Annarosa Racca: il risparmio parte dalle farmacie

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In un’Italia dove le famiglie rinunciano alle spese per le visite mediche (- 25,3%, 110 euro risparmiati) a causa della crisi degli ultimi anni (cfr. Studio Confindustria, 2015) e dove, nel corso degli anni di crisi, oltre sette famiglie su dieci (71%) hanno modificato quantità e qualità dei prodotti acquistati, arrivando quasi a eliminare le spese per visite mediche, analisi cliniche e radiografie (ISTAT 2013), la farmacia può rappresentare un esempio concreto di come l’erogazione di un servizio in più possa creare risparmio e liberare risorse. Quest’ultimo aspetto l’abbiamo approfondito con Annarosa Racca, presidente di Federfarma, incontrata in occasione del convegno “Tra appropriatezza terapeutica e logiche di bilancio: dalle evidenze gestionali ai nuovi driver assistenziali” tenutosi a Roma.

Annarosa Racca

Presidente Racca, si è parlato di modelli organizzativi per migliorare l’appropriatezza, l’aderenza alle terapie, togliere sprechi e migliorare servizi. In che modo la farmacia può contribuire al risparmio?

Il risparmio parte dalle farmacie. Come ha rilevato l’assessore all’economia Massimo Garavaglia, presidente del Comitato di Settore Regioni Sanità della Conferenza delle Regioni, esiste la possibilità di recuperare risorse per finanziare il rinnovo della convenzione farmaceutica, citando il servizio di prenotazione delle prestazioni mediche.

Si apre la prospettiva di aggiornare la convenzione nazionale delle farmacie, scaduta nel lontano 2001?

L’assessore Garavaglia ha espresso la volontà definendo “assolutamente possibile” rinnovare la convenzione con le farmacie. Una convenzione che, affidando alle farmacie nuovi servizi,  permetterà allo Stato di razionalizzare le terapie, curare meglio i malati ed effettuare risparmi diminuendo gli sprechi.

In che modo?

Prendiamo ad esempio il servizio del Cup. Se alle persone viene data la possibilità, di prenotare la prestazione nella farmacia più vicina, quella di pagare il ticket e ritirare anche il referto, il servizio porterebbe non solo a risparmi di costo, ma anche di controllo su quella percentuale (circa il 18%) di prenotazioni cui poi non segue la prestazione. Molto può migliorare se noi diamo un report ai medici di medicina generale, alla Regione. È intuibile che la disponibilità di alcuni presidi, la Regione può diminuirla o aumentarla a seconda del fabbisogno delle persone.

Il farmacista ha un ruolo nell’aderenza terapeutica?

Certamente. Prima di tutto perché c’è cattiva educazione all’uso dei farmaci, basti pensare all’informazione non corretta che viaggia su internet. In farmacia spendiamo la nostra giornata a spiegare alla gente come, se, e quando usare i farmaci e tutte le interferenze con altri farmaci. Stiamo portando avanti progetti sul diabete con il controllo degli strumenti misuratori, il rilevamento del punto dove le persone si fanno l’iniezione, tutto servizi che migliorano l’aderenza terapeutica.

Un’ultima parola sui farmaci ad alto costo e i tetti di spesa?

Abbiamo dimostrato che quando i farmaci ad alto costo vengono dati alla farmacia c’è un grande risparmio. Non si può certo parlare di appropriatezza nella distribuzione diretta che ha dimostrato tutti i suoi limiti e quindi cerchiamo di ridare al territorio quello che può fare veramente, in termini di risparmio. Sui tetti, infine, è stato fatto allora un grandissimo errore: non si poteva diminuire del 25% il tetto della farmaceutica, perché era chiaro che non ci si stava dentro. Bisogna arrivare di nuovo a dei valori correnti.

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