Nel quotidiano, il valore del cambiamento di significato del concetto di salute (da assenza statica di malattia ad attività dinamica di promozione del benessere individuale e collettivo) implica una sfida sempre più complessa, nella quale anche il farmacista di comunità ricopre il ruolo di protagonista al fianco degli altri operatori sanitari, ancor più con il manifestarsi dell’emergenza dovuta a Sars-Cov-2. Tale impegno è certamente orientato a rispondere alla sfida di modernizzare l’assistenza sanitaria, per renderla sostenibile e accessibile ai cittadini, preservandone i principi fondanti di universalità, uguaglianza ed equità.

Per esigenza di sintesi, riepilogo di seguito i 3 livelli di prevenzione in ambito sanitario:

  • prevenzione primaria, che si rivolge a tutta la popolazione con l’obiettivo del controllo dei determinanti di malattia; tendenzialmente, è indirizzata a tutta la popolazione oppure a sotto-popolazioni, comunque in condizione di salute, attraverso interventi specifici e mirati (per esempio, profilassi vaccinale, educazione sanitaria, misure di igiene);
  • prevenzione secondaria, che si rivolge tendenzialmente alla popolazione a rischio con l’obiettivo di massimizzare l’anticipazione diagnostica di patologie che possono essere ancora silenti e senza alcuna manifestazione clinica espressa (per esempio, programmi di screening, valutazione rischio cardiovascolare, valutazione nutrizionale);
  • prevenzione terziaria, che si rivolge alla sola fascia di popolazione malata con l’obiettivo di ridurre l’impatto negativo della patologia in oggetto, ripristinando in parte le funzioni dell’organismo, attenuando complicanze e probabilità di recidive [per esempio, programmi di riabilitazione (medica, psicologica, sociale) e monitoraggio riduzione disabilità].

Passando alla realtà quotidiana collegata ai livelli di prevenzione menzionati, non possiamo non citare la sempre più strutturata profilassi vaccinale promossa nella farmacia di comunità (Sars-Cov-2, influenza, Herpes Zoster in Regione Marche). Si tratta di prevenzione primaria in origine come procedura sanitaria emergenziale e oggi consolidata e normata con previsione di estensione nelle leggi sanitarie regionali in ulteriori fasce di popolazione (vaccinazione anti-pneumococcica e anti-papilloma virus) in un prossimo futuro.

Altro esempio collegato a prevenzione secondaria, invece, è lo screening per le ricerca del carcinoma colon-retto, attraverso l’indagine di primo livello sulla presenza di sangue occulto nelle feci, proposto dalle singole Regioni, in soggetti con età compresa tra i 50 e 69 anni. Ecco di seguito un passaggio quotidiano non insolito al banco della farmacia: “Buongiorno dottore, quest’anno ho ricevuto nuovamente la lettera dalla Regione che mi propone di effettuare la raccolta delle feci per lo screening del carcinoma del colon-retto. Le dico la verità, 2 anni fa l’ho cestinata, ma quest’anno ci farei un pensierino! Cosa ne dice dottore?” – “Buongiorno a lei. Per prima cosa ringrazio di avermi interpellato. Le rispondo proponendole una domanda: è disposto a effettuare gratuitamente un’indagine non invasiva, sicura e con ottima sensibilità che ha come obiettivo la massima anticipazione diagnostica di una patologia molto seria e che, per giunta, può essere ancora silente e senza alcuna manifestazione clinica espressa nell’organismo? Se vuole bene a se stesso, a chi le vuole bene e a chi si prende cura della sua salute, la risposta non potrà che essere una sola, e auspico affermativa, o sbaglio?”

In Italia, nel 2023, le diagnosi di patologie oncologiche sono aumentate raggiungendo 395.000, con mortalità però in calo. Due trend con andamento opposto, ben documentati da “I numeri del cancro in Italia 2023”, rapporto curato dall’Associazione italiana di oncologia medica, dall’Associazione italiana registri tumori, dall’Osservatorio nazionale screening, dal sistema di sorveglianza Passi (Iss) e dalla Società italiana di anatomia patologica e di citologia diagnostica, presentato nello scorso dicembre presso l’Istituto superiore di sanità. Delle diagnosi di tumore (208.000 uomini e 187.000 donne), i dati mostrano incremento di più di 4.000 unità nel confronto con il 2022 e di oltre 18.000 rispetto ai 3 anni precedenti. Il timore di un’ondata di nuovi pazienti nel periodo post-pandemia era più che fondato. La forma di tumore più diagnosticata è stata il carcinoma della mammella (55.900 casi), seguito da quello del colon-retto (50.500), polmone (44.000), prostata (41.100) e vescica (29.700). Le stime lasciano prevedere un incremento delle diagnosi anche nei prossimi 2 decenni: in media l’1,3 % negli uomini e lo 0,6 % nelle donne.

Se è vero, come è vero, che competenza professionale, capacità di comunicazione personalizzata e accoglienza sono le peculiarità della farmacia territoriale, allora è più che mai necessario rafforzare la consapevolezza dell’importanza della prevenzione in ambito sociosanitario territoriale, dove la prossimità è la chiave di successo delle procedure sanitarie e degli investimenti a esse connessi. Non esiste bacchetta magica: le percentuali di accettazione e coinvolgimento dei cittadini agli screening oncologici preventivi e, tra questi, quello della ricerca del carcinoma colon-retto (attualmente intorno al 40% come media nazionale, con massimi al 42% per il Centro-Nord e minimi al 38% nelle regioni del Sud), possono essere efficacemente incrementate anche attraverso l’opera meritoria di promozione al banco delle farmacie italiane, ancor più considerando che la gestione dello screening del carcinoma colon-retto è attività su base volontaria della singola farmacia e per giunta contemplata tra i servizi professionali coerenti e riconosciuti nella legge della farmacia dei servizi.

L’accesso facilitato e di prossimità, anche nei confronti dei diversi livelli di prevenzione presso la farmacia di comunità, non produce solamente effetti positivi sulla potenzialità di guadagno in salute del singolo individuo, ma certamente anche sulla collettività, inducendo riduzione delle disuguaglianze sociosanitarie con beneficio virtuoso sulla sostenibilità di tutto il sistema. Per concludere, proprio in tema di prevenzione, desidero riproporre alcuni concetti significativi, attraverso le parole espresse da Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti taliani, in occasione della ricorrenza per il 45° anniversario della nascita del Ssn, celebrata nello scorso dicembre: «La tutela di un universalismo reale e compiuto, che è la vera ricchezza del nostro Servizio sanitario, non può che passare dal rafforzamento dell’assistenza sul territorio, cioè laddove convergono i principali bisogni di salute delle persone. Dall’istituzione del Ssn, la piramide demografica si è ormai invertita, con sempre più anziani con patologie croniche che avranno sempre maggior bisogno di cure a lungo termine e di assistenza di prossimità e sempre meno giovani che sostengono la produttività del Paese. Il che suggerisce anche l’esigenza, non più rinviabile, di porre la prevenzione al centro nella sanità del futuro, a garanzia della sostenibilità del sistema, oltre che del miglioramento dello stato di salute della popolazione».

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