schwartz GE (1989) Imagination, Cognition Personality, 8, 201-208.
  15. Manley, C.H. (1993) Critical Rev. Food Science and Nutrition. 33 (1): 57-62.
  16. Miyake Y, et al (1991) Senses, 16(4):183.
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  19. Nagai, M, et al. (2000) Neuroscience Letters 289:227-229.
  20. Robin O, et al. (1999) Chem Senses; 24(3): 327-335.
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  23. Sullivan TE, et al. (1995) Brain Injury, 9:641-646.
  24. Torii S et al (1991) In S, Toller & GH Dodds (Eds.) The psychology and biology of fragrance. London, Chapman and Hall.
  25. Torii, S., et al. (1988) in S. Toller, G.H., Dodd (Eds.) Fragrance: The psychology and biology of perfume. Elsevier Applied Science, London and New York.
  26. Warm JS, Dember WN and Parasuraman R (1990) Perfumer Flavorist, 15, 15-18.
  27. Warm JS, Dember WN and Parasuraman R (1991) J Soc Cosmet Chem, 42, 1999-2100.

 

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